fiducia-luceIn un mondo complesso e in crisi come è il nostro si potrebbe pensare che la Fiducia sia una virtù persa o almeno un’utopia. A me però piace pensare alla parola crisi in termini cinesi, cioè come a un’opportunità, e in questo caso un’opportunità per trovare un senso più ampio a questa parola.

Normalmente pensiamo che la fiducia sia quella caratteristica umana che ci permette di “pensare positivo” su eventi anche drammatici, di continuare a dare infinite possibilità a relazioni terrificanti e disastrose, di trovare sempre e comunque il lato bello delle cose.

L’enciclopedia Treccani, dall’alto della sua infinita saggezza, ci permette di guardare un aspetto differente definendo la fiducia come: "atteggiamento, verso altri o verso se stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità."

La fiducia è un atteggiamento, un modo di rapportarsi al mondo e fin qui nulla di nuovo. Nuovo e interessante invece è che è un modo di stare in relazione con gli altri, il mondo esterno, ma anche con se stessi, il mondo interno. E qui vale la pena di soffermarsi un attimo, perché la fiducia è prima di tutto affidarsi a se stessi e alla saggezza che portiamo dentro in ogni suo aspetto.

Coltivare la fiducia significa abbandonarsi al piacere, alle gioie e all’amore di cui siamo impregnati ma anche sapere di potere soffrire, di potere rimanere soli, di potere esprimere il nostro dissenso lottando per ciò in cui crediamo senza per questo avvertire il senso della sconfitta, della costrizione o dell’essere senza via di uscita. La fiducia non è la porta sulla felicità ma piuttosto è la porta sulla capacità di accettare ciò che c’è fuori da noi e dentro di noi senza esserne sopraffatti, usandolo per migliorare la nostra vita e, se possibile, anche il nostro Mondo. È proprio come dice la Treccani: un confidare nelle possibilità che stanno dentro gli eventi, le relazioni, le persone.

Si tratta di una Virtù e come tale richiede responsabilità e azione, cioè richiede di essere coltivata. Il seme è già dentro di noi. Da bambini se non avessimo avuto fiducia negli adulti non avremmo potuto affidarci a loro e non saremmo cresciuti. Ora, da adulti, siamo noi responsabili del seme. Dunque, eccoci a una parte pratica, perché la Treccani ci dà spunti di riflessione, ma non vive al posto nostro!

Prima di tutto puliamo il seme dalla terra che lo ricopre, la terra fatta del passato, delle esperienze che gli hanno impedito di germogliare. Poi teniamolo al sole e dentro all’umido di un batuffolo di ovatta. Concediamoci, dunque, esperienze belle, abbandoniamoci al piacere, un bel film, una bella serata fra amici, relazioni interessanti, danza, risate, buona cultura, attività di volontariato, meditazione, e chi più ne ha più ne metta.

In non molto tempo vedremo che il seme nel batuffolo darà vita a un piccolo germoglio. A questo punto è pronto a essere messo in terra nuova e fertile. Possiamo passare, dunque, a sperimentare cosa significa per noi avere Fiducia quando succedono imprevisti, quando veniamo lasciati da chi amiamo, quando ci ammaliamo. È il momento di dare una possibilità alle crisi inevitabili che la vita ci mette davanti non sfuggendo loro, non rendendole belle per forza, non trasformandole in positive. Nessuna pianta chiede all’inverno di essere primavera.

La pianta della Fiducia è in grado di passare il rigido inverno per poi fruttificare in estate. Ma perché ciò accada occorre che noi ce ne prendiamo cura anche quando ci appare quasi morta, priva di foglie e frutti. Si tratta di concederci le lacrime del dolore sapendo che non è per sempre, di troncare relazioni in disfacimento consapevoli che la prossima relazione porterà nuovi insegnamenti, di arrabbiarci con chi ci tratta male sapendo che abbiamo il diritto al rispetto, di aiutare chi soffre consapevoli che stiamo facendo la nostra fetta ma che la felicità del Mondo non è in mano nostra.

Per me vivere con Fiducia è stata una scelta dettata da queste parole che un amico mi ha detto tanti anni fa citando Diderot: "Si rischia tanto a credere troppo, quanto a credere troppo poco." e, rischio per rischio, questo a me è sembrato il migliore.