INDICE:
- Indifferenza, un fenomeno complesso
- Giusta distanza o difesa?
- Immersi nel flusso degli input
- Un segnale che chiede attenzione
- Domande, presenza
(4 minuti di lettura).
-
Indifferenza, un fenomeno complesso
Indifferenza è una parola che spesso evoca immagini di freddezza, disinteresse o mancanza di sensibilità; raramente intendiamo come un complimento dire che una persona è indifferente. Eppure, se ci fermiamo a riflettere, scopriamo che l'indifferenza è un fenomeno molto più complesso di quanto appaia a prima vista.
Non è amore, ma non è nemmeno odio; non è attrazione, ma nemmeno rifiuto. È una forma di distanza emotiva, un allontanamento che porta a non sentirsi coinvolti, a non partecipare, a non investire energie in una persona, una situazione o un evento.
Da dove nasce questa distanza? Cosa può insegnarci su noi stessi?
-
Giusta distanza o difesa?
Nel corso della storia, studiosi e pensatori hanno osservato l'indifferenza da prospettive differenti. In alcuni casi è stata considerata una forma di equilibrio interiore: la capacità di non lasciarsi travolgere dagli eventi esterni; in altri, è stata vista come una strategia di difesa, una risposta alla sofferenza, alla delusione o al sovraccarico emotivo.
Probabilmente entrambe queste letture contengono una parte di verità.
Nella vita di ciascuno di noi esistono momenti in cui prendere le distanze è necessario, non possiamo essere emotivamente disponibili per tutto e per tutti, sempre. Abbiamo bisogno di confini, di pause e di spazi nei quali recuperare energie e lucidità. Il problema nasce quando il distacco diventa una modalità abituale di stare al mondo e nelle relazioni.
-
Immersi nel flusso degli input
L'epoca attuale è caratterizzata da una quantità di stimoli senza precedenti: ogni giorno riceviamo messaggi, notifiche, richieste, notizie e contenuti che competono per catturare la nostra attenzione. Siamo costantemente informati su ciò che accade nella vita delle persone che conosciamo e, spesso, anche di quelle che non conosciamo affatto.
In questo flusso continuo, il rischio è di distrarci e, anche, di assuefarci.
Quante volte scorriamo rapidamente il feed di un social network? In pochi minuti possiamo passare dalla foto di una vacanza a una notizia di guerra, da un compleanno a una tragedia umanitaria, da una riflessione profonda a un video divertente. Tutto si mescola, tutto scorre velocemente e, a lungo andare, può diventare difficile fermarsi davvero su qualcosa.
Non perché siamo persone insensibili, ma perché la nostra mente e il nostro sistema emotivo hanno dei limiti: il Sistema Nervoso, la struttura fisiologica predisposta a raccogliere gli input che arrivano dall’esterno attraverso i cinque sensi, quando è iper-stimolato ha bisogno di ridurre lai percezione.
L'indifferenza, in questi casi, rappresenta una forma di protezione. Quando tutto sembra urgente e importante, quando gli stimoli sono troppi, il nostro mondo interiore, a iniziare da quello fisiologico, cerca un modo per difendersi dall'eccesso.
Anche nelle relazioni personali possiamo osservare dinamiche simili.
Pensiamo a una persona che, dopo una forte delusione affettiva, smette progressivamente di investire nelle relazioni. All'esterno può apparire distante o disinteressata, in realtà, dietro quel comportamento potrebbe esserci il timore di soffrire nuovamente.
Un altro esempio è quello di un professionista che trascorre le giornate ad ascoltare problemi, richieste e bisogni altrui. Dopo mesi o anni di partecipazione emotiva, potrebbe accorgersi di reagire con crescente distacco, non necessariamente perché non gli importi delle persone, ma perché le sue risorse interiori si stanno esaurendo.
-
Un segnale che chiede attenzione
In questi casi, l'indifferenza non è il problema. È il segnale di qualcosa che chiede attenzione.
Lo psichiatra e sopravvissuto ai campi di concentramento Viktor Frankl scriveva: "Tra lo stimolo e la risposta esiste uno spazio. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere la nostra risposta." Questa riflessione ci ricorda che possiamo imparare a osservare ciò che accade dentro di noi prima di reagire automaticamente, anche l'indifferenza può essere esplorata in questo modo: non come una colpa da eliminare, ma come un segnale da comprendere.
Quando ci accorgiamo di essere distanti, possiamo chiederci: che cosa sto cercando di proteggere? Da quale emozione mi sto allontanando? Quale bisogno sta emergendo? Cosa sto percependo come “troppo”?
-
Domande, presenza
Spesso la crescita personale non nasce dalle risposte immediate, ma dalla qualità delle domande che siamo disposti a porci.
Per questo motivo può essere utile fermarsi periodicamente a riflettere:
- In quali situazioni mi sento emotivamente distante?
- Con quali persone tendo a disinvestire più facilmente?
- Quali emozioni provo quando mi chiudo agli altri?
- Sto cercando di proteggermi o sto evitando qualcosa?
- Cosa mi aiuterebbe a restare presente senza sentirmi sopraffatto?
Sono domande semplici solo in apparenza, in realtà aprono uno spazio di consapevolezza che può trasformare il nostro modo di vivere le relazioni.
Perché essere in relazione non significa essere sempre disponibili, così come non significa dire sempre sì, né rispondere immediatamente a ogni messaggio o partecipare a ogni conversazione.
Essere in relazione significa portare presenza.
La qualità di una relazione non dipende dalla quantità delle interazioni, ma dall’attitudine con cui scegliamo di esserci. Possiamo essere continuamente connessi e sentirci lontani, possiamo parlare molto e ascoltare poco, possiamo accumulare centinaia di contatti e sperimentare ugualmente un senso di solitudine.
Lo scrittore e filosofo Martin Buber sosteneva che la vera relazione nasce quando incontriamo l'altro come un "Tu" e non come un semplice oggetto della nostra esperienza. Questo richiede attenzione, ascolto e disponibilità a lasciarci toccare dall'incontro.
Forse è proprio qui che si colloca una delle grandi sfide del nostro tempo.
Non quella di essere sempre presenti, sempre raggiungibili o sempre coinvolti, piuttosto quella di recuperare una presenza autentica e consapevole, che sappia distinguere tra il bisogno di proteggersi e la tendenza a chiudersi. Una presenza che ci permetta di restare in contatto con gli altri senza perdere il contatto con noi stessi.
L'indifferenza, allora, può diventare un'occasione di crescita, può invitarci a rallentare, ad ascoltarci e a comprendere meglio i nostri bisogni più profondi, può aiutarci a riconoscere dove stiamo mettendo distanza e perché.
Perché ogni relazione significativa, prima ancora di essere un incontro con l'altro, è un incontro con la parte più autentica di noi stessi. Ed è da lì che nasce la possibilità di esserci davvero.
Leggi anche "Il Mosaico del Ben-Essere". e "Semplice ... Presenza".