Meditare significa trascendere? O sviluppare una nuova attitudine nel rapporto con la propria mente e i pensieri?

di Milena Screm

 

 

 

 

 

 

 

Sei capace di fermare con la tua volontà l'acqua del mare?

Ovviamente no, non ci provi nemmeno, sai che ci sono leggi della natura incontrollabili; quello che puoi fare è organizzarti per non esserne vittima, gestirli.

Quando hai letto, o ti è stato detto, che per imparare a meditare devi svuotare la mente dai tuoi pensieri, ti hanno chiesto di "fermare il mare".


Per chi si avvicina alle  pratiche meditative, é importante avere chiaro sin dai primi passi che è necessario educarsi a un atteggiamento amichevole, accogliente, verso i propri pensieri. Qualsiasi siano i contenuti che si presentano, Mi prude il naso .../Devo ricordarmi di comperare il pane .../Speriamo che la banca mi conceda il mutuo ..., è fondamentale non scacciarli, né cercare di cambiarli. Il segreto della presenza mentale sta nell'aprire metaforicamente le braccia e accoglierli, lasciarli essere. Per poi lasciarli andare senza soffermarsi, permettere loro di scorrere nel flusso naturale dell'impermanenza.

Questa è una parte di quello che nella pratica Mindfulness è chiamata presenza, è l'attenzione, attimo dopo attimo, a quello che c'è in quel momento, pensiero o sensazione, così com'è. La presenza interrompe lo spostamento al prima e al dopo, le dimensioni nelle quali la mente si rifugia, e facilita invece l'essere qui, ora, adesso.

C'è un aspetto della mente umana che è "semplicemente" consapevole, si rende conto, se non lo inibiamo, se non interferiamo. E' fatto di presenza, qui&ora, accoglienza, non valutazione; é uno sguardo che vede, riconosce, non giudica; é un osservatore equanime, non un magistrato rigido. Questo tipo di consapevolezza, che richiede di essere ri-scoperta e allenata, con la pratica paziente diventa un'attitudine gentile che contiene i pensieri, non li ferma, non li trasforma, li osserva e li lascia scorrere, fluire con amichevolezza.

Per diventare amici della propria mente è necessario anche comprendere la sua natura illusoria e osservare con equità anche i contenuti, significati, immagini che ci propone illudendoci che essi siano la realtà oggettiva. Siamo immersi in costanti flussi di stimoli esterni, recepiti dai nostri cinque sensi, analizzati per dare un loro un significato: questo é la percezione. E' possibile grazie a un insieme di fattori complessi, alcuni automatici e fisiologici, altri legati all'esperienza e alle emozioni; questi ultimi, soprattutto generano interpretazione, attribuzione soggettiva di significato. Tutto questo avviene inconsciamente e a causa di ciò siamo portati a considerare le rappresentazioni che la nostra mente fa della realtà, come LA realtà.  Anche sapere tutto questo serve a sviluppare amicizia con i propri pensieri, possiamo guardarli con la corretta distanza. Lavoro impegnativo. Lavoro possibile. Che porta come risultato, con pazienza e pratica, maggiore benessere  interiore.

"La coscienza è un oceano nel quale ogni onda è l'espressione completa di un individuo. Verso la sommità dell'onda, dove la manifestazione si esprime apertamente nello spumeggiare dell'acqua, ci sono le qualità specifiche, gli elementi distintivi, la storia individuale, i modelli personali di energia che caratterizzano la persona. Verso la base dell'onda, dove gli aspetti più profondi sono celati nelle correnti nascoste che muovono tutti i flutti, si trovano le esperienze e le matrici collettive. Più in profondità si aprono le vastità marine che contengono le connessioni con l'intera umanità. Negli abissi lontani dalla superficie, infine, s'incontra l'essenza pura dell'esistenza, la coscienza della vita senza limiti di spazio e tempo."

Wadud e Waduda