Animate dal medesimo pulsare vitale d’espansione e contrazione, le mani si aprono e si chiudono al mondo, prendono e danno, accolgono e respingono, esplorano e nascondono, conservando segretamente nelle linee di palmi e polpastrelli un codice segreto che rivela al mondo la nostra unicità.

In India, Giappone, Indocina, Indonesia, così come in molte culture tribali e sciamaniche, le mani da sempre sono la parte del corpo deputata alla rappresentazione di pensieri, concetti, emozioni, espressi in complesse danze di gesti durante rituali e cerimonie.

Un’antica regola indiana recita: “Dove va la mano vanno gli occhi, dove sono gli occhi è l’attenzione, dove l’attenzione, l’emozione…”

Così nel Counseling, in special modo in quello a mediazione corporea, la danza delle mani del cliente, al di là d’ogni interpretazione standardizzata, può rivelarsi una preziosa fonte d’informazioni sul suo mondo. Durante il colloquio verbale, l’osservazione attenta, empatica dei gesti, che accompagna l’ascolto delle parole, porta spesso alla scoperta di risorse nascoste. Come se le mani, nella loro immediatezza istintiva, andassero a “ toccare”, a “indicare” proprio quelle parti del corpo dove si condensano bisogni inascoltati o segreti.

Durante una sessione di breathwork, quando il corpo, ricco d’ossigeno, ci parla col suo linguaggio antico, fuori del controllo dominante della mente, le mani di chi sta respirando spesso lasciano andare a volte pugni trattenuti, altre carezze mai ricevute, gesti non permessi. Lo manifestano con il loro modo diretto, primitivo, autentico, pieno d’impeto, meraviglia, forza e disperazione tipico dei bambini molto piccoli: la comunicazione corporea.

Le mani sono sagge essendo forse le parti del corpo più ricche di terminazioni nervose, motorie e sensitive, ed in contatto con le parti più antiche del cervello.
Sono strumenti che “sanno” e “vedono”. Nei palmi delle mani si trovano veri e propri occhi, chakra e meridiani energetici secondo le culture amerinde, induiste e cinesi.

E così anche le mani del breathwork-counselor possono talvolta essere chiamate ad esprimere una conoscenza tutta loro sul corpo del cliente che respira. A volte si tratta semplicemente di “far sentire” con un tocco delicato le zone “contratte” che sembrano aver bisogno di parlare. Altre di lasciar fluire gesti spontanei come si farebbe con un compagno in difficoltà: il tocco di una mano tranquillizza, consola, porge un fazzoletto per asciugare le lacrime, fa avvertire la presenza, la compartecipazione.
Sono mani che accompagnano senza guidare, come avviene in un percorso avventuroso quando si offre una mano per superare un passaggio difficile.

E spesso rimangono lì, a disposizione, nei momenti in cui un’emozione più forte inizia a fluire e un timore improvviso, quasi infantile, fa emergere dal profondo il coraggio di chiedere “Mi tieni la mano?”.