
L'editoriale di Milena Screm, direttrice di Insight
Il tempo: un bene prezioso, un bisogno attuale per un numero sempre maggiore di persone, un aspetto chiave nel lavoro di Counseling (e non solo).
Può assumere un aspetto quantitativo (avere poco o tanto tempo) e di qualità (avere un buon un cattivo tempo); possiamo ritrovarci a rincorrerlo o a non averne più; può essere quello giusto per un nostro progetto; può guarire sofferenze e ferite. Lo separiamo in passato, presente, futuro; lo dividiamo in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni; lo concepiamo come una dimensione lineare ma sono “solo” convenzioni, in realtà il tempo è un continuum.
Nelle quattro newsletter 2010 esploreremo molteplici aspetti e sfaccettature di questo tema, avremo stimoli e nuovi punti di vista, faremo riflessioni e creeremo connessioni.
Come per i sensi, lo scorso anno, ci proponiamo di accompagnare il lettore alla scoperta della complessità e ricchezza di risorse che stanno sotto il quotidiano e lo scontato.
Buon viaggio nel tempo!
Tempo? Alternanza!
Rallentare i propri ritmi, paradossalmente, è spesso sia un miraggio che qualcosa che fa paura.
C'è chi si lamenta di non trovare tempo per il relax e, non appena si siede per leggere o ascoltare musica, sente l'esigenza di alzarsi e fare qualcosa.
Ma c'è una reale necessità del corpo e della mente di cambiare i propri ritmi, o si può tranquillamente sostituire la non-attività con un'altra attività?
Downshifting, non è un nuovo sport
Praticamente a tutti è successo almeno una volta, in vacanza al mare, di scoprirsi a dire: “Ma chi me lo fa fare di tornare a casa?!
Mi trasferisco qua, apro un baretto sulla spiaggia e basta preoccupazioni”. Ed è una delle cose che si raccontano agli amici, una volta rientrati... Ma qualcuno lo fa davvero.
E racconta la sua esperienza di downshifting.



