testa-o-croce-avarizia-e-il-denaro-come-mezzoUna delle più grandi invenzioni dell'uomo, il denaro, può essere fonte di soddisfazione e di frustrazione. Una risorsa per i propri progetti, o un impedimento che rischia di allontanare dai reali valori? Tra ambivalenze e polarità, tra risorse ed impedimenti, ecco raccontata un'esperienza diretta a cui è possibile accostare la propria. Il denaro: testa o... croce?

Soldi, denaro, quattrini. Parole che nel sentirle evocano svariate immagini: uno scrigno sfavillante di monete, una villa lussuosa, una vacanza da mille e una notte, oro, gioielli…

Visto sotto questo aspetto, il denaro rappresenta quello che viene comunemente definito un privilegio riservato a pochi. Tuttavia c’è pure chi vede il denaro come un mezzo per realizzare il proprio sogno nel cassetto, le proprie aspirazioni. L’intervista che ho fatto a Clara, musicista professionista, aiuta a far luce sul valore del denaro.

Cos’è per te il denaro?
”Quando parlo di denaro mi si presenta davanti agli occhi l’immagine di un pentagramma in cui le monete diventano le note da suonare. Il denaro, come la musica, rappresenta per me un mezzo di comunicazione, di relazione, di scambio. Quando questo non avviene tutto si ferma. Se uno spartito non è suonato o cantato, resta il silenzio. Se il denaro non circola, la vita si blocca e ristagna. Il denaro, del resto, mette in relazione il mondo intero. Basti vedere come la crisi di un solo paese ha mandato in tilt l’economia delle società mondiali. Il denaro di per sé non è il problema, il problema è l’avarizia, cioè il trattenere e l’accumulare ciò che invece dovrebbe fluidamente circolare”.

Quindi per te il denaro è un mezzo, uno strumento di scambio?
“Si, il denaro l’ho sempre considerato un mezzo, non un fine. E’ un mezzo, come lo è uno strumento musicale che mi permette di suonare. Grazie ad esso, raggiungo il fine: posso esprimere tutta me stessa, la mia unicità, la mia creatività. Il denaro quindi lo percepisco come un’opportunità, un tramite che permette di realizzare al meglio quanto già è racchiuso dentro me. Usare il denaro per comprare il superfluo, lo sento invece come una sorta si soffocamento, di stordimento, di distrazione che mi allontana da me stessa e porta a non ascoltarmi.

Il denaro passa nelle mani di tutti noi. Dipende solo da come lo percepiamo, dal valore che ad esso attribuiamo, dall’uso che ne facciamo e dalle aspettative che su di esso poniamo. Mi spiego meglio: se il denaro per me è stato il mezzo col quale ho pagato gli studi che mi hanno permesso di svolgere la mia attuale professione, se posso crearmi l’aspettativa che col denaro potrò acquistare altre partiture da suonare, altri libri da leggere o da studiare, da quel medesimo denaro non posso attendermi la felicità.

La felicità non la trovo nel possedere le cose, ma nell’uso che di esse posso farne. Più sviluppo le mie capacità, le mie conoscenze e più faccio parte del mondo che mi è stato donato. Il denaro quindi entra in gioco come un fattore della mia felicità, ma non può sostituirsi alla felicità stessa. Oggigiorno invece c’è sempre più la convinzione che la felicità derivi dal denaro. Da qui una valanga di preoccupazioni che paradossalmente hanno travolto la felicità. La felicità, così come amore, sentimenti, emozioni, valori, è impagabile e senza prezzo.

Mentre parlo, mi balza alla mente un’ ulteriore analogia tra musica e denaro. Un suono isolato non è ancora una melodia. Pare anonimo. Ha bisogno di essere organizzato per poter divenire musica. A sua volta, la musica, da vibrazione astratta, si materializza non appena viene messa su un pentagramma. Quella partitura prenderà nuova vita e libertà solo quando qualcuno la eseguirà. Da lì si capirà per quale strumento è stata scritta. Da lì si comprenderà il significato di quella melodia, la sensibilità del compositore che l’ha scritta e del musicista che la suona.

Così il denaro. Di per sé il denaro è neutro, non rappresenta nulla. Pare anonimo, morto. Su un conto corrente bancario appaiono semplicemente dei numeri. Poiché rappresenta la risorsa materiale da cui attingere, il denaro prenderà nuova vita solo quando sarà speso. Dall’acquisto, uscirà il significato che una persona ha dato a quel denaro. Il denaro è quindi “interscambiabile”. Questa interscambiabilità dà a ciascuno la libertà di attribuire un potere al denaro, un potere che sarà diverso e soggettivo. Probabilmente è in questo modo che si è giunti alla convinzione che il denaro va considerato per gli effetti che il suo potere produce. Ha perso il suo ruolo originale di mezzo per diventare un fine, un fine onnipotente: il “dio soldo”.

Se col potere del denaro comprassi per me tutti gli strumenti di un’orchestra, cosa me ne farei sapendo che una sinfonia richiede il loro simultaneo intervento, mentre io ne posso suonare solo uno per volta? Speso in questo modo, il denaro rischia di trasformarsi in avidità”.

Parlavi del denaro anche come risorsa: c’è analogia tra denaro, respiro e counseling?
“Caspita, eccome! Counseling e respiro, così come la musica, sono tutti strumenti, mezzi e risorse. Sono il “denaro” interiore che abbiamo a disposizione per ascoltarci, per sfruttare al meglio la nostra unicità, autenticità, le nostre potenzialità e i nostri talenti. Usiamoli!”

Ringrazio Clara. Come ogni medaglia, anche il denaro mostra le sue due facce: l’una funzionale, l’altra molto meno. Dipende da ognuno di noi, dai nostri valori e dalle nostre consapevolezze l’abbandonare i pregiudizi sul denaro per riabilitarlo nella sua veste originaria di mezzo, strumento e risorsa utile all’esistenza e all’espressione di sé.

 

 

linea-diretta

CONTATTO RAPIDO

Newsletter

Per ricevere gli aggiornamenti sugli eventi Insight iscriviti alla nostra newsletter


captcha

Insight Scuola di Counseling a Mediazione Corporea
Via Guido D'Arezzo 19 - 20145 - Milano Tel: 3276828931 - CF 97375660152 - P.Iva 07462360962