luce-nella-speranzaLa speranza è il sentimento che è generato dal profondo del cuore, che conosce quest’aspetto dell’esistenza ed è in grado di vedere e di sentire che la luce, reale o metaforica, ritornerà, anche se in quel momento c’è solo buio e ombra, sconforto e tristezza…

Come guardare alla propria vita con il desiderio di migliorarla,
possa tenere accesa la luce nei propri occhi, 
senza problemi di fasce orarie...

C’è un momento, nel vivere un evento difficile o nell’attraversare una crisi, nel quale lo sconforto, o peggio ancora la disperazione, possono dilagare e diffondersi nel nostro percepito.
È fisiologico e legittimo.
Il grande inganno che spesso si ricava da queste esperienze, così come da quelle in cui il nostro corpo è pervaso da sensazione di amore o di gioia, è che siano gli eventi a “metterci dentro” quei sentimenti, quelle emozioni. Qualcuno dovrebbe insegnarci invece che ciò che proviamo, in concomitanza di eventi e nelle relazioni, è una risposta interiore, un flusso biochimico che, come la tavolozza del pittore, può assumere toni e intensità diverse che la mente è abituata a etichettare con un nome.

Sensazioni ed emozioni nascono dentro di noi, attraverso una complessa rete di reazioni che coinvolgono il corpo, la fisiologia, la chimica e lo psichismo. Hanno molte funzioni, poiché la natura ha sempre uno scopo nei suoi disegni, per esempio fissare nella memoria informazioni che altrimenti sarebbero solo temporanee e, anche, facilitare l’apprendimento.
Nessuno e niente, né con le parole né con le azioni, le può mettere dentro di noi; la “sorgente”, la ”fonte”, è nostra e, proprio per questo, è a nostra disposizione. Questa informazione è una delle principali dell’approccio di gestione emozionale chiamato “Intelligenza emotiva”; è un principio che, nella sua semplicità, ci ricorda che siamo responsabili di ciò che proviamo e, ovviamente, di ciò che facciamo di questi sentimenti. Ma ci serve anche per altro.

Ogni giorno, ogni alba, arriva a ricordare che la natura delle cose è: al buio segue la luce, segue il buio, segue la luce… Il disegno della vita, in tutti i suoi aspetti, è lo stesso continuo alternarsi di lati diversi e complementari, ognuno necessario e utile.
La speranza è il sentimento che è generato dal profondo del cuore, che conosce quest’aspetto dell’esistenza ed è in grado di vedere e di sentire che la luce, reale o metaforica, ritornerà, anche se in quel momento c’è solo buio ed ombra, sconforto e tristezza.

Questa fiamma è viva e arde nel profondo di ogni essere umano. Quando il buio e lo sconforto hanno la meglio, pur accogliendo questa parte dell’esperienza, abbiamo la possibilità di rivolgere la nostra attenzione al profondo del nostro essere e lasciare che dà lì emerga, prima flebile, poi vigorosa, la forza dell’intento, il seme della speranza. Etimologicamente intento indica un movimento dinamico, il tendere volontariamente sia verso un atto di comprensione sia un’azione. A volte il passaggio dallo sconforto alla speranza, dalla passività al dinamismo dell’intento, nasce spontaneo dentro noi esseri umani; altre volte no, e proprio allora l’immagine dell’alba, metafora del continuo naturale trasformarsi delle energie della vita, può essere un riferimento significativo.

L’informazione è dentro di noi, la fonte vitale è dentro di noi: possiamo avere accesso a queste risorse interiori con un atto di volontà, con un processo immaginativo, con uno strumento corporeo. Così come il cuore è l’organo che batte e guida l’incessante alternanza dei ritmi vitali, un altro aspetto corporeo ricalca questo disegno e lo differenzia al tempo stesso: il flusso dell’alternarsi del respiro. Le reazioni biochimiche prodotte dalle emozioni modificano gli schemi respiratori; allo stesso tempo possiamo guidare il respiro modificandolo e questo porta a un cambiamento nelle sensazioni percepite. Nel buio dello sconforto quindi, se la luce della speranza e dell’intento non trovano spontaneamente il modo di frasi strada, abbiamo una risorsa di vita, di forza, di energia a nostra disposizione: il respiro.

 

 

 

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