IN CHE AMBITO SI COLLOCA LA “MINDFULNESS”

ARTICOLO-01-Cos-e-la-MindfulnessLa collocazione scientifica di quest’approccio è legato ad uno sviluppo piuttosto recente della Psicologia Cognitiva Comportamentale, la quale ha manifestato la tendenza a mantenersi al passo con la ricerca scientifica e gli sviluppi della società. Negli ultimi quindici anni la ricerca ha messo a punto alcuni importanti avanzamenti, che spingono alcuni autori a parlare di terapia cognitivo comportamentale di terza generazione, basata appunto sulla metodologia chiamata mindfulness. In ambito scientifico le applicazioni sperimentate fino ad ora vanno oltre la psicoterapia e le terapie psicologiche, investendo l’ambito della salute, in particolar modo sulle reazioni generate dallo stress (l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta compiendo ricerche da oltre trent’anni su questo argomento) e sulla prevenzione dei disturbi fisici correlati (ipertensione arteriosa, sindromi dolorose, disturbi del sonno e del ritmo cardiaco, malattie psicosomatiche).

CHI SONO I RICERCATORI CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA DEFINIZIONE DELLA “MINDFULNESS”

Le ricerche che hanno condotto alla definizione dell’approccio mindfulness, fanno riferimento al lavoro
- dell’americana Alice Kessler-Harris (della Johns Hopkins University) sul tema della riformulazione;
- dello statunitense Zindel V.Sigel e degli inglesi J.Mark, G.Williams e John D.Teasdale (psicoterapeuti e psichiatri), ideatori di un’applicazione di mindfulness finalizzato alla prevenzione delle ricadute in depressione;
- del medico americano Jon Kabatt-Zinn (dell’University of Massachussets Medical School), che si è occupato delle interazioni mente-corpo e dell’utilizzo di pratiche di consapevolezza per la gestione del dolore.


JON KABATT-ZINN

E’ soprattutto il lavoro di Jon Kabatt-Zinn quello che ha portato l‘approccio mindfulness alla divulgazione internazionale. Di questo ricercatore è importante dire, tra le altre cose, che è stato studente di Zen della tradizione Seung Sahn, membro fondatore del Centro Zen di Cambridge, insegnante di meditazione. La sua pratica dello yoga e gli studi buddisti, lo hanno portato ad integrare gli aspetti di filosofie orientali con principi di scienza occidentale. Il suo lavoro è in gran parte dedicato a portare consapevolezza nella società e nella medicina ufficiale.

GLI STRUMENTI DELLA “MINDFULNESS”

In senso lato, il termine “mindfulness” si riferisce ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. Tale atteggiamento di accettazione viene coltivato con una pratica quotidiana di esercizi specifici. Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi, o “meditazioni”, ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale ( Kabat-Zinn e colleghi hanno studiato gli effetti della pratica della consapevolezza del momento presente sul cervello, su come vengono elaborate le emozioni e gli effetti sul sistema immunitario).

E’ importante sottolineare che il concetto di “accettazione”, insito nella pratica della mindfulness, non deve essere confuso con quello di “rassegnazione”. Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici. La pratica della mindfulness si propone, infatti, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli ed appropriate.


Ciò si realizza attraverso tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

  1. Consapevolezza e propensione al momento presente, invece di essere catturati da anticipazioni catastrofiche del futuro, oppure da recriminazioni sul passato. L’attenzione al “qui & ora” è una componente fondamentale di un’antica pratica meditativa, chiamata vipassana, ripresa e rielaborata per la prima volta nel Mindfulness Based Stress Reduction program di Jon Kabat-Zinn a fini terapeutici (Kabat-Zinn, 1990).
  2. Prestare attenzione in maniera non giudicante, o con accettazione/accoglienza: riportare i fatti dell'esperienza, piuttosto che le valutazioni della stessa sul piano del “buono” e “cattivo”. Questi sono atteggiamenti che appartengono al sé mentale, in particolare alla sua dimensione dualistica. Carl Rogers parla nello specifico di locus di valutazione interno, ossia il contatto con quel punto di riferimento dentro di sé e non riposto in qualche autorità esterna, psicologo compreso, affinché il processo valutativo organismico, ossia la capacità di dare giudizi su di sé al di là di qualsiasi bisogno di approvazione altrui, possa emergere.
  3. Apprendere a riconoscere i pensieri in quanto tali, e a non considerarli dati di fatto. Questa componente del lavoro basato sulla mindfulness non deve essere confuso con la ristrutturazione cognitiva. Se nella ristrutturazione cognitiva ci si prefigge di modificare le convinzioni ed i pensieri, con la pratica della mindfulness si persegue invece il “decentramento” (Kabat-Zinn, 1999; Segal, Wilson, Teasdale, 2005) chiamato anche “defusione” (Hayes, 1999) o de-identificazione dai propri pensieri (fusione). Nel buddhismo questi concetti sono espressi con la frase: “comprendere la natura essenzialmente vacua ed impermanente della mente”. Con parole più semplici si tratta di imparare ad osservare facendo un passo indietro, osservando la mente, anziché dalla mente: sottile ma sostanziale cambiamento di prospettiva.
  4. Superare la tendenza all’evitamento esperienziale, caratterizzato da atteggiamenti di fuga e di rifiuto nei confronti dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Questo obiettivo è correlato alla consapevolezza di poter scegliere le proprie azioni, e su cosa applicare il nostro impegno. Da questo punto di vista, la mindfulness è un potente stimolo in direzione dei propri valori personali e dunque alla esposizione alle situazioni e circostanze generalmente evitate.

