La Compassione
La compassione è un'emozione profonda e universale che ci connette a un momento fondamentale della nostra umanità: quella capacità unica di comprendere e i sentimenti degli altri e che ci spinge a “fare” qualcosa.
Questa virtù, spesso sottovalutata, gioca un ruolo cruciale nella creazione di un mondo più gentile, empatico, solidale, rispettoso.
Definizione di Compassione
La compassione può essere definita come la capacità di percepire il dolore o la sofferenza degli altri e rispondere con gentilezza, empatia e, soprattutto, con azioni di supporto. Essa non è limitata alla compassione per gli esseri umani, ma si estende a tutte le forme di vita, dimostrando rispetto per l'interconnessione con tutte le creature viventi.
La compassione, al contrario di quanto si pensa in modo banale, è soprattutto “azione”.
Una scintilla che ci può spingere a un desiderio forte di cambiare una situazione negativa, soprattutto quando la percepiamo negli altri.
I Benefici della Compassione
La compassione non è solo un'emozione nobile, essa porta con sé una serie di benefici psico-fisici significativi, sia per chi la riceve che per chi la pratica.
Un riferimento molto forte a questo potere benefico della compassione, lo ritroviamo, per esempio, nella tradizione Biblica: Atti degli Apostoli 20:35, dove leggiamo:
“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”
Ecco di seguito alcuni dei benefici legati alla pratica della Compassione:
Migliora le relazioni interpersonali:
La compassione aiuta a costruire relazioni più profonde e significative con gli altri, favorendo un senso di fiducia e connessione.
Riduce lo stress: Sperimentare e praticare la compassione può ridurre il livello di stress, poiché favorisce un atteggiamento positivo e una prospettiva più ottimistica della vita.
Aumenta il benessere emotivo: La compassione promuove un senso di realizzazione personale e di felicità, poiché ci connette ai bisogni degli altri e ci permette di sentirsi utili.
Promuove la salute mentale: La compassione è associata a una maggiore resistenza psicologica e alla riduzione dei sintomi di ansia e depressione.
Fa del mondo un posto migliore: Le azioni compassionevoli possono avere un impatto significativo sulla società nel suo complesso, contribuendo a ridurre l'ingiustizia sociale e a promuovere il benessere collettivo.
Come Coltivare la Compassione
La compassione è un'abilità che può essere coltivata e sviluppata fin da bambini.
Si apprende attraverso l’esempio e la diffusione di “modelli compassionevoli” e si allena grazie a delle pratiche costanti.
Di certo non viene “calata” dal cielo senza un impegno costante e personale…
Un’intera generazione di persone, ne può godere dei benefici se, e soltanto se, l’ha praticata e appresa.
Ecco alcune strategie per allenarla:
Pratica la gentilezza: Fai piccoli gesti di gentilezza quotidianamente, come tenere la porta aperta per qualcuno o fare un complimento sincero. Queste azioni possono cominciare a rafforzare la tua abilità di “sentire” la compassione per “metterla in atto”.
Coltiva l'empatia: Cerca di metterti nei panni degli altri per cercare di capire i loro sentimenti e i loro punti di vista. L'empatia è uno dei pilastri fondamentali della compassione.
Esercita l’ascolto attivo: Quando qualcuno si rivolge a te con un problema o una preoccupazione, ascoltalo attentamente e senza giudizio. Mostrare interesse genuino per le esperienze degli altri è un segno di compassione, semplice ma potente.
Pratica l'autocompassione: Non trascurare mai l'importanza di essere compassionevole verso te stesso. Tratta te stesso con gentilezza e comprensione quando affronti difficoltà personali.
Fornisci aiuto concreto: Quando hai l'opportunità, offri il tuo supporto in modo pratico. Anche un piccolo atto di assistenza può fare una grande differenza nella vita di qualcuno.
Come vedremo è il punto di confluenza tra empatia e compassione che, in questo modo, producono (assieme) un’azione concreta.
Il legame tra compassione ed empatia
La compassione non è soltanto una semplice “buona disposizione” verso il nostro prossimo. Non è solo un “generico buonismo”. Anzi.
