"VOLERSI BENE, un VIAGGIO"

21 Set 2025

  • di Milena Screm
  • /
  • Counseling

INDICE

  • Chiarezza e breve storia
  • Volersi bene, un viaggio
  • La ricerca su questo tema
  • I punti chiave del volersi bene
  • Come sviluppare questo atteggiamento

 

Chiarezza e breve storia

Voler bene a se stessi, cosa significa,

Amor proprio?

Egoismo?

Narcisismo?

Niente di tutto questo.

Alla fine degli anni ’80 e negli anni ’90, in alcuni ambienti si era invitati a volersi bene come strategia funzionale alla propria felicità; echeggiavano frasi come “Ti DEVI voler bene!” , un imperativo sui sentimenti verso se stessi.

Da un lato in questa esortazione era racchiuso qualche cosa di saggio, ma la perplessità era in come attuare autenticamente questo invito; gli sforzi volontà autoimposti  sono attività mentali, non coinvolgono in modo funzionale la necessaria parte emotiva sincera, al contrario suscitano ambivalenza.

Sono trascorsi millenni dai miti greci e qualche decennio dall’onda New Age, che  è passata in secondo piano e hanno avuto poi più rilievo la Psicologia Umanistica e le Neuroscienze, soprattutto nel cammino di chi cercava il senso della Vita attraverso lo sviluppo della consapevolezza, una ricerca sul senso del percorso della Vita, oltre alle professioni.

 

Volersi bene, un viaggio 

L'amore per se stessi è difficile da definire e da misurare, richiede essere auto esplorazione, ricerca, scoperta di se, fatte con accoglienza, aspetti non facili ai quali educarsi in una cultura che per secoli ha generato modelli severi, rigidi, punitivi  o, come in questo momento, ci vuole performanti. Una parte delle scienze umane e psicologiche iniziò a fare ricerche su questo argomento arrivando a stabilire che era utile una definizione chiara, dei criteri per stabilire dei punti fermi di osservazione, una ricerca che fosse funzionale a fornire strumenti e strategie di miglioramento, pur tenendo conto delle fluttuazioni naturali che gli esseri umani hanno nella loro vita interiore.

Volersi bene è un vero viaggio che richiede ascolto, autenticità, impegno e molto altro, a seconda della personalità, educazione, chimica del cervello e altre circostanze uniche. Per i sopravvissuti ai traumi infantili, o per le persone emarginate, l'amore di se può essere particolarmente importante e, al tempo, stesso difficile da sviluppare.  Per ogni essere umano,  nel principio di realtà, possono essere necessari anni, o addirittura decenni, per accettare e amare quanto più possibile le diverse parti di se stessi.

Aldilà degli eventi biografici e dei meccanismi psicologici soggettivi, un altro fattore importante, sia per questo argomento che per molti altri della crescita e dell'autorealizzazione personale, è il condizionamento, oggi molto diffuso, sul "non sentire". L'uso prematuro ed eccessivo delle tecnologie è un potente rinforzo all'anstesia interiore, inoltre oggi siamo esposti in modo pervasivo al flusso  della comunicazione - connessi 24 ore su 24 -; all'eccesso di stimoli il Sistema Nervoso risponde difendendosi con l'impermeabilità. Volersi bene si attua anche stabilendo alcuni confini funzionali a tutto questo, limitando al necessario l'uso delle tecnologie e le abitudini che ne derivano; è possibile essere al passo con i tempi e con quello che offrono senza farsene fagocitare.

Lo stile di vita, le abitudini, le attitudini – non gli sforzi di volontà – sono le chiavi di un rapporto affettivo sano con il caleidoscopio di aspetti che vivono dentro noi stessi.

 

La ricerca su questo tema

Il comportamento umano “voler bene a se stessi”, e l’ovvia influenza che ha sul tema della stima di se, è stato trascurato dalla ricerca scientifica fino a pochi decenni fa. Attualmente una psicologa svizzera, di formazione umanistica, Ewa Henschke sta realizzando ricerche e indagini su questo argomento, con numerose pubblicazioni sui dati ricavati.  Un progetto analogo è in corso all’Università del Wisconsin, Madison (USA), dove un team di ricercatori, guidati dal dottor Bruce Barrett, ha individuato collegamenti significativi tra la qualità dell’amore per se stessi e la qualità della salute e del benessere mentale.

L’equipe dell’Università del Wisconsin ha messo a fuoco un orientamento diverso nella definizione di amore di sé stessi, rispetto alla forma tradizionale “amor proprio”, ritenendo più adatti i termini “auto accettazione” e  “auto compassione”. Inoltre, la dottoressa Henschke ha individuato tre attitudini, misurabili nel grado di funzionalità o meno, che consentono di avere dei punti di riferimento:

  • Auto-contatto,  prestare attenzione a se stessi, ascoltare ciò che si prova;
  • Auto-accettazione, accoglienza delle diverse parti di se stessi;   
  • Cura di sé, atteggiamento di attenzione ai propri bisogni, di rispetto e protezione di se stessi.

