Ovvero: come impostiamo il termostato della nostra prudenza? Siamo persone da surgelatore... o da “temperatura ambiente”?

prudenza-ombraUn innato coraggio            
I bambini da uno a due anni si muovono con spiccata disinvoltura quasi in ogni ambiente. Senza la presenza di altri esseri umani attorno, lasciati liberi di esplorare ciò che li circonda, si avvicinano a ogni oggetto e – sperimentando –  deducono ciò che è buono per loro e ciò che non lo è. Sono ammessi numerosi errori in questa fase, anzi sono proprio i tentativi falliti a diventare lo strumento principale di apprendimento.     
Siamo tutti stati bambini coraggiosi, chi più e chi meno, ma sicuramente dobbiamo la nostra crescita anche a quella giusta dose di incoscienza e noncuranza stimolata dalla curiosità e dalla volontà di cambiare e crescere. Senza determinazione e senza capacità di rischiare una caduta, nessuno avrebbe mai imparato a camminare. Cosa accade a questa “spinta evolutiva” in vita adulta?

Questioni di temperatura?
Nascosto nel nostro frigorifero (proprio vicino a verdura e carne) c'è un ramo importante della fisica: la cinetica chimica. Una disciplina affascinante e dagli innumerevoli risvolti quotidiani, che studia la velocità con cui le reazioni chimiche avvengono, così come tutti i fattori che possono influenzarla. Un frutto lasciato fuori dal frigorifero dura meno di quello tenuto al fresco; un buon vino può sviluppare aromi solo se la temperatura della cantina che lo custodisce rimane entro certi valori; per poter gustare un semifreddo occorre lasciarlo “riscaldare” un po'. Tutte questioni di chimica.          
Un essere umano ha un processo intrinseco di maturazione che normalmente chiamiamo evoluzione personale. Fuori da ogni dubbio che non si tratta di reazioni in provetta, ma pensando al gusto e ai profumi di una pesca matura, possiamo giocare a sviluppare un parallelo interessante con l'uomo. Il cambiamento, la sostanza di cui l'esistenza è permeata, è alla base della maturazione di ogni uomo e donna, così come la maturazione di un frutto è fatta da cambiamenti chimici. Tornando agli esseri umani, l'esempio più semplice a cui pensare è quello delle transizioni infanzia, pubertà, vita adulta, vecchiaia. Ma anche all'interno di ciascuna fase ci sentiamo spinti a compiere dei cambiamenti dall'istintiva necessità di vivere pienamente ciascun tratto di vita. Quali sono in questo parallelo le temperature adatte a farci transitare da uno stato a un altro?

Bungee Jumping!
Cosa succederebbe a un frutto se per paura di maturare si trattenesse per troppo tempo acerbo? Cosa può accadere a una persona, qualora un eccesso di prudenza le impedisse di muoversi verso un cambiamento?

Supponiamo di trovarci, opportunamente imbracati, sulla sommità di un ponte. L'operatore dà l'ultimo controllo al moschettone. Data l'altitudine il vento soffia sul viso e le ghiandole surrenali producono abbondante adrenalina. Il cuore aumenta i battiti, mille pensieri si affollano nella mente: dubbi, paure, incertezze, eccitazione... Tutto è accelerato nella dimensione del susseguirsi, e rallentato in quella dello scorrere del tempo. Basterebbe sbilanciarsi un poco in avanti... e sarebbe fatta. Che rischio! C'è chi con un balzo è a volare nel vuoto, chi tentenna per un po' prima di lanciarsi timorosamente, chi a furia di tentennare rinuncia. Chi di questi è stato “giustamente” prudente?

Piccole e grandi sfide        
Tornando alle temperature da scegliere tra quelle giuste per conservare il cibo e quelle per farlo maturare, potremmo chiederci come impostiamo il termostato della nostra prudenza. Siamo persone da surgelatore... o da “temperatura ambiente”? Piccole e grandi sfide si susseguono nel proprio vivere, così come ce ne sono altre che sentiamo importanti per noi e generate dalla stessa spinta evolutiva che ci ha portati a voler camminare. Ogni sfida comporta un fisiologico fattore di rischio che ognuno può scegliere se accettare o meno.
Il coraggio e la temerarietà sono due cose molto diverse: la prima prevede l'attraversamento consapevole di una paura, l'altra la scelta a priori di buttarsi in ogni sorta di avventura. La prima è della vita adulta, la seconda dovrebbe essere solo una fase adolescenziale.            
Però anche prudenza e congelamento sono due cose molto diverse: la prima è un'attitudine sana che appartiene a colui che è in grado di calcolare un rischio; la seconda nasce quando la prima cresce a dismisura ed è sorella gemella di una paura intensa che blocca ogni azione sul nascere. Se dalla vita adulta è bene che prendiamo il coraggio, dall'infanzia e dall'adolescenza è importante recuperare quella sana dose di accoglimento del rischio, che è fisiologico a ogni azione nella vita.

Fiducia, garanzie, veleni e antidoti... a testa in giù!     
Quando i nostri occhi colgono il territorio incerto del cambiamento (forzato, sperato o imminente che sia), una parte di noi vorrebbe avere la garanzia del “Tutto andrà bene.” e che ogni eventuale difficoltà sarà comunque superata. Purtroppo o per fortuna le cose non stanno così e quando ci si trova di fronte a un cambiamento, l'unico antidoto a una prudenza congelante è la fiducia. Diversamente dalla garanzia, la fiducia di garanzie non ne prevede, altrimenti la fiducia stessa non sarebbe necessaria.        
L'eccesso di prudenza è il veleno che congela un'azione, così come la maturazione di un frutto può essere bloccata tenendolo al freddo. Fortunatamente esiste un antidoto che ognuno può riscoprire dentro di sé, per rimanere in contatto con una sana prudenza, consentendosi al tempo stesso di accogliere le sfide che la vita propone: scegliere consapevolmente di correre dei rischi.Tornare a sé e alla propria interiorità è sempre il canale privilegiato per non scappare dai propri schemi, ma accoglierli e trasformarli in un moto vitale. E se la paura di correre dei rischi fosse troppa... c'è sempre l'escamotage di ritornare al proprio bambino coraggioso, rispolverarlo e lasciarlo scatenare. Un biglietto per una giornata in un parco di divertimenti, passando per la reale adrenalina che il corpo secerne nelle improvvise discese dalle montagne russe, quando ci si ritrova con i piedi verso il cielo e i capelli che guardano il suolo, ricorda a ogni singola cellula quanto veloce, intenso ed eccitante può essere prendersi un piccolo rischio: anche questo è un modo per sviluppare attitudini nuove!

 

 

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