"LA RELAZIONE D'AIUTO, IL COUNSELING, I PROCESSI EDUCATIVI"

20 Ago 2025

  • di Santi Laganà
  • /
  • Counseling

Il termine che ovunque nel mondo indica la Relazione di Aiuto è Counseling.

La semplice traduzione in italiano di tale termine di origine inglese, non trova pieno riscontro nella lingua madre; potremmo provare ad utilizzare il termine consulenza, ma in italiano tale traduzione non ha riscontro ontologico nella lingua inglese; quindi preferiamo continuare a chiamare la Relazione d'Aiuto Counseling.

Nel Counseling la relazione si stabilisce in un rapporto soggetto – soggetto.

Questo comporta che l’approccio diventi un incontro esistenziale ed educativo in cui il processo educativo coincide con il progetto educativo; non solo ma nella sua processualità fenomenologica ed esperienziale lo strumento non è l’aspetto tecnologico ma il professionista, il suo esserci, il suo con – esserci.  Il Dasein ed il Mit – Dasein di fenomenologica memoria. Essere e tempo di Martin Heiddeger, Essere nel mondo di Ludwig Binswanger).

 

Il clima e lo svolgimento non è strutturato, programmato o avviene con distacco emotivo ma è su base emotiva, è elastico ed avviene con maggiore coinvolgimento e partecipazione.

Ed è per questo che la modalità di intervento è utilizzata come filosofia ed attitudine verso la vita e non come tecnica.

Questo comporta che l’origine del Counseling risiedere all’interno di paradigmi interdisciplinari di carattere filosofico – pedagogico - psicologico - sociologico – antropologico.

 

Conseguentemente l’alleanza nel Counseling scoraggia il transfert consapevolizzandolo momento per momento.

Ed allora il problema dell’utente non è un caso da studiare e risolvere ma è un’esperienza soggettiva unica; questo significa che l’osservazione non è specifica, valutativa, giudicante di sindromi ma è centrata sulle modalità relazionali tra l’utente e il professionista.

Quindi il sintomo non è la malattia da eliminare o il comportamento da modificare ma è la motivazione a crescere, quindi ad apprendere.

La crescita non avviene perciò con la scomparsa del sintomo o la modifica del comportamento ma è conseguente ad una maggiore consapevolezza.

 

Per quanto riguarda la responsabilità viene data direttamente all’utente man mano che essa cresce.

Questo comporta in ultima analisi che la persona, l’utente è attiva nel processo di Counseling.

La relazione e la comunicazione di Counseling si sposta dunque dai contenuti del discorso o del programma al processo in corso tra il professionista e l’utente, quindi al vissuto immediato relazionale; tale vissuto ci permette di cogliere il senso profondo dell’esperienza fenomenologica.

 

In definitiva, come afferma Donatella Di Cesare (filosofa e saggista) nel suo scritto "La parola salvifica della filosofia", dove scrive:

“… uno dei motivi fondamentali dell’ermeneutica consiste nel dialogo e nell'ascolto dell’altro, nell'assunzione che l’altro possa avere ragione, e che questo equivale ad una vera e propria socratica cura dell’anima …”.

Su questo versante sappiamo che il termine esperimento deriva dal latino experiri = sperimentare, saggiare.

Infatti viene definito esperimento una prova, o un’osservazione fatta allo scopo di confermare o confutare qualcosa di dubbio in modo particolare quando è lo sperimentatore stesso a stabilire le condizioni in cui il fenomeno in questione deve verificarsi; le operazioni o le azioni effettuate allo scopo di scoprire principi o effetti sconosciuti o di verificare, stabilire, dimostrare la veridicità di alcune proposizioni possibili o note; test pratico, dimostrazione.

Ma la definizione sopra citata non appartiene al modo di esperire in Counseling, al modo di esperire fenomenologico; il colloquio d'aiuto, il Counseling è sperimentale momento per momento nella misura in cui si prefigge di provare a vedere cosa succede.

