GLI ACCORDI NEL RAPPORTO DI COUNSELING

01 Nov 2015

  • di Dakshina Stefania Orsi
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  • Counseling

Chiarezza e trasparenza nella gestione del setting professionale, a iniziare dagli accordi tra counselor e cliente

di Dakshina Stefania Orsi

Nella visione di Carl Rogers, compito del counselor è fin dai primi incontri porre le basi per un rapporto autentico, aperto, partecipativo, empatico; mostrarsi trasparente, vero, per favorire l'accesso alle stesse qualità anche nel cliente. Parlando delle condizioni essenziali al rapporto di counseling, egli scrive: “Il primo elemento potrebbe essere chiamato genuinità, autenticità o congruenza. Quanto più il terapeuta è se stesso nel rapporto, senza facciate professionali o personali, maggiore è la probabilità che anche il cliente cambi e cresca in modo costruttivo” (C. Rogers, A Way of Being, Houghton Mifflin, Boston, 1980).

La congruenza o trasparenza include sia la capacità di essere consapevole della propria esperienza interna, sia la volontà di comunicare e condividere all'altro quanto sta appunto accadendo “dentro”. Questa attitudine nei confronti del cliente e della relazione si manifesta anche come bisogno di chiarezza, e fin dal primo incontro si possono iniziare a porre solide basi in questa direzione. In quest'ottica, definire insieme al cliente un contratto di lavoro è passo fondamentale e necessario. Infatti più trasparenza ci sarà in queste prime battute della relazione, maggiori possibilità ci saranno per un rapporto aperto e limpido.

Il contratto di counseling consiste nel concordare con il cliente in modo chiaro, comprensibile e verificabile, quelli che sono i termini della relazione professionale, ossia gli obiettivi di lavoro, le modalità operative, i tempi e la durata, la frequenza, i costi e gli accordi finanziari. Innanzitutto attraverso il contratto, cliente e counselor definiscono insieme il progetto di cambiamento. È un incontro paritario, in cui il cliente è un soggetto attivo e partecipativo che viene sostenuto nel chiarificare la propria richiesta e a riformularla in obiettivi concreti. Fin da subito quindi si instaura un rapporto non direttivo, in cui le soluzioni non vengono somministrate “dall'alto”, bensì realizzate insieme. Nel definire obiettivi di lavoro si rinforzano le reciproche responsabilità e si delineano punti di riferimento per successive verifiche lungo il percorso. Il counseling è infatti per definizione un percorso breve e questo richiede un monitoraggio dei passi svolti, che sarà tanto più efficace quanta più chiarezza c'è stata all'inizio. Naturalmente, gli obiettivi possono sempre essere rielaborati se emergono nuovi temi che il cliente vuole esplorare e ricontrattati esplicitamente, grazie ad una comunicazione aperta e, appunto, “non trattenuta”.

Oltre a rendere il cliente consapevole del percorso che andrà a fare e ad assumersi la responsabilità della propria crescita, accordi trasparenti ed espliciti permettono al counselor di delineare i confini e le peculiarità del proprio intervento, di metterne in luce le caratteristiche distintive e le competenze rispetto ad altre professioni. Permettono inoltre di chiarire le modalità di collaborazione col cliente, ad esempio per quanto riguarda disdette di appuntamenti, rispetto della privacy, puntualità, eccetera.

Il tempo dedicato al contratto è anche il tempo della delucidazione sulle modalità di intervento. Infatti, soprattutto per quanto riguarda la mediazione corporea, è opportuno esplicitare la possibilità di libera espressione, l'accoglimento delle emozioni, l'attenzione rivolta al sentire il corpo, modalità che, date per scontate o non delucidate, potrebbero mettere in difficoltà il cliente. Nell'articolo “Contratti terapeutici impliciti ed espliciti”, Jerome Liss, fondatore della Scuola Biosistemica, approfondisce questi aspetti, notando ad esempio come un cliente “impreparato” ad un approccio corporeo possa opporre resistenza ad una richiesta di “far partecipare il corpo” o “dare espressione corporea” a quanto espresso verbalmente, mettendo in atto una sorta di braccio di ferro con il counselor che può far insabbiare la relazione.

Infine, il contratto di counseling chiarisce le modalità di conclusione del rapporto, come scelta elaborata da counselor e cliente insieme (solitamente in un paio di sedute di completamento) alla verifica del raggiungimento degli obiettivi. Ancora una volta, rendere esplicito e trasparente il percorso, anche nel suo concludersi, ha sul cliente un effetto rilassante e di empowerment che facilita lo sviluppo di una relazione di counseling positiva e propositiva. In sostanza, gli accordi disegnano la cornice che definisce lo spazio fisico e mentale in cui avviene l'incontro, un'intesa che crea confini puliti, all'interno dei quali il cliente può iniziare ad esplorare se stesso in tutta sicurezza, sentendosi contenuto, rispettato e protetto.

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