SCOPI DELLA “MINDFULNESS”

Mindfulness aiuta a sentire meglio, piuttosto che a sentirsi meglio; insegna a credere di più alla propria esperienza, ancorata al qui e ora, piuttosto che alla propria mente, ancorata a schemi provenienti dal passato.
Lo scopo ultimo della mindfulness è quello di promuovere il benessere psicologico, l'impegno in ambito di vita di valore della persona,che la stessa si occupi di ciò che conta, alla costruzione di una vita significativa e degna di essere vissuta, qualcosa che va oltre la persona stessa, qualcosa di più grande di lei. Mindfulness, in estrema sintesi, è la qualità della consapevolezza che una persona porta alle proprie azioni. L'autoefficacia è qui sostenuta dalla motivazione verso le proprie azioni quotidiane in aree di valore della persona, sempre meno preoccupata del sé mentale, e sempre di più nel contesto di un sé transpersonale.

TECNICHE 

La meditazione vipassana, lo hata yoga, il pranayama ed altre tecniche che consentono di sviluppare l’attenzione al momenti presente, sono tra gli strumenti pratici più utilizzati nella mindfulness per educare alla consapevolezza e all’accettazione. Poiché questo tipo di pratiche possono essere facilmente associate a contesti spirituali, e questo a volte può far insorgere pregiudizi, già dalla fine degli anni ’70 sono stati creati dei protocolli specifici di mindfulness, che si differenziano in base alla finalità. Tra questi quello per la prevenzione dei disturbi dello stress, creato da J.Kabatt-Zinn e quello per la prevenzione delle ricadute in depressione (Z.V. Sigel).

COUNSELING A MEDIAZIONE CORPOREA INSIGHT E MINDFULNESS

Le pratiche della meditazione vipassana, nelle quali si apprende a focalizzare un'attenzione tranquilla sul respiro, senza sforzi e senza fuggire dai pensieri, costituiscono la parte fondamentale della pratica di mindfulness. Attraverso quest’esperienza le persone hanno la possibilità di educarsi all’ascolto di sé, all’attenzione alle proprie sensazioni, emozioni e schemi mentali. Il tutto passando da un aspetto corporeo e fisiologico qual’è la respirazione. Gli scopi che vipassana si pone sono quattro: consapevolezza del corpo, consapevolezza delle sensazioni, consapevolezza della mente, consapevolezza dei fenomeni interiori.

Mettendo da parte i nomi, questa è la base del percorso di auto-ascolto insegnato ad Insight.
L’attenzione alla respirazione, la possibilità di ricorrervi in momenti di difficoltà come strumento di auto sostegno emotivo, l’educazione all’attenzione e alla consapevolezza mentale sono ulteriori obiettivi che mindfullness si pone. Tutto questo, unito agli elementi esposti nei precedenti paragrafi, portano ad intuire come tra questi due approcci ci siano evidenti, pur nella diversità, punti di contatto ed interessanti spunti di approfondimento.

Bibliografia
“Aldilà del pensiero, attraverso il pensiero”, Zindel V.Sigel, G.Williams e John D.Teasdale, Editore Bollati-Boringhieri; (come le pratiche meditative influenzano la salute e la psiche);
“Mindsight, la nuova scienza della trasformazione personale”, Zindel V.Sigel, Raffaello Cortina Editore;
“Vivere momento per momento”, J.Kabatt-Zinn, Edizioni Tea Libri;
“Dovunque tu vada, già ci sei”, J.Kabatt-Zinn, Edizioni Tea Libri;
“Riprendere i sensi, guarire sé stessi e il mondo attraverso la consapevolezza”, J.Kabatt-Zinn, Edizioni Tea Libri;