Il tocco come strumento di comunicazione e di esperienza.

Dal corpo delle persone ed in particolare dal tatto, si possono avere informazioni utili alla cura e al prendersi cura. Sia il respiro che il tocco hanno aspetti di comunicazione e di relazione; il primo nella sua forma sottile, il secondo in quella più concreta. Per esempio la frequenza del respiro ci dice se chi abbiamo di fronte è agitato, spaventato o sereno. Quando una persona è ad occhi chiusi il ritmo e la profondità del respiro ci possono indicare se dorme o se pensa. Allo stesso modo quando una persona ci stringe la mano possiamo capire se è sicura di sé o incerta. Se tocchiamo una persona la sua temperatura ci può dare molte indicazioni sullo stato di salute, per esempio se ha la febbre o se è infreddolito.

Per chi fa della "relazione di aiuto" una professione, è essenziale comprendere se è opportuno o meno fare o dire qualcosa. Toccare è un atto fisico e simbolico carico di implicazioni biologiche, sociali, emotive e spirituali, meglio quindi toccare con accortezza.

Molti studi hanno dimostrato come oltre al nutrimento il neonato abbia bisogno di essere accarezzato e toccato. In India le levatrici usano non sculacciare il nascituro ma massaggiarlo energeticamente su tutto il corpo in modo che si attivino tutte le connessioni neurologiche e il respiro post-natale. E' nella vita fetale che riceviamo le prima stimolazioni tattili e queste avvengono proprio per sfregamento della pelle da parte del liquido amniotico inizialmente e poi, via via che il feto cresce, con varie parti della parete uterina, Questa stimolazione della pelle del feto diviene ancora più intensa nel momento del parto. Si è rilevato che al momento della contrazione uterina il feto tende la schiena e spinge coi piedi quasi ad intensificare e prolungare il contatto del dorso che aderisce alle pareti dell'utero. Le prime esperienze di dolore e piacere sembrano prendere la via tattile e in specifico "si imprimono sulla pelle".

La prima funzione biologica della pelle è quella di barriera tra l'interno e l'esterno. Ogni barriera definisce anche un limite, tra il dentro e il fuori,tra noi e gli altri, tra noi e il mondo. In questo senso la pelle è il limite fisico che demarca senza ombra di dubbio lo spazio fin dove noi possiamo entrare in una persona e fin dove un altro può entrare in noi. Questo non è un aspetto irrilevante nello svolgere la professione di Counselor. La pelle è l'organo che ci da la percezione materiale del limite. Se invadiamo qualcuno in modo troppo violento da un punto di vista emotivo, spesso l'altro può avere una reazione cutanea. Che si arrossisce per vergogna o rabbia e si impallidisce per paura o tristezza sono conoscenze comuni. Non solo. Sono universali, ovvero appartengono ad ogni razza e cultura. Una domanda che potremmo farci ora è: cosa differenzia il tocco "terapeutico" dal tocco spontaneo, al di la delle tecniche? La mia esperienza mi dice che é la stessa cosa che differenzia il BreathWork dal respiro quotidiano, naturale e automatico: la consapevolezza di ciò che si fa e di perché lo si fa.

Toccare significa, anzitutto, comunicare, agendo la comunicazione stessa ad un livello più profondo rispetto alla comunicazione verbale. Descrivere a parole la morbidezza ed il calore della pelle a parole non è come sentirla sotto le proprie dita. Non è possibile toccare una persona senza sentirla, senza ascoltare ciò che la reciprocità del contatto ci comunica. Per questo la prima regola del tocco è di non toccare con incertezza. Perchè questa comunicazione non venga compromessa è necessario rispettare le diverse fasi del contatto. E' bene che prima della fase di contatto vero e proprio ci sia una fase di pre - contatto fatta di un avvicinamento e un tocco poco invadente mirato a parti meno intime, quali le mani. D'altronde anche nella comunicazione verbale prima di parlare di argomenti intimi o di usare un linguaggio informale, tendiamo ad avere degli approcci più generici e neutri. Nello stesso modo anche il distacco, l'allontanamento della mano dal corpo, deve essere morbido, piuttosto lento in modo che il processo sia concluso sia per noi che per l'altro. Esattamente come la fine di un colloquio. Non si parla con qualcuno e improvvisamente si dice "ciao io vado", in genere si attende il momento in cui si capisce che la conversazione è esaurita per entrambe. Toccare qualcuno ha molte implicazioni. Nella professione di Counselor a mediazione corporea ci è insegnato un approccio di stile semplice, supportato da conoscenze ed esperienze varie e complesse. Qualche cosa di analogo, sia nella vita privata sia in quella professionale, è auspicabile anche riguardo al tocco.

 

 

 

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