
Porgi l'altro orecchio
Editoriale di Milena Screm direttrice Insight
Un bambino chiede al nonno "Perché abbiamo due orecchie e una bocca?".
"Perché si deve ascoltare due volte prima di parlare".
Storiella eloquente per aprire questo secondo numero 2009 della newsletter Insight, dedicato al tema dell'ascolto e al senso dell'udito, dopo aver esplorato aspetti della vista nel primo numero di quest'anno.
L'argomento ascolto è un pilastro portante dell'approccio del Counseling. Si parte dal presupposto che la "buona comunicazione" (o la "comunicazione efficace") non solo una questione di capacità espressiva e di ricchezza di linguaggio. Per sapere cogliere quanto è espresso da una parte, l'altra deve usare bene le proprie orecchie. E non solo.
In gergo tecnico nel Counseling si parla d'ascolto attivo, quindi di un modo di ascoltare che ha caratteristiche specifiche e che non si limita al solo sentire. Richiede presenza mentale, attenzione, interesse per l'interlocutore e per ciò che ha da dire, percezione empatia, accoglimento, non giudizio, capacità di "leggere" (vedere) anche i meta-messaggi, la comunicazione non verbale.
Insomma un'abilità complessa, che ha bisogno, per essere sviluppata, sia di doti personali sia di competenze ed allenamento, di sapere, saper fare, saper essere.
D'ascolto attivo, o d'ascolto di buona qualità, abbiamo gran bisogno in questa fase storica di paradossali difficoltà comunicative dovute anche all'eccesso di comunicazione. Ne abbiamo bisogno in questo tempo compresso e spesso inutilmente affrettato, anche per recuperare ritmi più naturali, oltre che autentica comprensione.
Oltre a rispondere a dei bisogni l'ascolto attivo può rivelarsi anche un'utile risorsa, non solo a chi di comunicazione ha fatto la propria professione, ma a chiunque stia a cuore l'incontro costruttivo e qualità relazionale. Che sia vita privata o professionale, che siano affetti o amicizie o incontri di lavoro.
Buon lettura!