bastone-e-carotaVivere appassionatamente e con intento: il contrario dell'accidia. Per farlo, occorre sapersi motivare verso ciò che si fa. Si dice che siano disciplina e premi a farlo nel migliore dei modi, ma quando si lascia "bastone e carota" in mano ad altri, si corre il rischio di inseguire qualcosa che non si desidera realmente. Quali sono i principali modi in cui si boicotta il vivere con pienezza le cose di ogni giorno?

Facciamo con interesse cose che altri riterrebbero semplicemente impensabili.

Ci stupiamo quando altri fanno con entusiasmo attività, che non ci solleticano nessuna emozione, se non noia e voglia di dedicarci ad altro...
Ci rilassiamo impegnandoci in un qualcosa, che per qualcuno è il prezzo da pagare per essersi precedentemente rilassato.
Che strano... Siamo tutti solo meravigliosamente nevrotici?
Nevrotici sì. Ma anche vari e unici, complicati e poliedrici, irrazionali e geniali, determinati e semplici. Così siamo noi, gli esseri umani.

In una cultura che insegna a puntare il dito verso ciò che non vogliamo, investiamo poco tempo nell'identificare ciò che desideriamo.
Per le nostre preferenze abbiamo elenchi codificati a priori da altri che, si dice, li abbiano pensati per il nostro bene. Respirandoli quotidianamente nelle parole della società e dei media, finiamo per contarli nella preziosa miscela di gas a cui dobbiamo la nostra presenza fisica qui.

Ma forti di autonomia e intraprendenza, girando le spalle agli scaffali delle conquiste preconfezionate, possiamo anche fermarci e chiederci per cosa, realmente, perdiamo il senso del tempo; che cosa, ci appaga nella semplice azione del farlo; in cosa, sentiamo la soddisfazione dell'azione nel suo svolgersi, al di là di obiettivi che riducono l'azione nel mezzo, o peggio, nello scotto da pagare per il loro ottenimento.

Passioni, valori, bisogni reali, attivano il nostro agire. Ci fanno sentire motivati perché l'atto stesso di perseguirli porta un compenso nella nostra vita: continua, e continuerà ad accadere. Anche se fingiamo strenuamente di muoverci spinti da fattori esterni a noi.

Dedichiamo volentieri tempo non retribuito per aiutare un collega che è nostro amico.
Come non ci sono soldi che valgono il tempo speso con chi non sopportiamo.
Ma ci arrabbiamo ogniqualvolta un bisogno che nasce da dentro di noi (essere soddisfatti della propria vita, essere felici, sentirsi amati...) non viene appagato da fattori esterni (cellulare nuovo, TV di dimensioni semicinematografiche, vestiti ultima moda...). E anche per il viceversa.

Ci convinciamo di poter compensare con qualche complimento, bisogni concreti come quello di aver abbastanza denaro per potersi concedere una vacanza: quanto ci costerà non sentirci più riconosciuti?
Cerchiamo di sentirci meglio al lavoro inseguendo un aumento di stipendio, mentre sappiamo di fare un lavoro che in realtà non ci piace: quale cifra può sistemare tutto?
• Riprenderci bastone e carota, e guardare cosa ci porta ad essere attivi verso ciò che desideriamo.
• Fermarci a sentire la nostra parte istintiva che spinge in precise direzioni.
• Decidere la qualità della nostra risposta.
Tre passi per conoscere le nostre personali leve, così che possiamo attivarle da soli quando vogliamo. Perché finché pretendiamo che “motivatori esterni” nutrano la nostra interiorità, o che i nostri ideali paghino le bollette, un amaro destino di frustrazione e accidia ci attende.

Potremmo anche, con un po' di allenamento, imparare ad essere abili druidi che mescolano sapientemente ingredienti giusti, per spingerci addirittura... a fare ciò che amiamo fare! A che prezzo? Con che ricompensa?
Qualcuno guarderà un po' stranito la nostra barba bianca, mentre siamo a chiederci cosa ci piace realmente, e come possiamo creare circoli virtuosi nella nostra vita.
Ma forse impareremmo, prima o poi, ad evitare di dedicare anima e corpo a ciò che finisce per affamare l'anima e indebolire il corpo.

 

 

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