Intervista di Milena Screm a M., dirigente in un'azienda multinazionale

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L'incontro di M. con Insight e con me risale ad alcuni anni fa e, dopo un percorso individuale di Counseling a mediazione corporea, vista la sua forte ricettività, ho suggerito un'esperienza di gruppo sulla gestione dello stress.

In questo corso, durato un fine settimana, oltre alle tecniche di BreathWork e di rilassamento, erano previste anche delle esperienze di Mindfulness. Quest'approccio ha colpito M. ed ora, a distanza di oltre un anno, facciamo un incontro per verificare quale impatto quest'esperienza ha avuto sulla sua vita professionale.

D: Quali sono stati i benefici che ritieni di aver avuto dal corso di Mindfullness che hai frequentato lo scorso anno?

R: Premetto che ritengo che i benefici possibili siano diversi, in quantità e qualità, da persona a persona, dipende ovviamente anche da dove si parte. Dopo un master in PNL e il percorso individuale di Counseling a mediazione corporea Insight, ritengo di essermi avvicinato alla Mindfulness con un buon bagaglio di consapevolezza e di allenamento all'ascolto di me stesso. Sono certo che questi elementi sono stati importanti e che, anche grazie a ciò, il corso frequentato lo scorso anno ha avuto un ottimo impatto sulla mia attività professionale.

D: Puoi parlarci di qualche aspetto in modo specifico?

R: In primo luogo l'aver partecipato al corso di Mindfulness è stato di rinforzo a una cosa alla quale credo fermamente, che in modo sintetico può essere definita con "quello che impari a usare bene con e per te stesso, sei in grado di trasmetterlo naturalmente agli altri". Questo assunto può essere declinato poi in vari modi e, per esempio in ambito lavorativo, si esprime con:
"imparare a essere presenti e consapevoli, senza interferenze, a se stessi, è di grande aiuto per poter essere anche presenti agli altri in modo funzionale", e con
"essere maggiormente presenti a sé stessi, consente maggiore assertività, in modo naturale", e anche
"avere a propria disposizione strumenti che consentono di attingere a risorse ed energie, facilita la possibilità di far emergere le risorse e le energie degli altri".

D: Intendi dire che esiste un rimando naturale tra la qualità dell'"essere" e quella del "fare"? ...

R: Senza dubbio, lo percepisco come un cerchio autoalimentante, un continuum. Inoltre ha anche effetti collaterali da non sottovalutare: infonde un senso di pienezza, di soddisfazione e di fiducia che sostiene le scelte e infonde motivazione. Gli altri percepiscono tutto questo grazie all'empatia e ne sono coinvolti.

D: Puoi fare un accenno a un tuo aspetto specifico che hai visto cambiare grazie a questa esperienza?

R: Me ne vengono in mente due. Ho avuto molti benefici, su questi temi, dal lavoro fatto prima di Mindfulness, sia con Insight sia con un'altra associazione; il corso dello scorso anno (Mindfulness) ha dato una specie di miglior compimento a tutti i cambiamenti che erano già in corso. Nella mia attività professionale precedente a quella attuale, non riuscivo ad essere pienamente efficace e questo mi generava tensioni emotive faticose da gestire. Inizialmente, quando mi sono accorto di tutto questo, ho intrapreso una strada di gestione che si è rivelata poi, in breve per fortuna, fuorviante: pensavo di dover migliorare le competenze tecniche, il "fare". Poi mi sono reso conto che la difficoltà non era lì, ma un po' più a monte: in realtà non riuscivo a svolgere quella professione nel mio modo peculiare, non riuscivo a esprimere chi ero. Impegnarmi, a titolo personale, su questo fronte è stato premiante; c'è voluta attenzione, ascolto, riconoscimento, esercizio, pazienza, tempo, ma ora sono più consapevole, più lucido, più libero, non devo più rinunciare al mio carattere. E i "premi" che ricevo sono due: ho acquisito più sicurezza e vivo la mia professione, oltre che con più soddisfazione, anche con un quel tanto di distacco funzionale a non farmi travolgere dalle cose; gli altri percepiscono quello che io chiamo il mio "punto fermo" e si crea un effetto di sinergia funzionale sia al clima sia al lavoro stesso.

D: Se mi metto nei panni di una persona che non abbia svolto un percorso di crescita personale, può sembrare che ora la tua vita professionale sia perfetta ...

R: Perfetta no; molto buona, molto soddisfacente, in costante miglioramento soprattutto nel mio modo di gestirla e nei feed back che ricevo. Per esempio la possibilità di conflitti, di scontri, c'è sempre; è "solo" molto cambiato il mio modo di gestirli. In passato li evitavo; adesso, la maggiore consapevolezza che ho delle mie emozioni, mi consente un maggiore spazio di manovra nel comunicare. Oggi vivo le emozioni come una risorsa, non più come qualche cosa da combattere o domare; non sono cambiate loro, si è modificato il mio punto di vista e, di conseguenza, la gestione.

D: Una tua riflessione finale?

R: In una fase di crisi come quella attuale, dove l'ansia è dilagante, anche nel mondo del lavoro, dare un contributo fattivo e sostanziale affinché le persone "reggano bene" emotivamente, è fondamentale. La nostra struttura sociale è diventata "liquida", mancano figure di riferimento affidabili, mancano valori, l'incertezza dilaga su più fronti della vita. Tutto questo destabilizza, ovviamente; al tempo stesso può essere anche una grande opportunità: puntare a sé stessi, riconoscere risorse e potenziali, agire concretamente dalla dimensione "micro" per arrivare al "macro". Una piccola rivoluzione che non fa rumore, non distrugge, semplicemente cambia.