Counseling, vivere con consapevolezza e risorse

19 Mar 2024

  • di Milena Screm
  • /
  • Counseling

Accade, a volte, di non riuscire a comunicare in modo abbastanza efficace con un familiare.

Oppure di vivere frustrazione per il mancato ascolto, o i fraintendimenti, sul lavoro.

Ci sono anche momenti nei quali la comunicazione con se stessi è difficile, a scapito della percezione del proprio valore.

Pesante ma possibile: attraversare periodi nei quali ci sono tutte e tre queste difficoltà.

Il modo di affrontare tutto questo, da parte degli esseri umani, è vario, a volte creativo, spesso semplice: evitare di pensare alla situazione difficile, non affrontare il problema, aspettare che passi.  Questi tre esempi non indicano in assoluto un errore strategico, dipende da come/quando/quanto sono messi in atto.

 

Quali altre vie è possibile seguire?

Le principali attitudini e le competenze trasversali proposte dal Counseling tracciano una direzione che promette di poter procedere in modo più consapevole, efficace e autonomo nelle difficoltà riservate dall’esistenza.

Fare propri, attraverso l’informazione e la formazione, un insieme di atteggiamenti funzionali e di capacità pratiche, questo è l’obiettivo da raggiungere poco per volta; fondamentale anche che tutto questo sia messo in pratica, portato nel comportamento.

Il Counseling non pone attenzione sull’eventuale problema, né sulle cause che l’hanno creato, questo è compito di altri approcci; lo sguardo è invece rivolto sul modo di comunicare e sullo stile di relazione, focalizzando eventuali abitudini poco efficaci e integrando nuovi elementi che funzionano. Si tratta quindi di un percorso di empowerment, che arricchisce la persona e la sua capacità di stare in contatto con se stessa e con gli altri, in famiglia e sul lavoro.

In questo percorso, i “movimenti” riflessivi creati dall’apprendimento consentono anche che la persona esca dallo scontato e diventi più consapevole di proprie qualità e orientamenti che costituiscono vere risorse, forze efficaci, una “marcia in più”.  Tutto questo favorisce un maggiore senso di fiducia in se stessi, che si riversa a cascata nel modo di approcciare alle situazioni.

 

Counseling come?

In un percorso di Counseling la persona è accompagnata a una maggiore osservazione delle proprie tendenze nel comunicare e dei comportamenti che mette in atto automaticamente negli eventi della vita. Tutto questo può essere identificato come un modo di ascoltarsi, l’ascolto è infatti una delle abilità di base del Counseling, non solo l’ascolto degli altri, s’inizia dal rendere efficace prima l’ascolto di se stessi. 

Osservazione e ascolto: finalizzati a cosa? Fare analisi? Cercare gli eventi del passato che hanno dato origine a quell’abitudine, a quella tendenza? Capire?  No.

Lo scopo è “mi rendo conto”, “sono consapevole”, “ora ho chiaro che”, cioè stabilire un punto di partenza dal quale muovere dei passi di apprendimento di nuovi orientamenti più funzionali, portando anche alla luce risorse, punti di forza personali che rendano la comunicazione e la relazione, con se stessi e con gli altri, più efficace.

 

Guido.

Guido era preoccupato per il figlio maggiore, all’ultimo anno di università; dopo un brillante percorso universitario, a due soli esami dalla fine, era entrato in crisi ormai da quasi un anno.  All’inizio il padre non aveva dato peso alla cosa, ma col passare dei mesi la preoccupazione aveva iniziato a farsi strada; ne aveva parlato con lui, ricevendo risposte brusche e infastidite. Poi erano arrivati gli scontri e i litigi, con un pesante impatto anche sul clima di casa. In un momento di sconforto, ma supportato dal buon senso, Guido si era rivolto a un professionista di Counseling. 

Nel percorso, grazie al fatto di potersi confrontare con un interlocutore non coinvolto dalla situazione e competente, il padre si era reso conto della propria tendenza a comunicare con il figlio in modo severo, rimproverante, razionale, e di  come questo provocasse una reazione di chiusura. Nonostante l’intenzione fosse di essere di supporto, senza rendersene conto, Guido lo faceva sentire ancor più in difetto.

Dopo la consapevolezza di quest’ostacolo a una comunicazione efficace, il percorso continuò con l’apprendimento di alcune semplici tecniche di ascolto e di riformulazione, strumenti da poter utilizzare in funzione dell’obiettivo desiderato. Trovata una direzione funzionale, la naturale capacità empatica di Guido ebbe modo di emergere e di contribuire a un modo rinnovato e funzionale di comunicare e stare in relazione con il figlio.

 

Marisa.

Continue richieste di prolungare l’orario di lavoro, la pretesa che si occupasse di pratiche che non erano di sua competenza, scadenze che non erano state pianificate che atterravano sulla sua scrivania e, in tutto questo, per quanto Marisa cercasse di fare salti mortali per rispondere efficacemente a tutto, il clima in ufficio era teso e minaccioso.

In preda al nervosismo e alla frustrazione, andava in ufficio mal volentieri, senza riuscire ad affrontare la situazione, rassegnata.

Quando iniziarono ad apparire alcuni segnali di stress, cattiva qualità del sonno e una profonda stanchezza immotivata, decise di correre ai ripari e intraprendere un percorso di Counseling.

Nell’arco di pochi incontri, a Marisa fu improvvisamente chiara una sua tendenza relazionale e comunicativa, fatta di prendersi carico di tutto senza lamentarsi, passivamente, spinta soprattutto dall’idea di dover assecondare le richieste.  Il percorso di Counseling le consentì di esserne consapevole in modo chiaro, comprese le conseguenze che tutto questo poteva generare in alcune situazioni, come appunto quella in corso sul lavoro.  Rendersene conto, imparare alcune tecniche di comunicazione assertiva, tenere un po’ più conto anche di se stessa: questi i tre elementi chiave che le consentirono di mettere in atto delle soluzioni.

 

Una "buona vita".

Ogni giorno, negli affetti e sul lavoro, la vita mette a confronto anche con difficoltà, di vario genere e di diversa entità. L’atteggiamento con il quale si affrontano è determinante per poterle superare; spesso può essere funzionale anche il solo concedersi di poter non essere sempre performanti, oppure darsi un po’ di tempo, avere pazienza anche se l’esterno preme.  Consentire a se stessi di poter apprendere sempre, di non avere tutte le risposte e le soluzioni,  di avere aree legittime sulle quali poter imparare ancora, non per incapacità quanto per desiderio di fare esperienza.  La complessità umana, e quella dell’esistenza, possono essere esplorate, non controllate né del tutto comprese, in un po’ di mistero può esserci anche fascino.                                        

Carl R. Rogers, il padre del Counseling, descrive il “processo attualizzante” come una spinta naturale dell’essere umano alla crescita e all’evoluzione; la paragona a una forza simile a quella che porta un seme a germogliare e diventare pianta senza sforzo.  Come in natura, anche l’individuo ha bisogno di un “terreno” in cui crescere, di acqua, di sole e di nutrimento.  Non sempre questi elementi accompagnano l’infanzia delle persone, eppure è possibile comunque creare quello che serve per consentire al processo attualizzante di esprimersi; serve un “ambiente” accogliente nel mondo interiore, cura e attenzione nella relazione e nella comunicazione  intra-personale, e da lì potrà esprimersi anche nel mondo esterno, nelle relazioni inter-personali.

Rogers chiama questa direzione “una vita piena”, perché fatta di apprendimento, costante ricerca ed evoluzione, valori agiti,  sguardi benevoli su se stessi, gli altri, il mondo.

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