che-rabbia-tutta-questa-rabbiaAnche un prezioso regalo può diventare un peso da portare, se non si sa cosa farne. Come le emozioni: una risorsa potente che per molti costituisce un vero e proprio intralcio, qualcosa che si vorrebbe controllare. Perché quelle che si fa più fatica a dominare, sono proprio le più "scomode"?

Vuoi sapere qual è la tua personale lista delle emozioni incontrollabili? Quelle che riescono a metterti in difficoltà già quando le senti nascere? Semplice!
Elenca come vorresti sentirti sempre, quale vorresti fosse l'umore, lo stato interiore, con cui affrontare la giornata. Fatto? Bene.
Ora scrivi in un altro foglio, gli opposti degli stati d'animo che hai trovato.
Se ad esempio la tua lista iniziale conteneva "felice, professionale, soddisfatto, aperto agli altri...", gli opposti possono essere "triste, approssimativo, frustrato, chiuso in me stesso...".
Prendi ora in mano il secondo elenco e osservalo con attenzione: questa è la "lista nera" delle tue emozioni, quelle che terresti volentieri lontane dalla te, perché quando ci sono... ti mettono spalle al muro!

Impariamo già in tenera età a distinguere le emozioni in buone e cattive. E col passare degli anni, tentiamo di diventare quelle che ci concediamo di sentire, e soprattutto di esprimere. Ci mostriamo agli altri, e a noi stessi, come l'insieme degli stati emotivi “buoni”. Utilizziamo questa immagine come una nostra foto, un nostro biglietto da visita, per le altre persone (e anche per noi stessi!). Ma quando sentiamo arrivare potente l'energia di un'emozione che non sappiamo gestire, una di quelle da “lista nera”, allora... andiamo il tilt. Come mai?

Normalmente diciamo: sono arrabbiato, sono triste, sono allegro. Quando potremmo usare: provo rabbia, sento tristezza, sperimento allegria. Solo carenza di sinonimi?
Pigrizie linguistiche a parte, rendiamo in parole un tranello in cui siamo cascati: la sensazione di diventare l'emozione provata.
Quando ci identifichiamo con un'emozione, andiamo inconsciamente a sbirciare se appartiene alla lista dei “Buoni” o dei “Cattivi”. E attribuiamo così, anche a noi che la proviamo, lo stesso valore e lo stesso giudizio.

A questo punto manifestare o no il nostro stato d'animo, diventa una questione di contesto: a seconda che sia o meno socialmente accettata l'espressione di ciò che proviamo, significa: mostrarci buoni o mostrarci cattivi.
Ogni volta che pensiamo di non poterci esporre con ciò che stiamo sperimentando, automaticamente attiviamo dei comportamenti finti ma esternabili: delle maschere."Sono invidioso". "Non farlo vedere, sorridi!"
"Mi ha ferito e mi viene da piangere". "Non se ne parla proprio: va' via indignato e basta!"
"Ho una rabbia che spaccherei tutto". "Controllo!!! Riordina compulsivamente la tua scrivania."

Dimentichiamo qualcosa? Sì! Che ogni emozione che proviamo ha dei messaggi da comunicarci, che sono fondamentali per la nostra vita e per il nostro benessere.

Il complesso meccanismo che governa le emozioni, quando reprimiamo alcuni stati d'animo, reagisce facendoli provare con maggior frequenza, rendendoli visibili nelle persone intorno a noi, trasformandoli in disturbi fisici. Tutto purché riusciamo a ricevere il messaggio che hanno per noi.

Cinque passi verso una sana gestione della vita emotiva.
1. Recuperare l'arte di ascoltare il corpo, luogo in cui le emozioni si manifestano e si muovono.
2. Abituarsi a chiamare le emozioni col loro vero nome, invece dei soliti “Sto bene”, “Sto male”.
3. Ampliare i propri punti di vista sulle emozioni, riscoprendo doni e i messaggi che portano.
4. Sviluppare un atteggiamento di non giudizio nei confronti di ciò che si prova.
5. Imparare quali sono le strategie per esprimere in modo sano le proprie emozioni.

Disidentificarsi dalle emozioni, imparando a sperimentarle, ascoltarle, esprimerle: questa la ricetta per un sano mondo emotivo. Facile a dirsi, e nemmeno troppo complesso a farsi. Da soli o ben accompagnati, in un percorso verso una maggiore serenità ed autenticità.

 

 

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