superbo-davvero-o-per-fintaQuanto è sicuro di sé il superbo DOC?
Tanto da sovrastare gli altri?
O tanto da farsi notare quando si muove, con infinita umiltà, nelle diverse attività quotidiane?
Ci sono tratti scontati di questo carattere, ed altri più nascosti e inaspettati. Luci ed ombre si combinano, per rendere la reale profondità di questo ritratto: il superbo.

"Chi si loda s'imbroda" diceva mia nonna.

In altre parole: chi si vanta dei suoi meriti finisce per darsi danno.
Eppure negli ultimi anni da più parti si rileva che una scarsa stima di sé – il non riconoscersi i propri meriti – è un danno per sé e per gli altri. Allora dove sta la verità? Mai come in questo caso, la verità sta nel mezzo.

Penso che con questo detto mia nonna intendesse mettermi in guardia dalla superbia. Cioè da quel vizio capitale, o peccato che dir si voglia – definito proprio come esasperata stima di sé e dei propri meriti – che si evidenzia con un costante atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri. Il superbo è uno che si vanta di se stesso in un modo molto particolare: sminuendo il valore degli altri. Detta in altre parole: il superbo vince, quando chi gli sta intorno... perde!

In apparenza, si tratta di una persona con un livello di autostima invidiabile. E in un primo momento, in effetti, di fronte a un superbo si può provare invidia. Ma a lungo andare, se la nostra autostima è media, dal superbo fuggiamo; perché non ci va poi più di tanto di essere umiliati.

In realtà chi è superbo si conosce pochissimo, e ha un livello reale di autostima così precario, che non è neppure in grado di ammetterlo a se stesso. Infatti, i superbi sfuggono da tutte le situazioni in cui possono essere messi in discussione, o in cui è necessario essere autentici. Come le relazioni affettive.
La realtà che un superbo descrive è sempre quella che lo mette in miglior luce. E se un altro lo supera nel successo, il superbo prova una incontenibile e logorante invidia.

Dove c’è ombra, c’è inevitabilmente anche luce e, in questo caso, la forza nascosta in questo vizio è proprio l'elevata autostima. Chi si stima veramente, lo fa al di là del riconoscimento altrui e indipendentemente dalle sconfitte che riceve. Chi ha una solida autostima non nasconde i suoi successi, ma non ne fa neppure un continuo vanto. E quando qualcuno raggiunge pari o maggior successo, riesce a gioirne: sa essere fiero di sé, senza diventare spocchioso.

Il superbo invece non conosce i propri limiti (per la religione cattolica il peccato di superbia è quello originale in cui l’uomo si mette al pari di Dio), e neppure i suoi veri talenti. Di solito fa ciò che è giudicata, socialmente, la cosa migliore (o dice di farlo!). Una persona che ha autostima è consapevole dei suoi talenti, li mette in pratica in modo originale, accettando i propri limiti. Magari, di tanto in tanto, si sforza di superarli almeno un po', ma senza uscirne distrutto: sa di non essere Dio, e al contempo ne riconosce una parte dentro di sé.

Ma... è superbo anche chi mostra una falsa umiltà.
Ovvero, chi è umile solo affinché questa qualità gli sia riconosciuta dagli altri. Gli stessi, per cui mette cura nel far notare quanto sia buono e bravo.
E allora, per trasformare questo vizio in virtù, non occorre lavorare sull’umiltà, ma alla costruzione di un'autentica stima di sé. Che sia profonda, non sostenuta dal mancato bisogno di riconoscimento, ma dalla capacità di riconoscere ciò che si è realmente, per poi agire a proprio e altrui vantaggio.

 

 

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