In definitiva all'utente si insegna come sperimentare se stesso.

 

Anche la parola esperienza, deriva, come il termine esperimento, dallo stesso vocabolo latino experiri = sperimentare.

Ma il vocabolario la definisce precisamente in questo senso, cioè il nostro vivere realmente uno o più eventi.

Lo scopo è quello di educare l’utente ad avvertire il proprio essere pronto a

L’esperienza quando è effettiva, genera apprendimento, educazione.

L’utente quando lascia il Counseling ha imparato, secondo il più genuino spirito dell’ermeneutica, la sua grande possibilità creativa che significa poter ritrovare in se stesso i poteri straordinari dell’infanzia: la spontaneità, l’immaginazione, la capacità di impegnarsi totalmente nell'esperienza, il candore di un’apertura ingenua e fiduciosa alle molteplici occasioni della vita.

Il compito del professionista in definitiva si limita a far iniziare il processo che una volta mobilitato è autosufficiente; ciò gli consente di aprirsi alla sperimentazione della veridicità dell’osservazione di Paulo Freire (pedagogista Brasiliano) per cui nessuno educa nessuno.

 

Ma allora quali sono le caratteristiche che deve possedere il professionista nel Counseling?

Si tratta di apprendere, in particolare, il ritmo della relazione, i tempi dell’intervento, l’attenzione non solo ai contenuti, ma ai processi e ai tempi dell’apprendimento.

Non pochi interventi educativi falliscono non perché siano “errati” dal punto di vista contenutistico, ma perché precoci o ritardati.

 

Di fronte a quest’ultima riflessione mi torna in mente il kairòn gnòti ( * ), come elemento costitutivo di ogni competenza educativa in Counseling.

Il professionista deve apprendere a discernere il tempo giusto di ogni intervento.

Il tempo “giusto” viene determinato dalla qualità della relazione educativa, cioè dal programmare nel processo educativo e non fuori da esso; questo significa che tale qualità risulta dalla recettività e dall'interesse dell’utente e dalla disponibilità e dall'interesse del professionista.

L’equazione personale è della massima importanza in Counseling, dal momento che il professionista può lavorare soltanto attraverso se stesso. È pertanto essenziale che questo “se stesso” sia uno strumento efficace.

Questo ci consente di dire che il Counseling non è per qualcuno, ma con qualcuno.

Come dice Fritz Perls (psicoterapeuta tedesco), abbiamo lasciato da tempo il paradigma: “ti sto dicendo ciò di cui hai bisogno” e l’abbiamo sostituito con “sto ascoltando cosa vuoi”.

Il professionista, parafrasando M. V. Miller, non è un grande scienziato, ma è più simile ad un critico letterario, ad un artista che dice: “io rispetto ciò che tu hai, ma potresti usarlo meglio di quanto fai”.

Dottor Santi Laganà, Pedagogista Counselor della Gestalt Supervisore Didatta

( * ) Nella sua Accademia, Platone riteneva fondamentale che i suoi alunni studiassero la geometria, perchè riteneva che questa materia aprisse la mente al mondo delle idee, poichè le figure geometriche sono forme definite dal frutto del pensiero. Secondo Platone esisteva un mondo aldilà del cielo, l'Iperuraio, ove risiedono le idee che consentono di creare il mondo delle cose.

 

Per maggiori informazioni sulle attività di Insight e/o per chiedere supporto nella scelta del percorso più adatto compila il modulo presente in questa pagina. Per conoscere tutte le opzioni di contatto clicca sul pulsante qui sotto:

Contattaci

Entriamo in contatto

Se hai domande, dubbi o richieste in merito ai nostri servizi e/o alle nostre iniziative, ti invitiamo a compilare il modulo qui sotto. Ti risponderemo nel più breve tempo possibile.

Inviando il modulo dichiari di aver letto, compreso ed accettato la nostra informativa sul trattamento dei dati personali.