01-fortezza-ombraI supereroi sono nell’immaginario comune uomini e donne forti. Irremovibili. Freddi e decisi. Nessun dubbio a fermarli e nessuna paura a farli indietreggiare. Perfetti in questa loro sicurezza glaciale e di pietra.

Ma se oltre alle loro armature e ai loro superpoteri si nascondessero cuori pulsanti, rossi e vivi, caldi e palpitanti, sarebbero davvero ‘meno’ eroi ai nostri occhi?

 


Duro come una roccia
, è un modo di dire che si usa normalmente, parlando di persone che manifestano nel loro comportamento una particolare intensità di forza, paragonabile, appunto, alla pietra: dura, resistente, fredda, che non si può scalfire. Retaggio del mito del superuomo di Nietzsche, l’idealizzazione e l’esasperazione del valore attribuito alla forza, può generare distorsioni dai risvolti pesanti.

A questo particolare tipo di persone s’ispira un celebre fumetto americano degli anni ’60: “I Fantastici Quattro” sono un gruppo di supereroi, Mr. Fantastic, la Donna invisibile, la Torcia Umana e l’Uomo roccia. Gli “FQ” mettono i loro poteri sovrumani al servizio del bene, sbaragliando i “cattivi” che attentano alla comunità: il loro agire da superuomini è fondato su valori. Ma sempre il mondo del fantastico ci offre anche un'altra possibilità di utilizzo dei “superpoteri”: Lord Dart Fener, personaggio protagonista della serie cinematografica “Star Wars”, cede al lato oscuro della Forza, portatore di morte e distruzione, prima per cercare di salvare la moglie, poi per sete di vendetta e di potere.

La rappresentazione cinematografica, quella fumettistica, la letteratura, sono linguaggi diversi che consentono di esprimere in modo metaforico e di esplorare virtualmente infinte sfaccettature dell’animo umano. Attraverso la rappresentazione - film, fumetto, libro - sono messi in gioco aspetti che spesso, nella vita di tutti i giorni, sono vissuti con scarsa consapevolezza; la visione di una pellicola o la lettura di un libro può avere la funzione di stimolare a riflettere e valutare.

Se riconoscere in se stessi, profondamente e intimamente, una risorsa di forza tale da consentire di affrontare alcune avversità della vita, è auspicabile per qualsiasi essere umano, è altrettanto importante riflettere sul modo in cui queste risorse sono utilizzate. I parametri di valutazione sono pochi e semplici: troppo, troppo poco, fuori luogo, in funzione di cosa, a vantaggio di chi. Senza queste considerazioni, lasciando spazio unicamente alle abitudini e all’inconsapevolezza, si corre il rischio – umano - di prendere direzioni che possono essere difficili e controproducenti. La forza usata, per esempio, come risorsa idealizzata, cioè in funzione di un “sé ideale” (un modo di vedere a se stessi solo con occhi ideali, non calati nel reale), rischia di allontanare, e molto, dal sentire, spesso vissuto come area di fragilità. Ma ogni individuo, anche il più “forte”, ha umanamente e legittimamente qualche nicchia di sé più vulnerabile: non è negando questa parte, né idealizzando un aspetto opposto, che è possibile vivere in armonia con se stessi. Anzi, questi sono i meccanismi che generano le “maschere”, le percezioni di sé fasulle, non autentiche.

La qualità della forza messa al servizio del sé ideale, prima ancora di generare “maschere”, genera riflessi nel corpo, tensioni muscolari che, alla fine, portano rigidità. Per il principio alchemico di “come sopra sotto, come in alto in basso, come dentro fuori”, la rigidità del corpo esprime con il linguaggio della metafora l’attitudine della psiche: una forza usata a oltranza, senza flessibilità, con durezza. Il corpo diventa allora una “corazza” che non solo blocca le onde emotive provenienti dall’esterno (persone, relazioni, situazioni), ma argina anche il flusso delle emozioni provate, che ristagnano represse nel corpo. L’”Uomo Roccia”, la “Cosa” dei Fantastici Quattro, nonostante metta i suoi superpoteri al servizio del bene, è la rappresentazione fumettistica di questa modalità, ben visibile in un corpo dai muscoli diventati pietra. Alexander Lowen, allievo di Wilhelm Reich e padre della Bioenergetica, definisce il “corazzato” come carattere rigido e, con semplicità e buon senso, “prescrive” di poter rilassare il corpo, accogliendone le fragilità e le correnti emotive, anche dolorose. Accogliere se stessi nella forza e nella vulnerabilità, accogliere le esperienze di sofferenza, sono, infatti, alcuni dei passi necessari per traghettare la propria anima dal mondo fantastico dei film e dei fumetti, a quello delle persone reali e adulte, che vivono ogni giorno, sia con gioia sia con dolore. Questa è la forza più sana che ci sia.

 

 

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