Mi sono chiesto tante volte che cosa spinse il buon samaritano, protagonista della parabola narrata da Gesù nel Vangelo di Luca, ad aiutare uno sconosciuto…
Cosa lo spinse a fermarsi ad aiutare una persona appartenente a un popolo con cui non avrebbe dovuto avere relazioni.
Cosa lo spinse ad aiutare una persona non solo sconosciuta ma che, tra le altre cose, avrebbe “dovuto odiare” con tutto se stesso.
Si trattava, secondo ciò che gli era stato insegnato, di due mondi diversi che si dovevano disprezzare a vicenda.
In realtà il Samaritano è stato protagonista di una vera e propria “progressione dell’empatia”.
L’empatia, infatti, è quella particolare competenza emotiva, solo in parte innata, ma che si può anch’essa allenare e perfezionare, che ci consente di metterci dal punto di vista degli altri pur mantenendo la consapevolezza che il nostro stato emotivo è diverso da quello delle altre persone.
L’empatia ci consente di metterci dal punto di vista degli altri, comprendendone gli stati d’animo. Ma è anche una competenza emotiva complessa e articolata che si manifesta in diversi passaggi che, nel dettaglio, sono:
- Empatia cognitiva
- Empatia emotiva
- Preoccupazione empatica
L’empatia cognitiva ci consente di comprendere come gli altri vedono il mondo, cosa pensano e quali sono i loro modi interpretativi della realtà. In questo stadio, comprendiamo gli altri ma, molto spesso, non riusciamo a capire quello che provano… e ci fermiamo solo a un ascolto parziale. Comprendiamo che c’è qualcosa che non va, ne siamo dispiaciuti…ma ci fermiamo a questo.
Nella fase dell’empatia emotiva possiamo stabilire una “connessione” da cervello a cervello, e questo ci fa vivere una sensazione emotiva forte, molto profonda, quasi “chimica”, di quello che sentono gli altri. L’empatia emotiva è vissuta anche con delle importanti sensazioni “fisiche” che ci consentono di provare quello che stanno provando gli altri.
In questa fase avviene quindi un vero e proprio rispecchiamento con l’altro, grazie al sistema dei neuroni specchio che attivano, nei nostri circuiti cerebrali, le stesse emozioni che stanno vivendo gli altri.
Queste due fasi dell’empatia sono decisive per percepire il mondo degli altri, per comprenderlo meglio.
Ma questo non è sufficiente ad entrarci dentro (nel mondo degli altri!) e a spingerci a fare qualcosa (per loro).
Il segreto dell’atteggiamento del Samaritano è che arrivato a praticare il terzo stadio della dimensione empatica, quella che Daniel Goleman ha definito la “preoccupazione empatica o compassionevole”.
In questa dimensione non solo ci fermiamo a riconoscere il mondo dell’altro, a identificarci mentalmente con lui, a sentire le sue preoccupazioni…
Ci spingiamo oltre.
Ci sintonizziamo completamente con il nostro interlocutore e comprendiamo anche come possiamo aiutare la persona che ci sta davanti. Questa è la fase nella quale abbiamo maggiori probabilità di passare all’azione.
Questa progressione, che di solito viviamo grazie alla “preoccupazione empatica” che si costruisce uno dei fondamenti del vivere sociale (e quindi civile), di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno: la sensazione forte che qualcuno sia disposto a prendersi cura di noi, a sostenerci, ad accudirci, a preoccuparsi per noi.
Conclusioni
La compassione è una competenza umana straordinaria che può portare amore, gioia e guarigione sia agli individui che alla società nel suo insieme. Coltivarla richiede pratica e impegno costante, ma i benefici che comporta sono inestimabili.
Quando impariamo a essere compassionevoli verso gli altri e verso noi stessi, contribuiamo a costruire un mondo più gentile e solidale, dove l'empatia e la comprensione sono le forze trainanti.
E’ la compassione che può riconsegnarci il senso di profondo della nostra umanità.
E per questo va ricercata e coltivata a tempo e fuor di tempo.