"Il RISPETTO è UNO"

18 Mar 2026

  • di Pino Bolongaro
  • /
  • Counseling

INDICE:

  • L’etimologia come soglia
  • Il superamento dell’antropocentrismo
  • La dignità come valore intrinseco
  • Dal Counseling all'Esistenza: la relazione come cura
  • Conclusione: Un'etica della responsabilità

 

L’etimologia come soglia

Per comprendere l’unità del rispetto, dobbiamo tornare alla sua radice: re-spicere, guardare di nuovo, guardare indietro. Non è un semplice "vedere", ma un atto intenzionale. Nel panorama umanistico, il rispetto non è una norma di cortesia, ma una postura gnoseologica: è decidere che l'altro, persona, animale, foresta, una cosa come parte del tutto o idea merita un secondo sguardo, uno sguardo che superi la superficie dell’utile o del pregiudizio.

Se il rispetto è "guardare di nuovo", allora non può essere frammentato. Non posso guardare con autenticità l’essere umano se chiudo gli occhi davanti alla sofferenza del vivente o al degrado della “bellezza”.

 

Il superamento dell’antropocentrismo

Il rispetto è spesso confinato alla relazione interpersonale (io-tu). Tuttavia, l’umanesimo contemporaneo ci spinge oltre. Citando Albert Schweitzer, entriamo nell’ambito della "Venerazione per la vita". Schweitzer sosteneva che l'etica consiste nel provare la stessa riverenza per la propria volontà di vivere che si prova per ogni altra volontà di vivere attorno a noi.

In quest'ottica, il mio motto “il Rispetto è uno” diventa un manifesto bioetico.

Nella pratica del Counseling per esempio, rispettare il cliente nel segreto, nel non giudizio, nell’accoglienza di una stanza di colloquio è lo stesso atto d'amore che ci porta a rispettare l'ecosistema. È la consapevolezza che siamo nodi di una rete: se tiro un filo (mancando di rispetto a una forma di vita "minore"), l’intera rete ne risente.

Pensate per un momento alla frase che abbiamo sicuramente sentito (se non è scappata a noi stessi ): “Ci hanno trattato come bestie, neanche fossimo animali!”. Perché cosa siamo vegetali? minerali? O un regno a parte?

O ancora: “Neanche i cani si trattano in quella maniera!” … “Il bus era strapieno, sembrava un carro bestiame” … no comment.

L’uomo non è padrone della natura, ma parte di essa; il suo rispetto per sé stesso è dunque indissolubile dal rispetto per il Tutto.

 

La dignità come valore intrinseco (Kant e oltre)

Immanuel Kant ci ha insegnato a considerare l’uomo sempre come fine e mai come mezzo. L'approccio umanistico estende questo imperativo categorico: ogni forma esistente ha un valore intrinseco che prescinde dal suo "scopo" per noi.

Il bosco non è solo legname.

L'animale non è solo proteina o compagnia.

Il silenzio non è solo assenza di rumore.

Quando diciamo che “il Rispetto è uno”, affermiamo che la Dignità non è un attributo che conferiamo noi agli altri in base al merito, ma è una qualità intrinseca dell’esistere.

Il rispetto è il riconoscimento di questa dignità. Se lo frammentiamo — rispettando il superiore ma non il subordinato, l'umano ma non l'ambiente — stiamo in realtà svuotando il concetto stesso di rispetto, riducendolo a convenienza sociale.

 

Dal Counseling all'Esistenza: la relazione come cura

Sebbene il counseling nasca come relazione d'aiuto professionale, la sua lezione più profonda è profondamente umanistica: la cura dell'altro passa per il riconoscimento della sua alterità. Martin Buber parlava della relazione Io-Tu contrapposta alla relazione Io-Esso. Nel "Rispetto Uno", il Tu si espande. Diventa il Tu della persona che soffre, ma anche il Tu del mondo che ci ospita.

Rispettare significa allora:

  • Abitare il limite: Riconoscere che non tutto è a nostra disposizione. Il rispetto pone un confine sacro che ci impedisce di "consumare" l'altro.
  • L'ascolto del mondo: Come il counselor ascolta il non-detto, l'uomo umanista ascolta il "grido" delle cose, la loro necessità di essere preservate.
  • La coerenza della postura: Non ci si può prendere cura delle persone e predatori della terra. L'integrità dell'individuo si misura nella costanza del suo rispetto.

 

Conclusione: Un'etica della responsabilità

In definitiva, sostenere che “il Rispetto è uno” significa abbracciare una responsabilità universale. Non è un peso, ma una liberazione: ci solleva dal dover decidere chi o cosa meriti riguardo. La risposta è sempre: "Tutto ciò che è, che esiste".

In un'epoca di frammentazione e di semplificazione banalizzante, dove l'indifferenza sembra essere lo scudo più comune, rivendicare l'unità del rispetto può essere pensato come un atto rivoluzionario. Un umanesimo che vede gli esseri umani non come isole, ma come ponti tra sé e l'infinito delle forme senzienti.

 

  • Grazie per il contributo al Dr. Pino Bolongaro, Psicologo e Counselor Supervisor Trainer, Presidente onorario S.I.Co. Società Italiana di Counseling

 

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