tempo-della-vitaSemioscurità, rumori ovattati, fluttuazione, spazio contenuto, condizione anfibia.

Sono questi i riferimenti che scandiscono il tempo della venuta al mondo di un essere umano. Un tempo quasi sospeso, privo di tutti quegli elementi che invece “martellano” le giornate di una persona adulta.

Il tempo intrauterino è un tempo di generazione e di crescita, è una dimensione nella quale non è necessario fare nulla per essere. Non c’è respiro, non c’è azione, non c’è risultato. Eppure si compie il progetto di qualche cosa di immenso e sacro, la vita.

Un ritmo permea questo lungo spazio, il battito attutito del cuore, lo scorrere del sangue, il sonno e la veglia della madre. Tempo, ritmo, alternanza: il disegno della natura. Un disegno che nasce nell’invisibilità del concepimento, attimo dopo attimo procede moltiplicando le cellule, dà forma, specializza, prepara, sviluppa. Senza fretta, ma inarrestabilmente, conduce al Cambiamento: dalla simbiosi al distacco, dalla semioscurità alla luce, dal galleggiamento alla gravità, dall’ambiente limitato allo spazio aperto, dall’assenza di respiro al respiro, dal tempo sospeso al tempo scandito da orari, abitudini, convenzioni.

Fretta, pressione, fare riferimento solo a ritmi esterni e innaturali, troppa identificazione nel fare, spinge l’organismo e la psiche in una direzione tensiva e di falsa efficienza; disturbi e malesseri sono il prezzo pagato. Nel profondo delle cellule di ogni essere umano è scritta l’esperienza del tempo della propria venuta al mondo; per quanto siamo adulti ed indaffarati, c’è una parte dentro ad ognuno di noi che è in grado – quando serve – di ritornare vicino a quella dimensione. La risorsa inestimabile sta proprio in questo: ricordare che il tempo non è uno, che non è lineare, che quello scandito da orologi e calendari è una convenzione, non una realtà assoluta. Da qui alla scelta del proprio tempo, in quel momento, la via è breve.

L’essere umano è duplice in molti suoi aspetti, fisiologici e psichici; l’alternanza di simpatico-parasimpatico guidano attività organiche e mentali. Anche i bisogni sono soggetti a questo schema: sia in quelli di base sia nei più sofisticati, la naturalezza delle cose è nel variare dalla pausa all’attività, dal sonno alla veglia, dalla ricettività all’estroversione. Stimoli esterni, abitudini e inconsapevolezza possono rompere questo delicato equilibrio e il corpo lo manifesta. Perciò bisogna ascoltarlo, perché è autentico in ciò che dice e saggio in ciò che esprime. Non un vivere nel limbo, piuttosto avere coscienza e cura della possibilità di scegliere in che tempo stare, tendendo come riferimento anche il tempo della vita.