Mindfulness:“presenza mentale” o, più semplicemente, “consapevolezza”, questo il significato di un approccio del quale si sente sempre più parlare.

Spesso associata agli ambienti buddisti, la nascita  della mindfulness è legata ad uno sviluppo piuttosto recente della Psicologia Cognitiva Comportamentale. Negli ultimi quindici anni la ricerca ha messo a punto alcuni importanti avanzamenti, che hanno generato un approccio cognitivo comportamentale di terza generazione, basato appunto sulla metodologia chiamata mindfulness

In ambito scientifico le applicazioni sperimentate fino ad ora vanno oltre la psicoterapia e le terapie psicologiche, investendo l’ambito della salute, in particolar modo sulle reazioni generate dallo stress (l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta compiendo ricerche da oltre trent’anni su questo argomento) e sulla prevenzione dei disturbi fisici correlati (ipertensione arteriosa, sindromi dolorose, disturbi del sonno e del ritmo cardiaco, malattie psicosomatiche).  

Se la scienza occidentale ha messo a fuoco su cosa agisce, quali reazioni fisiologiche determina e in quali campi può trovare applicazione, la pratica mindfulness ha le sue radici nelle tradizioni meditative orientali. Questi approcci hanno come denominatore comune la ricerca di uno stato di tranquillità interiore, creato attraverso la non identificazione nella mente e il radicamento nel corpo. Si tratta di imparare, attraverso l’utilizzo di tecniche, a sviluppare un’attenzione consapevole e priva di valutazione alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. Nella mindfulness quest’atteggiamento di accettazione viene coltivato con una pratica quotidiana di esercizi specifici. Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale. Il dr. Jon Kabat-Zinn (University of Massachussets Medical School) e altri hanno studiato gli effetti dell’utilizzo degli esercizi di consapevolezza del momento presente sul cervello, su come sono elaborate le emozioni e gli effetti di tutto questo sul sistema immunitario.

E’ importante sottolineare che il concetto di “accettazione”, insito nella pratica della mindfulness, non deve essere confuso con quello di “rassegnazione”. Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici.

La pratica della mindfulness, quindi, oltre a porsi come strumento di gestione degli effetti dello stress sulla salute, si propone anche di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli, finalizzate alla realizzazione di maggiore ben-essere. Tutto questo si ottiene attraverso tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

Sviluppo della propensione a stare nel momento presente, invece di essere catturati da anticipazioni catastrofiche del futuro, oppure da recriminazioni sul passato. L’attenzione al “qui & ora” è una componente fondamentale di un’antica pratica meditativa, chiamata vipassana, ripresa e rielaborata per la prima volta nel 1990 da Jon Kabat-Zinn nel “Mindfulness Based Stress Reduction program”.     

Prestare attenzione in maniera non giudicante, o con accettazione/accoglienza: riportare i fatti dell'esperienza, piuttosto che le valutazioni della stessa sul piano del “buono” e “cattivo”. Questi sono atteggiamenti che appartengono al sé mentale, in particolare alla sua dimensione dualistica. Carl Rogers parla nello specifico di locus di valutazione interno, ossia il contatto con quel punto di riferimento dentro di sé e non riposto in qualche autorità esterna, psicologo compreso, affinché il processo valutativo organismico, ossia la capacità di dare giudizi su di sé al di là di qualsiasi bisogno di approvazione altrui, possa emergere.

Apprendere a riconoscere i pensieri in quanto tali, e a non considerarli dati di fatto. Questa componente del lavoro basato sulla mindfulness non deve essere confuso con la ristrutturazione cognitiva. Se nella ristrutturazione cognitiva ci si prefigge di modificare le convinzioni ed i pensieri, con la pratica della mindfulness si persegue invece il “decentramento” (Kabat-Zinn, 1999; Segal, Wilson, Teasdale, 2005)  o de-identificazione dai propri pensieri. Nel buddismo questi concetti sono espressi con la frase: “comprendere la natura essenzialmente vacua ed impermanente della mente”.  Con parole più semplici si tratta di imparare ad osservare facendo un passo indietro, osservando la mente, anziché dalla mente: sottile ma sostanziale cambiamento di prospettiva.

La mindfulness aiuta a sentire meglio, piuttosto che a sentirsi meglio; insegna a credere di più alla propria esperienza, ancorata al qui e ora, piuttosto che alla propria mente, ancorata soprattutto a schemi provenienti dal passato e/o a meccanismi difensivi.

Lo scopo ultimo della mindfulness è  quello di promuovere il benessere psicologico, suggerendo impegno personale nella costruzione di una vita significativa e degna di essere vissuta. Mindfulness, in estrema sintesi, è la qualità della consapevolezza che una persona porta in ciò che fà. L'autoefficacia è sostenuta dalla motivazione verso le proprie azioni quotidiane in aree di valore della persona, sempre meno preoccupata del sé mentale, e sempre di più orientata a prendersi cura del valore della propria esistenza.

La pratica mindfulness Insight è integrata nella didattica di Counseling a mediazione corporea: autoconoscenza, espressione e realizzazione di sé realizzati attraverso un percorso che passa dal corpo e dal sentire, con consapevolezza e accoglimento, con una corretta distanza dall’identificazione nel pensiero. Lo strumento principe, ma non solo, è la respirazione: essenza di vita, mediatore tra corpo e mente, fulcro emozionale, riunisce  in un unico gesto innato e naturale funzioni ed effetti che investono tutti i livelli della coscienza.

Natura, buon senso, fluidità, cura, ben-essere, consapevolezza, accoglienza, semplicità: queste solo alcune delle parole chiave di un approccio, la mindfulness, che racchiude la sintesi di tradizioni filosofiche e meditative millenarie, integrate alla concretezza e al pragmatismo della scienza.

Scopri il corso Mindfulness che si terrà ad Insight il 21 ottobre 2017 "Mindfulness: presenza, accoglienza, respiro".

 

 

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