09-Meditazione-AntiStress Gli effetti dello stress incidono sull’organismo, a volte in modo preoccupante. Mancanza di attenzione, difficoltà a prendere decisioni, mal di testa, difficoltà digestive, insonnia: i disturbi sono molti e mettono in difficoltà le normali attività quotidiane. Le più recenti scoperte delle neuro-scienze, vedono nelle pratiche di meditazione, in particolare in mindfulness, una possibilità di aiuto efficace, priva di controindicazioni, alla portata di tutti.

In Italia sta avendo una forte diffusione in alcune strutture ospedaliere, nell’ambito del controllo del dolore, e negli ambienti vicini alle filosofie buddiste, come pratica di gestione della mente. E’, infatti, un approccio che fonde in se tradizioni meditative orientali millenarie e scoperte scientifiche occidentali, nate soprattutto nell’ambito delle neuro-scienze. Ora, grazie soprattutto alle campagne di sensibilizzazione, attuate da alcuni decenni, dall’OMS Organizzazione Mondiale della Sanità, sta diventando anche una possibilità concreta ed efficace nell’ambito delle tecniche per prevenire e gestire lo stress.

Si tratta di mindfulness, un approccio vicino alle tecniche di meditazione, eppure anche, molto più semplicemente, un insieme di atteggiamenti mentali e di piccoli strumenti pratici che, insieme, possono portare cambiamenti funzionali in uno degli aspetti più soggettivi della risposta allo stress: gli atteggiamenti. Infatti, nonostante fisiologicamente tutti gli individui siano soggetti a un certo tipo di risposte organiche automatiche agli stimoli percepiti come stressanti, è scientificamente provato che, questa soglia di risposta aumenta o si abbassa, secondo alcuni atteggiamenti messi in atto dall’individuo. Per esempio, una modalità di approccio fortemente giudicante e valutativa, applicata anche in ambiti nei quali non sarebbe oggettivamente necessario. Oppure una spiccata tendenza a preoccuparsi più del necessario, alimentando paure immaginarie. A tutto questo, e a moltissimi altri atteggiamenti mentali ai quali solitamente non è data molta importanza, il sistema nervoso dell’essere umano risponde automaticamente, creando una stimolazione che determina tensione, eccessiva o protratta. A questo rispondono ghiandole, prima, e organi, poi: quantità eccessive soprattutto di adrenalina e di cortisolo sono rilasciate nel sangue, l’organismo non riesce a smaltirle e iniziano a crearsi alcuni disturbi. Si viene a creare un circolo vizioso che può portare anche a sintomi e malattie. L’OMS imputa a tutto questo, per esempio, una delle cause del forte aumento delle malattie cardio-vascolari negli ultimi trent’anni.

Assumere farmaci è la prima strategia d’intervento per moltissime persone, in Italia abbiamo un preoccupante primato, rispetto all’Europa, in questo. I limiti dati da questa scelta sono molti: rischio di assuefazione e necessità conseguente di aumentare le dosi o passare a un farmaco più forte, effetti collaterali, da non sottovalutare, su organi importanti come lo stomaco, il fegato, le reni. E, inoltre, non è da dimenticare che i medicinali chimici vanno ad agire sul sintomo, non sulla causa che l’ha generato. Quali le alternative possibili?

Molte e diverse. Solo non diffuse nelle abitudini generali della popolazione, come invece è l’assumere un antidolorifico o andare dal medico a farsi prescrivere un sonnifero. Si tratta, infatti, di metodi che sebbene molto più conosciuti di soli cinquant’ani fa, abbiano ancora bisogno di diffusione. Il bisogno è però alto, in continuo aumento e sempre di più la scienza rileva l’importanza e l’efficacia di utilizzare anche altro, oltre ai farmaci.

Da circa vent’anni negli Usa e molto più di recente nel nostro paese, grazie soprattutto alla grande mole di ricerca sugli effetti sull’organismo, compiuti in ambito scientifico internazionale, la mindfulness sta diventando l’approccio di nuovo orientamento nella gestione dello stress. E’ possibile definirla una forma di meditazione, ma non ha nulla di esoterico. E’ il 1982 l’anno nel quale il medico americano Jon Kabat Zinn, dell'University of Massachusets Medical School di Worcester, pubblicò la sua prima ricerca sugli effetti della pratica della mindfulness nel trattamento del dolore; a tutt'oggi si contano oltre settecento pubblicazioni sull'argomento. Una delle più recenti, sempre del dottor Kabat Zinn, di solo un anno fa, sul giornale Brain, Behavior & Immunity, dimostra come la mindfulness sia un vero antidoto contro il disagio emotivo dato dalla solitudine degli anziani, una specifica area di gestione dello stress. Lo spettro di azione è comunque molto più ampio di questi esempi.

Tradurre il termine mindfulness è complesso e riduttivo: consapevolezza; presenza, priva di sforzo, nel momento attuale. Si tratta quindi di qualche cosa che richiede un cambiamento rispetto alla tendenza generalizzata a vivere pensando sempre al passato o al futuro; praticare mindfulness educa a radicarci nel presente, nel «qui e ora», imparando atteggiamenti basati sull’accettare se stessi, a vivere con ascolto/attenzione le sensazioni, le emozioni, i pensieri, le relazioni. Tutto questo, quando, grazie alla pratica, diventa un modo di essere, porta come effetto collaterale la riduzione di un gran numero di tensioni fonte di effetti stressanti.

Per imparare la mindfulness è necessaria la frequenza a dei corsi, seguita dalla pratica personale costante. Il training prevede, grazie all’uso di alcune tecniche, l’imparare a essere più presenti al corpo, in primo luogo, anche grazie al respiro, poi alle sensazioni, alle emozioni e ai pensieri. Un ascolto attento, che amplia la consapevolezza e allena allo stare in “quel” momento, non prima o dopo. Rilassamento, presenza, quiete, assenza di conflitti, attenzione, consapevolezza: stati interiori riproducibili con la volontà, dopo che si è imparato come fare; condizioni psico-fisiche che la scienza continua a dimostrare sono fonte di ben-essere

 

 

 

 

 

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