L'Impegno Educativo per Rendere più Sani gli Ambienti Digitali

01 Feb 2024

  • di Giuseppe Sferrazzo
  • /
  • Counseling

Negli ultimi anni si parla molto di educazione digitale.

Soprattutto a seguito dei drammatici eventi che vedono protagonisti adolescenti e giovani, la nostra società sembra aver riscoperto un problema che, in realtà, esiste già da qualche anno, da quando, cioè, Internet è entrato nelle nostre vite, trasformandole profondamente.

E’ importante notare che si parla di educazione digitale.
Se è vero che le parole sono importanti allora, in questo caso sono fondamentali.

La parola decisiva è proprio “educazione”.

Infatti fa riferimento alla formazione dell’individuo, tramite il trasferimento di valori e principi destinati a diventare la base della sua futura vita, personale e sociale. Si tratta di un “processo” grazie al quale i valori fondamentali, quelli che “sedimenteranno” per sempre nella vita dell’individuo, guideranno anche le sue possibili scelte future.

L’educazione digitale non può essere solo un “elenco” di regole.
Certo, le regole sono importanti ma, senza un processo costante di educazione, capace di “permeare” in profondità le nostre vite, le regole quasi sempre non bastano e la loro efficacia rischia di diventare solo una sequenza di “cose da fare”.

Ecco perché fare educazione digitale vuol dire avere consapevolezza che il mondo odierno è costituito da “ambienti digitali” che sempre di più si stanno allineando con la nostra vita, nella quale siamo immersi, ci muoviamo, decidiamo, interagiamo, parliamo.

Ed è all’interno di questi “ambienti” che è necessario imparare a muoversi e a vivere nel modo più etico ed equilibrato possibile, proprio come succede negli ambienti “reali” della società per noi più conosciuti e consueti.
 

Cos’è l’educazione digitale

Ogni giorno, tutti noi entriamo in contatto con le tecnologie digitali o con le novità della Comunicazione in Rete. Ogni giorno viene creata una nuova applicazione, un software o una funzionalità per i nostri dispositivi e questo ci costringe a confrontarci con il mondo digitale.
Sappiamo benissimo quanto tiene testa, in questi ultimi mesi, il dibattito relativo all’Intelligenza Artificiale e agli àmbiti (sia pratici che etici) di sviluppo e applicazione.

Non c’è area delle nostre vite che si possa dire esente da influssi e coinvolgimenti:
lavoro, famiglia, vita privata, formazione ed educazione, salute, uffici pubblici, tempo libero e sport, arte.

Le risorse e le opportunità che la Rete ci fornisce ogni giorno, potenzialmente, possono essere davvero enormi. Per certi versi innegabili.

Purtroppo, la velocità con cui la tecnologia si è evoluta e si è affermata è stata talmente alta che ha creato un grosso gap di consapevolezza (e di educazione) tra le diverse generazioni. Le nuove generazioni cosiddette “generazioni Z”, i nativi digitali nati dopo il 2004, vivono in una realtà per la quale gli adulti e i genitori, i cosiddetti “immigrati digitali”, non hanno avuto una precedente significativa esperienza digitale.
Questa è già una prima forma di gap.

 

Virtuale è reale, ormai


Sappiamo bene che le tecnologie e gli ambienti digitali, se utilizzati in modo poco etico ed opportuno possono avere un impatto negativo sul benessere psico-fisico sia del singolo individuo che di quest’ultimo inserito in un contesto sociale o professionale.

L’educazione digitale può essere definita come un insieme strutturato e coerente di “azioni e iniziative” educative, che hanno come obiettivo finale quello di fornire agli utenti della Rete (le persone) degli strumenti, sia pratici che teorici, per utilizzare in modo più consapevole ed etico gli ambienti digitali.
Gli utenti del Web, grazie all’educazione digitale, possono acquisire non solo le opportune competenze tecniche ma, anche e soprattutto, la consapevolezza e la responsabilità necessarie per vivere al meglio i contesti positivi e le opportunità della Rete.

