Qualità, innate o sviluppate, auspicabili nei professionisti delle "relazioni d'aiuto", i Counselor

di Milena Screm

Mani 2

Due persone si incontrano in uno spazio protetto. Tra di loro un accordo: una delle due ha chiesto che l'altra l'accompagni, mentre attraversa una "terra di mezzo" che la separa dal suo obiettivo. Una relazione che, come un tessuto, si tinge di fiducia passo dopo passo, sessione dopo sessione. È una fiducia di qualità, quella che sta alla base, e man mano si rafforza, nel lavoro con un counselor. Che, proprio per questo, alcune importanti qualità le deve "saper essere".

Nel modello di Counseling Rogersiano alcune qualità umane fanno la differenza. "Far emergere le risorse e le risposte del cliente": questo è uno degli obiettivi generali del Counseling. In che modo? Quali capacità/qualità deve aver sviluppato un Counselor per arrivare a questo risultato? La risposta è solo apparentemente semplice: la presenza. Una parola che intende riassumere un insieme complesso di abilità, qualità e strumenti spesso frutto di un'estesa formazione unita a un profondo lavoro di crescita personale. Quello che nella "mission" d'Insight – Scuola di Counseling a mediazione corporea, è espresso con "Saper essere, oltre a saper fare". Essere presenti significa stare nel "qui e ora" della relazione, aperti, autentici e consapevoli di quanto accade di momento in momento, invece che presi dalla ricerca di un'eventuale soluzione del problema (processo mentale che inevitabilmente ci sposta "altrove"). Significa creare consapevolmente un clima di accettazione, non valutativo, non giudicante verso i sentimenti del cliente, verso i suoi comportamenti o sistema di valori.

Quest’attitudine parte da una profonda fiducia e rispetto per la persona. Un valore che, nelle parole di C.Rogers, ci porta a credere che: "L'individuo abbia in sé ampie possibilità di comprendere sé stesso, di modificare il proprio concetto di sé e i propri atteggiamenti e di acquisire un comportamento auto diretto – e che queste potenzialità possano essere attivate appena gli si fornisca un clima definibile di atteggiamenti psicologici agevolanti" (Rogers, C.R., “In Retrospect: 46 Years”, American Psychology 29, 1974).

Essere presenti significa essere realmente ed intensamente coinvolti nell'ascolto – un ascolto attivo, partecipe ma non invasivo o inquisitorio, durante il quale il Counselor cerca di cogliere tutto ciò che la persona esprime, a livello verbale, non verbale e di sentimenti. Il Counselor stimola senza influenzare, propone nuovi punti di vista e sviluppa con il cliente nuove prospettive senza cadere nella seducente trappola della direttività (io sono l'esperto, io ti dico cosa fare). La relazione di Counseling è una relazione calda, in cui l'empatia, la capacità di entrare nel mondo del cliente, di sentire con lui, gioca un ruolo fondamentale. Ed ecco di nuovo la presenza: far sentire il cliente ascoltato, compreso, accettato proprio così com'è mette spontaneamente in moto il processo di crescita. Perché questo accada, la relazione deve però essere vera. In altre parole, il Counselor, avendo imparato ad essere congruente, ossia ad essere se stesso con gli altri, può porsi nella relazione con autenticità e trasparenza; non teme di mostrare i propri sentimenti o pensieri, non è difeso da un ruolo o celato da un atteggiamento eccessivamente professionale. Una sorta di "specchio pulito" in cui riflettersi per acquisire nuova chiarezza. L'essere autentico è la prima qualità che permette di instaurare un rapporto di fiducia tra Counselor e Cliente: un rapporto diretto e personale, in cui il Counselor, ed in seguito anche il Cliente, sono disponibili ai propri sentimenti e perciò capaci di viverli e di comunicarli.

La presenza autentica, aperta, partecipativa all'interno della relazione di Counseling può essere un'esperienza del tutto nuova per il cliente e può pertanto creare le fondamenta di un rapporto privilegiato, una relazione di alta qualità grazie alla quale il cliente trovi la fiducia necessaria per addentrarsi nel territorio del possibile.