Ascoltare sembra una cosa semplice. Eppure quante volte diciamo di ascoltare qualcuno, mentre in realtà stiamo già preparando la risposta? Una persona parla e noi pensiamo a cosa dire dopo. Oppure cerchiamo una soluzione, formuliamo un giudizio, confrontiamo quello che ci viene raccontato con una nostra esperienza...
INDICE:
- La relazione al centro
- Ascoltare con gli occhi dell’altro
- L’altro non è un problema da risolvere
- L’ascolto come spazio
- Quando l’ascolto diventa comunicazione
- Una relazione che può generare cambiamento
- Ascoltare è un modo di prendersi cura
Vuoi ascoltare l'articolo letto dall'autrice? Clicca qui.
Quante volte ci è capitato di sentirci dire: «Ma… mi stai ascoltando?».
E quante volte, magari, siamo stati noi a pronunciarla?
Ascoltare sembra una cosa semplice. Qualcuno parla, noi sentiamo e, naturalmente, pensiamo a quello che sta dicendo; ma spesso la nostra mente fa un passo avanti: mentre l’altro parla, noi iniziamo già a pensare a cosa rispondere.
È un meccanismo naturale, il problema è che, così facendo, rischiamo di ascoltare solo a metà.
A complicare le cose ci sono i nostri filtri: pregiudizi, aspettative, interpretazioni personali. A volte attribuiamo alle parole dell’altro significati che non erano nelle sue intenzioni; altre volte, semplicemente, la conversazione non ci interessa e la mente prende un’altra strada.
Poi ci sono le emozioni. Possono aiutarci a entrare in sintonia, ma anche occupare tutto lo spazio disponibile; basta pensare a quando qualcuno ci fa un’osservazione che ci tocca nel vivo: improvvisamente siamo molto più concentrati sul difenderci che sul capire cosa l’altra persona stia davvero dicendo.
Insomma, sentire non significa necessariamente ascoltare.
Nel Counseling Rogersiano l’ascolto assume un significato molto più profondo: è un modo di stare nella relazione. È attenzione autentica verso l’altro, senza intenzione di correggerlo, interpretarlo o indirizzarlo verso una soluzione che abbiamo già in mente.
Carl R.Rogers, psicologo statunitense e fondatore dell’Approccio Centrato sulla Persona, ha messo la relazione al centro del processo di cambiamento. Nel suo pensiero, tre condizioni hanno un ruolo fondamentale: empatia, accettazione incondizionata e congruenza, da parte del counselor.
L’ascolto profondo nasce proprio dall’incontro di queste condizioni.
Ascoltare con gli occhi dell’altro
Per Rogers, essere empatici significa cercare di comprendere il mondo dell’altro dal suo punto di vista, senza confonderlo con il nostro.
È una differenza sottile, ma fondamentale.
Posso ascoltare una persona che mi racconta di avere paura e pensare: «Non c’è motivo di avere paura»; oppure posso provare a comprendere che, per quella persona, quella paura è reale e importante.
Non significa darle ragione, piuttosto riconoscere la sua esperienza soggettiva.
Rogers descrive l’empatia come la capacità di comprendere il mondo interno dell’altro «as if you were the person», come se fosse il nostro, senza però perdere il “come se”.
È proprio quel "come se" a fare la differenza: posso avvicinarmi all’esperienza dell’altro senza appropriarmene.

L’altro non è un problema da risolvere
Nella vita quotidiana siamo spesso orientati alla soluzione. Un amico ci racconta una difficoltà e noi suggeriamo cosa dovrebbe fare; un familiare esprime un disagio e cerchiamo subito di rassicurarlo; un figlio racconta una paura e rispondiamo: «Non devi preoccuparti».
Sono reazioni comprensibili e spesso nascono da buone intenzioni.
Qualche volta, però, ciò di cui l’altro ha bisogno non è una soluzione, ha bisogno di essere ascoltato.
Nel Counseling Rogersiano questo atteggiamento si lega all’accettazione incondizionata: la persona viene accolta senza essere ridotta al suo problema, al suo comportamento o alla nostra valutazione di ciò che sta vivendo. È un modo per comunicare, anche senza dirlo esplicitamente, "Puoi essere qui così come sei; non devi prima diventare diverso per poter essere ascoltato."
L’ascolto come spazio
Qui emerge anche una dimensione filosofica.
Socrate, attraverso il dialogo, non si proponeva semplicemente di trasmettere risposte; il dialogo socratico nasceva dalla domanda e dalla ricerca condivisa: l’interlocutore veniva accompagnato a vedere più chiaramente ciò che pensava, ciò che sapeva e anche ciò che non sapeva.
