dai-tempo-al-tempoDifficile che a qualcuno non sia successo almeno una volta.
Magari per la dieta, o per il corso d'inglese, o per la palestra.
Almeno una volta tutti e poi, come in ogni cosa, ci sono quelli che lo fanno sempre.
Parlo del rimandare.

In perfetto stile Bridget Jones, tanti buoni intenti slittano di settimana in settimana, di mese in mese, e quasi senza rendersene conto è già tempo di farne di nuovi. D'altronde... con i ritmi odierni... con questa società avvizzita da Internet nel suo snaturalizzarsi delle relazioni... con questa crisi che non lascia più spazio per nulla...
Alibi, alibi, e ancora alibi. Questi, crisi o no, non ce li facciamo mancare mai!

Se qualcosa suona familiare, sappiate che questo modus operandi ha un nome: si chiama procrastinazione. In parole semplici tendenza a rinviare al domani, in uno o più settori della propria vita. Non una sola volta, ma con instancabile costanza.
Programmare cose che non si faranno mai, può dare un gradevole senso di cambiamento imminente. D'altronde, tutto inizia dalla dichiarazione di un intento che, a volte, è la piuma con cui si possono solleticare le proprie risorse, per risvegliarle. Ma quando il procrastinare è troppo, può nascere uno stressante senso di bassa autostima. E ci si può percepire come pieno di buone intenzioni, senza mai combinare nulla! Come mai succede tutto questo?

La dott.sa Rosa Francesca Capozza su opsonline.it, descrive così le cause del continuo indugio:
“La tendenza a rinviare non è un aspetto innato della nostra personalità o del carattere. È un’abitudine, un atteggiamento che, in quanto tale, può essere modificato. Da dove deriva questa tendenza che immobilizza la persona ed accresce il suo senso di disagio?
Le motivazioni possono essere molteplici, ma tutte sono riconducibili al sentimento della paura. Infatti, dietro la tendenza a rinviare si nasconde il desiderio di sottrarsi ad un compito, semplice o complesso che sia, in relazione ad una o più paure personali.”
Di cosa avere paura, tanto da indurre all'atto del continuo rimandare?

Per citare solo alcune delle paure elencate dalla dott.sa Capozza, ecco qui un'utile lista da consultare: paura di non essere perfetti, paura dell'ignoto, paura dei giudizi altrui, paura di avere successo (addirittura?!), paura del cambiamento, paura di finire, paura di prendere la decisione sbagliata...
Di paura in paura, ognuno di noi ha i propri cavalli da battaglia da schierare a supporto del non-iniziare; e conoscerli aiuta. Dopo di che, in un modo o nell'altro, bisogna cominciare.

Counseling? Sì, grazie: la presenza e la collaborazione di un'altra persona, che condivide il proprio intento di rompere questo schema del rinviare, partendo da un obiettivo concreto e motivante. Ecco cosa accade, nell'affrontare in un percorso di counseling questa difficoltà.
In una relazione sana e proficua, counselor e cliente lavorano per solleticare risorse, favorire l'adozione di nuove attitudini, e affrontare costruttivamente paure specifiche.

“Chi ben comincia è a metà dell'opera!” e, tanto per cominciare, si può provare una strada differente da quella ripetutamente percorsa dei propri inizi mancati. Una relazione in cui si svela l'opportunità di identificare dentro di sé le radici di quest'abitudine e riprogrammarle.Un'opportunità da considerare. Forse un'altra voce nell'elenco delle cose da rimandare, forse l'inizio di qualcosa di nuovo. Ad ognuno la responsabilità della propria scelta.

Bibliografia (suggerita dalla dott.sa Capozza)
Emmett, The Procrastinators’s Handbook, Walzer & Co.,2001
Slavin, Kriegman, The Adaptive designe of the Human Psyche, New York, Guilford Press, 1992
Epstein, Thoughts without a Thinker, New York, Basic Books, 1995.

 

 

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