2012-finira-tempoFra i tanti argomenti che si possono prendere in considerazione parlando di tempo, uno tra i più coinvolgenti è sicuramente quello della fine. Su questo tema, negli ultimi due decenni, c’è un gran discutere in relazione alla oramai prossima data del 21.12.2012.

A quanto pare il calendario Maya termina a questa data e, sulla base di questa ed altre informazioni, si sono diffuse molte teorie; una di queste ipotizza una catastrofica fine del mondo nel giorno del solstizio del 2012. In perfetta visione apocalittica, sono previsti blackout energetici in interi continenti, con conseguenze distruttive a catena per il nostro pianeta. La fine del mondo, la cessazione della specie umana e della vita, forse anche del tempo, ci aspetta?

Prima che panico e ansia abbiano il sopravvento, è preferibile sapere che, su questo tema del "cosa accadrà nel 2012", esistono varie teorie, sia catastrofiche sia di altro genere. Per esempio alcuni gruppi spirituali, sulla base d'informazioni contenute nelle tradizioni di antiche culture di varie parti del mondo, ritengono che alla data in questione avverrà un grosso cambiamento positivo per il genere umano. Insomma, gli eventi possono essere diversi a secondo di come sono guardati, o meglio, percepiti.

Una riflessione da fare è sicuramente che da quando l’uomo è sulla Terra ha sempre temuto la fine del tempo/mondo. Forse, all’interno di questa paura c’è la somma di altre paure che accomunano gli esseri umani: dell’impotenza quando qualche cosa cessa e non è controllabile, della sofferenza per la perdita di uno stato, dell’angoscia del mistero della morte.

Sul 2012, come spunto che aggancia il tema della fine del tempo, e su alcuni meccanismi attuali che riguardano lo "scorrere delle lancette", una fonte singolare d’informazioni e d’ipotesi è il sig. Gregg Braden. Il suo c.v. merita di essere letto:"… designer esperto di sistemi informatici (Martin Marietta Aerospace), geologo informatico (Phillips Petroleum), supervisore operativo tecnico (Cisco Systems). Da circa vent’anni conduce ricerche in vari paesi del mondo, cercando di unire al suo background nelle scienze meccaniche la saggezza delle tradizioni del passato; è considerato un’autorità nel collegare le conoscenze antiche di varie culture con la scienza e la medicina moderne..."

Già nel 1995 Braden aveva puntato la sua attenzione su alcuni fatti importanti; uno di questi era che un’ enorme quantità di persone (quantità tutt’ora in aumento) definiva la propria percezione del tempo come "accelerato". A sedici anni di distanza tutti abbiamo ben chiaro come oggi il lamentarsi del "tempo che manca", dello "scorrere più veloce del tempo", della fretta che incalza quotidianamente, sia comune e diffuso.

Braden ha una visione sistemica del creato: ogni parte dell’universo, dal "macro" al "micro", è viva ed è in relazione con il tutto; ogni cambiamento di una parte influenza direttamente o indirettamente i cambiamenti delle altre. Stanno avvenendo alcune cose nel sistema solare, cambiamenti magnetici ed elettromagnetici, che stanno generando vari fenomeni sia nei pianeti (il magnetismo terrestre si sta invertendo; questo fenomeno avviene ogni 11mila anni) sia su noi esseri umani. Per arrivare a questa conclusione, Braden chiama in causa le tempeste solari, Giove (che è un pre-sole, non un semplice pianeta), il nucleo terrestre, l’inversione dei poli. Ma non si ferma qui, arrivando a trovare elementi a sostegno delle sue tesi anche in alcune informazioni ricavate dalla civiltà egizie ed ebraica, da quella Hopi e Maya. Un "file rouge" che tocca quasi tutti i continenti e che unisce scienza a "fantascienza".
La conclusione di questo ricercatore singolare ed eclettico è che stiamo per vivere una "resurrezione": elementi cosmici, geologici, elettromagnetici si stanno combinando secondo un piano macroscopico e ciclico, già avvenuto millenni fa, che avrà tra gli altri anche effetti sulla coscienza degli esseri umani.

A parte la singolarità e il fascino delle ipotesi di Braden, una riflessione sul tempo, prima di una riflessione conclusiva.
Aver codificato il tempo secondo ritmi convenzionali (alternanza giorno/notte e le "porzioni" di luce/buio, ore, minuti, secondi) è stato utile per gestire alcuni aspetti della vita pratica; il lato meno utile è che questo criterio convenzionale suscita una percezione lineare del tempo (supportata anche dal ciclo vitale umano nascita-crescita-morte). Invece l’immagine che meglio rende il senso autentico del tempo è quello del continuum: non c’è inizio e non c’è fine. Neanche nel 2012.

Restano le paure umane, questo complesso e sfaccettato sistema d’interazione con l’ambiente che sono le emozioni e, nel caso della paura, la sua funzione di salvaguardia della sopravvivenza. Fine del mondo/tempo? Forse. Può darsi. Non è certo. Di sicuro c’è una missione da compiere: la piena consapevolezza delle emozioni, della loro natura e funzione, di come gestire in modo efficace per la propria esistenza. Vivere pienamente il "qui e ora" – l’unico tempo che esiste –, celebrare la vita, è il solo antidoto possibile.