In un certo senso, il buon ascolto fa qualcosa di simile, non riempie immediatamente lo spazio con le nostre opinioni o suggerimenti,lo lascia aperto affinchè possa essere esplorato.
Anche Martin Buber, nella sua filosofia del dialogo, ha sottolineato la differenza tra incontrare l’altro come un oggetto e incontrarlo come un Tu. La relazione autentica nasce quando l’altro non viene trattato come qualcosa da analizzare o utilizzare, ma come una persona con cui siamo realmente in rapporto. È un’idea molto vicina allo spirito dell’approccio di Rogers: prima della tecnica viene la relazione.
Quando l’ascolto diventa comunicazione
Un ascolto profondo non è passivo, al contrario, richiede attenzione, presenza e partecipazione.
Significa osservare le parole, ma anche le pause, percepire il tono della voce, notare un cambiamento nell’espressione del viso, accorgersi delle emozioni che emergono nella relazione e, contemporaneamente, di quelle che emergono dentro di noi.
E significa anche restituire all’altro ciò che abbiamo ascoltato, con una riformulazione semplice: «Mi sembra che questa situazione ti abbia fatto sentire molto solo.»
«Se ti capisco bene, non è tanto quello che è successo a farti stare male, quanto il modo in cui ti sei sentito trattato.»
Restituendo, riformulando si fanno verifiche, si offre all'altro la possibilità di rispecchiarsi e sentirsi compreso.
L’altro può rispondere: «Sì, esattamente», oppure: «No, non è proprio così», in entrambi i casi la comunicazione continua.
Questo è uno degli aspetti più interessanti dell’ascolto rogersiano: ascoltare significa anche verificare la nostra comprensione, invece di dare per scontato di aver capito.

Una relazione che può generare cambiamento
Nel 1957 Rogers individuò l’empatia, l’accettazione incondizionata e la congruenza tra le condizioni fondamentali per un cambiamento costruttivo.
Il punto non è che il professionista di Counseling debba dire alla persona cosa fare.
Creando un clima relazionale sufficientemente sicuro, può favorire le condizioni perché la persona possa ascoltare meglio se stessa.
Questo è forse il paradosso più interessante: ascoltare profondamente l’altro può aiutarlo ad ascoltarsi.
Quando non dobbiamo più difenderci da giudizi, consigli e interpretazioni, possiamo permetterci di guardare con maggiore chiarezza ciò che proviamo, da lì può nascere una una nuova consapevolezza, o una scelta. Non perché qualcuno ci abbia spiegato qualche cosa, ma perché siamo riusciti a riconoscere meglio noi stessi.
Ascoltare è un modo di prendersi cura della relazione
Possiamo portare tutto questo anche fuori dal Counseling.
Nelle relazioni affettive, in famiglia, con gli amici, ascoltare davvero significa creare uno spazio in cui l’altro possa esprimersi senza dover immediatamente competere con le nostre opinioni.
Non sempre servono grandi discorsi, a volte basta non interrompere, fare una pausa prima di rispondere, fare una domanda invece di dare un consiglio.
Dire: «Provo a capire se ho capito bene».
E, soprattutto, essere realmente lì.
Rogers ha scritto: «What I am is good enough», un’affermazione che richiama l’idea di un’accettazione non condizionata della persona.
Forse è proprio questo uno dei messaggi più profondi dell’ascolto: non devi dimostrare nulla, in questo momento puoi semplicemente essere.
In un tempo in cui siamo continuamente invitati a parlare, commentare, rispondere e prendere posizione, ascoltare può sembrare quasi un gesto controcorrente, eppure è uno degli strumenti più semplici e potenti che abbiamo per costruire relazioni più autentiche.
Perché ascoltare non significa soltanto ricevere informazioni.
Significa incontrare qualcuno.
E quando una persona si sente davvero ascoltata, la comunicazione cambia: diventa meno difensiva, più libera, più autentica.
Forse è proprio qui che l’ascolto diventa relazione.
Vuoi comprendere il tuo stile d'Ascolto? Vai al formulario. online.
Puoi leggere anche "Il COUNSELING ROGERSIANO", di Milena Screm.
Nel corso e-learning "ASCOLTO, EMPATIA, MEDIAZIONE", trovi quattro video lezioni e quattro dispense pdf sugli argomenti Ascolto, Empatia, Mediazione nel Counseling.