Ognuno di questi tre punti apre riflessioni su molti altri argomenti, noi umani siamo creativamente complessi e dinamici, interiormente. Una cosa è certa: informazioni teoriche e sforzi di volontà non bastano a determinare un cambiamento nella qualità del contatto con se stessi, nell’accettazione di se, nel prendersi cura.  C’è un viaggio di compiere, ha tappe e non ha una stazione d’arrivo finale definitiva, è un cammino che nessuno obbliga a fare, che però infonde un senso profondo alla propria esistenza, oltre a contribuire alla salute psico-fisica.

 

Come sviluppare questo atteggiamento

Ancora gli anni ’80: un gruppo religioso americano diede vita a un approccio, tutt’oggi seguito, il pensiero positivo che, in sintesi, invitava a cancellare dalla propria mente i flussi mentali negativi e a sostituirli con la positività. Indubbiamente il dialogo interiore della mente umana è denso di tante tinte, ed è altrettanto vero che la fiducia in se stessi e la resilienza non si comperano al supermercato. A questo si aggiunge che l’approccio positività vs negatività, alimenta una mindset rigida, che divide e tenta di separare i pensieri, mentre la crescita interiore autentica si basa sulla riduzione del giudizio discriminante e l’accoglienza equanime, ogni parte di noi merita un posto a tavola

Le tecniche, a volte, stuzzicano l’illusione di poter abbreviare i tempi, o di trovare scorciatoie, per qualcosa che, nel principio di realtà, richiede un percorso, un tempo non definito, impegno, accompagnamento. E altro ancora.

Nell’approccio pensiero positivo mancano parti essenziali che, oggi, come ci insegnano le Neuroscienze, sono la via regia per arrivare autenticamente a interiorizzare: il corpo, la fisiologia, le emozioni.

Quindi come sviluppare una miglior qualità della relazione con se stessi, più amichevole/amorevole?

Abbiamo un corpo: serve a muoverci, a fare, a sperimentare; ogni tanto è necessario prestargli orecchio con attenzione e gentilezza, sentire, accogliere. Il senso dell’identità personale, in questo modo, ha radicamento nella materia concreta, la carne.

Abbiamo una fisiologia: non solo esegue le funzioni che servono a mantenerci vivi e fare cose, regola anche le nostre percezioni, il senso che diamo alle cose, i livelli di pensiero. Un po’ di conoscenza di come funzioniamo è utile a gestire alcuni aspetti corporei e, con loro, emozioni, pensieri.

Abbiamo flussi di sensazioni e sentimenti che attraversano il corpo, risposte soggettive alle esperienze che viviamo, fissano la memoria, sono loro che ci fanno sciogliere davanti a un panorama, ascoltando un brano musicale, guardando un’opera d’arte, toccando la pelle della persona che amiamo. Ogni emozione ha una funzione, sono risorse di Intelligenza Emotiva.

Se il corpo ci limitiamo a usarlo, come fosse una macchina, se alla fisiologia non badiamo tranne quando abbiamo un disturbo, se le emozioni le dividiamo in positive e negative e lottiamo con le seconde, … è utile sviluppare gentilezza e amicizia per ognuna di queste parti, non grazie a sforzi cognitivi, ma imparando tecniche, avendo pazienza con se stessi, coltivando i fiori del proprio giardino.

Ewa Henschke invita a sintonizzarsi con se stessi, praticando tutto questo, essere aperti a ciò che s'incontra nel mondo interiore. Ogni parte di se stessi, pensieri, sentimenti, sensazioni, merita accoglienza e benevolenza, anzichè giudizio, pur con un senso critico assertivo. Prendersi cura in tutte le dimensioni, il corpo, l'interiorità, lo spirito, gli aspetti relazionali e sociali, imparare a incontrare se stessi con un atteggiamento di profonda democrazia, questo favorisce l'accettazione di sè e il volersi bene incondizionato.

 

AMORE dopo AMORE

"Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
le fotografie, le note disperate,
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

per un altro e che ti sa a memoria.
per tutta la vita, che hai ignorato
allo straniero che ti ha amato
Rendi il cuore a se stesso,
Offri Vino. Offri pane.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

e dirà: Siedi qui. Mangia.
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
nel tuo proprio specchio,
alla tua porta,
saluterai te stesso arrivato
in cui, con esultanza,

Tempo verrà."

Derek Walcott

 

 

 

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