"santi & parenti" ovvero: suggerimenti per usare la virtù della prudenza in modo saggio e funzionale al ben-essere.

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Forse qualcuno ricorda un gadget che a volte si vedeva attaccato al cruscotto delle auto alcuni (parecchi) decenni fa, si trattava di un rettangolo metallico con la foto di un santo in una finestrella e, a fianco, la scritta: “Vai piano! Non correre! San Cristoforo ti protegge”. (Per dovere di cronaca: a volte lo stesso oggetto aveva nella finestrella la foto delle persone care e, a fianco, la scritta “Vai piano! Non correre! Pensa a noi…”).

Lasciando da parte i santi, va da sé che, pensando alla prudenza, le prime idee che salgono alla mente sono: “Non correre …” (appunto), ”Rispetta la segnaletica stradale …”, “Non avventurarti di notte in quartieri malfamati …”, “Non bere/mangiare troppo, che poi stai male”… Una serie di significati legati al rispetto delle regole e all’evitare rischi e pericoli, presunti o reali.

I dizionari danno come definizione di prudenza: “cautela”, “assennatezza”. Questi significati possono riguardare l’attenzione al rispetto dei codici morali sia nelle relazioni, sia negli affari, nella sessualità, nei progetti, nei diversi ambiti della vita, insomma.

Andando un po’ più indietro nel tempo e nella storia della nostra cultura, scopriamo che ci sono altri significati legati a questa parola, significati che portano verso direzioni diverse. Per esempio, quella del vivere con saggezza, dove questa qualità è intesa come capacità anche di esercitare una valutazione attenta e attiva, e anche riflessiva, sugli eventi e sulle cose.

In fonti accreditate si legge che “… la prudenza è una retta disposizione soggettiva dell’intelletto, in modo tale che esso sia debitamente proporzionato al suo oggetto che è il vero in tutta la sua estensione in qualche modo infinita, escludendo di conseguenza sia le indisposizioni psichiche (mania), sia eventuali inganni dovuti all’immaginazione (illusioni)”.

Traduco.

Volendo usare la virtù della prudenza in modo saggio, funzionale al ben-essere, bisogna fare riferimento al buon senso e alla capacità di valutare in modo (abbastanza) oggettivo la realtà; quest’attitudine consente sia di non cadere (troppo) nei meccanismi di difesa, sia di non essere preda delle illusioni della mente. Quando la prudenza ha tutto ciò alle spalle, è “luminosa”, efficace autenticamente, supportata dalla saggezza interiore.

Mica facile …!

Più frequente, più umano direi, essere preda di paure, alcune reali, altre purtroppo immaginarie. Il fatto è che non “perdiamo tempo” a verificarle, si percepiscono e si agisce di conseguenza, spesso in modo automatico.

È possibile individuare, in tutto questo, l’ingrediente discriminante, quello capace di fare la differenza?

Sì, è la consapevolezza, il renderci conto, l’avere il “sè” risvegliato e presente.

Perché il “sè” dormiente, va da sè, appunto, vive in una realtà parallela, soggetta a identificarsi con le mille illusioni che la mente, abilissima, produce a profusione. 

La domanda che emerge a questo punto è: “Ok la consapevolezza, ok il “sè” risvegliato e presente; ma come si fa???...”,; visto che, come potete bene immaginare, non esistono – almeno per ora - interruttori magici da schiacciare.

Le stesse fonti accreditate, sopra citate, suggeriscono – e noi ci associamo – che alcune attitudini sono funzionali (e se non ci sono è opportuno adoperarsi per svilupparle). L’attenzione, la calma, la riflessività, il silenzio, l’ascolto profondo, l’astensione dal giudizio affrettato e/o prevenuto e molto altro ancora sono su questa stessa lunghezza d’onda.  

Prudenza & consapevolezza, quindi, questo è il mix che ci può portare a vivere e agire nella “luce” di questa qualità. Gli effetti non trascurabili possono comprendere, tra le altre cose, tranquillità d‘animo, chiarezza, capacità di guardare a ciò che è essenziale e, soprattutto, funzionale.

Certo, questo è un po’ il ritratto di un santo più che di una persona reale. Eppure, senza pretese di santità, la ricerca del senso della vita e, soprattutto, degli stili funzionali al ben-essere per stare nell’esistenza possono condurre verso riflessioni, teoriche prima, calate nella concretezza del proprio corpo e delle proprie azioni poi, su quali qualità interiori vogliamo nutrire e come, con quali attitudini. La scelta è tra lasciarsi vivere, prudentemente o meno, o vivere esplorando, riflettendo, sperimentando, trasformando i significati: “…Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…”.