brutto-anatroccoloTema dibattuto nei talk show, immancabile nelle sit-com, argomento da gossip per tutte le stagioni. E anche tema di vergogna, fabbrica di sensi di colpa, elemento di disagio: l'omosessualità. Eccola, guardata dal punto di vista del counseling, per supportare un cliente nella suo viaggio verso la propria autenticità: da brutto anatroccolo a cigno.

L'uovo che non si schiudeva

Tutti i brutti anatroccoli sono potenzialmente maestosi cigni. E perché uno pseudopapero abbracci la sua reale essenza e decida di dispiegare le ali, è necessario uno specchio d'acqua che gli consenta di vedere e rimirare chi egli è.
Ogni essere umano è un brutto anatroccolo, quando prova a vivere preferendo i panni di qualcun altro ai propri. E il maestoso cigno, promessa di incontrollate e potenti spinte interiori, è il risultato di percorso dentro di sé, che ha tutte le caratteristiche di una rinascita: buio, passaggi stretti, eccitazione di cambiamento, luce, scarica emotiva, respiro, e finalmente espressione.
Da “Il Brutto Anatroccolo” prendiamo in prestito la simbologia per parlare di tendenza attualizzante, e vedere come può il counseling lavorare nell'ambito dell'orientamento sessuale, con uno sguardo a ciò che può muoversi nel cliente, e qualche possibile spunto per il counselor.

Percezione della diversità
Quando il conflitto tra stereotipi sociali (da cui siamo bombardati) ed archetipi interiori (da cui siamo abitati) raggiunge la soglia critica dell'inadeguatezza, la propria unicità viene percepita come inappropriata diversità. Una persona che si scopre omosessuale, si trova a fare i conti con qualcosa dentro di sé, abbondantemente sottoposto a giudizio e a critica da parte di molti ambiti di vita sociale.
Positivamente o negativamente che sia, tutti sentono il diritto e il dovere di sindacare su aspetti di vita estremamente concreti per gay e lesbiche: abitudini sessuali, visibilità, legittimità delle coppie, moralità o meno, eccetera. Chi ha visto che l'etichetta eterosessuale non gli si addice, non sarà allora certo in smania per averne un'altra così tanto discussa. Che fare?
Pazienza, rispetto, ascolto: questi gli ingredienti per consentire che il cliente, un passo alla volta, dapprima riconosca i propri colori e poi li scelga. Essere presenti, perché la parte evolutiva lo conduca a ritroso lungo il sentiero che dalla percezione dell'unicità ha condotto a quello di una condannata diversità.

Alla ricerca della propria tribù
Se la pratica sessuale sta al primo livello nella piramide di Maslow, salendo si incontrano il bisogno di appartenenza e di intimità sessuale. L'esigenza che affiorerà prima o poi nel cliente, sarà cioè quella di armonizzare la necessità di sentirsi parte di un gruppo, con quella di riscoprirsi individuo, e con quella di rimanere individuo nell'esperienza dell'intimità con un altro membro di questo gruppo.
Se per ogni essere umano, il desiderio di non sentirsi solo è importante, ancora di più lo è per chi vive l'esperienza della minoranza. Spesso ciò che accompagna la percezione della diversità è quello della solitudine: chi altro condivide la mia condizione, e come ha portato “sé stesso” nella propria vita? Domande che, se non trovano risposta, possono andare dalla solitudine all'isolamento.
Latenti o esplicite, queste esigenze agiranno nella vita del cliente. E potrebbe essere necessario proporre un'occhiata più profonda alla propria interiorità, affinché contatti questi bisogni e possa, con i suoi tempi, occuparsi della loro soddisfazione.

Necessità spirituali
Maslow parla dell'essere umano considerandone la totalità dei suoi aspetti, compresa la spiritualità. Quelle che lui chiama esperienze della vetta (peak experiences), e che supportano in modo unico una persona nella ricerca di sé, possono generare un ulteriore attrito nella fase di espressione della propria identità.
L'Italia e lo stato del Vaticano condividono un medesimo territorio geografico con tutta una serie di conseguenze. Tra queste, il fatto che percentualmente la maggior parte degli italiani hanno in eredità dalla propria famiglia di origine un imprinting cattolico. La Chiesa Cattolica, pur non condannando esplicitamente l'omosessualità in quanto tale, invita, al fine di mantenere lo status di fedele, alla sublimazione dell'espressione sessuale. Chi ha sperimentato nel cattolicesimo l'espressione della propria spiritualità, può trovarsi in una situazione difficile da gestire. Questo ambito di vita, come gli altri, può diventare uno step nel lavoro di counseling. Il BreathWork può risultare un importante strumento di integrazione, considerati gli spazi transpersonali in cui il respiro può condurre: espressione di una spiritualità esperienziale e laica. Accanto a questo rimane una buona iniziativa, una piccola ricerca delle molteplici realtà per omosessuali credenti.

In cima alla piramide
Percorrendo i vari piani della piramide di Maslow che dai bisogni primari conducono all'autorealizzazione, provando a calarli nella realtà dell'omosessualità, si può avere una griglia di riferimento per accompagnare un cliente nelle fasi critiche di accettazione ed espressione. Al di là di ogni riferimento teorico, rimane il contatto con l'essere umano, quale che sia il suo orientamento sessuale, a fare da guida.
Omo, bi, etero, trans o qualunque altro prefisso si voglia prendere in considerazione, occorre un attento e realistico cambio di punto di vista: è molto più importante ciò che segue il prefisso stesso! Ogni uomo o donna è un essere sessuale, concepito nella perfezione di un atto che si compie attraverso una profonda intimità fisica.
Tornare alla realtà del proprio corpo, ogni volta che un ideale, un'etichetta, o un'opinione, conduce lontano dalla propria natura, costituisce un potente antidoto a sensi di colpa, giudizi, vergogna.
Ed è in questo contatto con il proprio sé fisico, emotivo e mentale, che un brutto anatroccolo lascia un po' del piumaggio che non gli appartiene. Un gradino in più verso la propria autorealizzazione si compie. E dalla cima della piramide è possibile il volo, ma con un unico tipo di piume: le proprie.

 

 

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