quando-parla-accidia-da-ascolto-ad-integrazioneLa voglia di strafare e la voglia di non fare nulla: due opposti che si alimentano dell'energia vitale di una persona. A supporto dei propri clienti in una sessione di Counseling, ma anche per sé stessi, ecco alcuni punti di vista utili per definire un "ABC" del cambiamento. Una griglia pratica e facilmente utilizzabile, per accompagnare (o accompagnarsi) verso il senso di movimento interiore, generato dall'andare verso i propri obiettivi.

Motivazione interna significa saper entrare in azione per la soddisfazione intrinseca che l'azione stessa ci dà, non spinti da una ricompensa esterna. La maggior parte degli hobby si basano su questo principio, ma anche la capacità di portare avanti un progetto a lungo termine o la forza per affrontare un cambiamento sono fondate su questa spinta interiore.

La tendenza a ricercare sfide, ad espandere le proprie capacità, ad imparare è un impulso naturale nei bambini sani che sono spontaneamente curiosi, attivi e giocosi anche in assenza di una ricompensa specifica. Ciononostante mantenere ed accrescere questa inclinazione naturale richiede un ambiente di supporto, in mancanza del quale si può invece facilmente disperdere. Come nel soggetto accidioso, incapace di mobilitare forze ed energie interiori per i propri scopi e progetti.

Un'efficace chiave di lettura della carenza di motivazione interna ci viene dal concetto di Intelligenza Emotiva di Goleman.
Nella sua prospettiva, la capacità di auto-motivarsi, andando oltre gli insuccessi e le frustrazioni della vita con un senso di sereno ottimismo, è strettamente collegata alla consapevolezza e gestione delle emozioni.

In particolare l'accidia – letta abbattimento, depressione, perdita di significato - risulta essere il prodotto di un “ristagno emotivo”, nella maggior parte di casi rabbia, che non trovando un canale esterno sano di espressione si ritorce all'interno, “divorando” l'energia vitale della persona.

Se l'emozione predispone all'azione, un eccessivo auto-controllo o repressione emotiva è causa dell'inibizione del movimento. Così non si riesce a dare inizio a un progetto, si rinvia, si indugia.

All'estremo opposto, l'incapacità di controllarsi emotivamente e di posticipare la soddisfazione del bisogno ad un tempo successivo, può rendere la persona molto vulnerabile alla frustrazione e allo scoraggiamento, impedendole spesso di sentirsi motivata in progetti che prevedono tempi lunghi di realizzazione.

Se nel primo caso è fondamentale imparare a “scaricarsi” utilizzando sia tecniche di rilascio emozionale, sia tecniche corporee che rimettano in moto l'energia vitale, nel secondo può essere opportuno suddividere un progetto a lungo termine in una serie di sotto-obiettivi più veloci da raggiungere, che diano alla persona un senso di soddisfazione e movimento.
Un altro aspetto legato alla scarsa motivazione interna è la tendenza a procrastinare, ossia a rimandare l'azione. Spesso questo meccanismo è una difesa che ha l'intento di proteggere la persona da quelle che prevede essere possibili conseguenze negative delle proprie azioni – valutazione in genere irrealistica ed esagerata che frena ed inibisce anche progetti o movimenti positivi.
Compito del counselor è in questi casi accompagnare il cliente nell'esplorazione delle proprie paure specifiche e credenze legate all'agire: la paura di fallire, così come la paura del successo; la paura di ricevere una reazione negativa dagli altri, di essere rifiutato o di non essere abbastanza bravo.

A volte il procrastinare è legato alla tendenza al perfezionismo. In altre parole, voler fare le cose in modo perfetto spesso blocca del tutto il movimento.

Accettare il fatto che nessuno è perfetto è un primo passo per recuperare la forza motivante, così come imparare a ricevere feedback e ad accettare errori e fallimenti come parti del processo stesso, che rendono possibili nuove strategie e riformulazioni.
Un'altra efficace ristrutturazione cognitiva che può aiutare l'accidioso a recuperare energia, concentrazione ed attenzione, sta nell'imparare a focalizzarsi sul processo invece che sul risultato: il che significa stare in tempo presente con quanto è richiesto nell'ora.

Il modo più semplice per apprendere a stare in tempo presente è attraverso il corpo: portare attenzione alle sensazioni corporee ci mette istantaneamente nel qui e ora. In particolare, l'attenzione al respiro nel corpo è un'importante chiave di accesso alla dimensione del presente.

Corpo e respiro utilizzati consapevolmente riportano la persona a contatto con il qui e ora, quindi oltre le afflizioni di una mente impegnata nella formulazione di profezie negative per il futuro o nel rimuginio incessante di esperienze passate.
Nel qui e ora è possibile entrare nuovamente in contatto con la pienezza della propria energia vitale, recuperando forze disperse.
La percezione fisiologica (ossia non limitata ad un mero concetto cognitivo, ma intrinsecamente legata al corpo) di queste forze è il miglior motore attivante, capace di infondere nuovo ottimismo e nuova “voglia di fare” nei nostri clienti e di sviluppare un ritrovato senso di auto-efficacia ed empowerment.

 

 

 

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