Grazie all’educazione digitale è possibile imparare a “vivere” la Rete con spirito critico e rispetto e, ovviamente, ad usare quotidianamente tutta una serie di “buone prassi” nelle nostre relazioni digitali.
L’obiettivo principale è quello di creare, partendo proprio dai giovani e dai giovanissimi e grazie al supporto (e alla formazione degli adulti), un forte senso dell’inclusione e del rispetto, concedendo così una diversa e più alta “qualità” alle nostre azioni in Rete.
Perché le “buone regole” del vivere sociale non valgono solamente nella dimensione “reale” della nostra vita. Oggi gli ambienti digitali, seppur virtuali nella loro teorica impostazione, sono percepiti sempre più “reali” da tutti noi e, soprattutto, sono “molto reali” nelle loro conseguenze sulle nostre vite.

Il filosofo italiano di fama mondiale, Luciano Floridi, negli ultimi anni ha coniato l’espressione onlife, per indicare che la dimensione che viviamo ogni giorno è ormai un mix perfetto di VITA e ONLINE. Appunto, virtuale è reale.

 

L’importanza dell’educazione digitale

Sono la cultura e l’educazione, e non i dispositivi, a “creare” i nuovi abitanti degli ambienti digitali. Cosa è successo qualche anno fa, quando le nostre vite, personali e professionali, sono state “invase” dal digitale?
Una grossa parte di un'intera generazione di adulti, professionisti, educatori, genitori, ha creduto di poter misurare la “qualità” della presenza in Rete solo “riducendola” alla tecnologia.
Il semplice “gesto” di possedere uno smartphone o un tablet non ci rende “edotti e istruiti”, così come il fatto di avere una macchina in garage non certifica automaticamente che siamo bravi (e prudenti) guidatori, così come possedere un’arma da fuoco non significa saperla usare.
In tutti questi casi, sappiamo benissimo che tutti noi siamo chiamati a compiere un percorso educativo, che spesso presuppone impegno – studio – esami finali.

Ebbene durante la nostra quotidianità siamo sempre più “accaniti” navigatori in Rete, siamo fruitori delle risorse che in essa troviamo e, cosa più importante, in questa epoca siamo noi stessi “creatori” di contenuti… per la prima volta nella storia della Comunicazione, ognuno di noi è un “potenziale creator” di contenuti.

E’ proprio questa peculiarità della Comunicazione digitale, quella di essere autori e fruitori (cosa che non accadeva prima dell’avvento del Digitale!), che ci costringe ad essere “cittadini digitali” educati e consapevoli.



I passi dell’educazione digitale

Certo l’educazione digitale deve essere concretamente vicina alle evoluzioni della tecnologia e dei dispositivi. E’ anche questo ciò che bisogna considerare.
Dobbiamo cercare di conoscere da vicino le innovazioni ed essere informati su quello che succede attorno a noi dal punto di vista tecnologico.

Dall’altra parte non dobbiamo dimenticare l’umanità che pervade il mondo digitale, componente decisiva.

Ci viene chiesto di essere attenti nell’applicazione della cosiddetta regola delle “3 R”, Rispetto, Responsabilità e Reputazione.

1) Abbiamo bisogno di educare al Rispetto, cioè di alimentare quel “sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli”, questa è la definizione secondo il Dizionario Treccani OnLine.

2) Abbiamo bisogno di educare alla Responsabilità, cioè di capire che ogni azione, OGNI AZIONE, anche quelle online, hanno SEMPRE delle conseguenze.

3) Abbiamo bisogno di considerare che il bene più prezioso della nostra presenza online è la Reputazione; ogni persona ha il diritto di avere una credibilità e un’immagine garantite, rispettate e protette.

E’ necessario un vero “percorso educativo” che prenda spunto da questi concetti, che sono molto concreti, per giungere poi anche a un uso più consapevole e sicuro dei dispositivi in quanto tali.

Perché si deve pensare a un percorso e non a delle semplici  azioni?
Non sarebbe più semplice proibire? Negare?

Non credo che un percorso esclusivo di proibizione potrebbe aver senso.
Senza un “cammino” di sensibilizzazione e di educazione, che inizia già in famiglia e a scuola, sarà davvero complicato proibire nel tentativo di farsi comprendere.
 

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