mental-menteRi-flettere, cioè flettere più volte i muscoletti delle nostre meningi, è un’attività preziosa e indispensabile, ma a volte spremersi il cervello per trovare la soluzione a un problema è controproducente e può irrigidire la mente che da lucida ed efficiente diventa tesa e ipertrofica.

I sintomi sgradevoli di un’eccessiva ginnastica logico-razionale possono essere riassunti in alcuni modi di dire molto comuni:

  • Essere soprappensiero: fare qualcosa con l’attenzione rivolta ad altro, ritrovandosi alla fine a non fare bene né una cosa né l’altra.
  • Essere fuori di testa: quando, preda di una confusione mentale ed emotiva, non riusciamo a utilizzare la nostra capacità raziocinante.
  • Avere un chiodo fisso in testa: quando un argomento che assilla e assorbe completamente i nostri pensieri ci impedisce di rivolgere l’attenzione ad altro.
  • Fasciarsi la testa prima di batterla: preoccuparsi eccessivamente di qualcosa prima che sia accaduta, cercando rimedio a un male che deve ancora presentarsi e che spesso è solo ipotetico, ma alla lunga, a forza di pensarlo intensamente, si concretizza.
  • Avere la testa come un pallone: quando capita di aver immagazzinato troppe informazioni da non saper come fare a elaborarle.

La mente umana è un mistero meraviglioso, un capolavoro creativo in grado di trasportarci sia sulle vette della gioia che nei recessi della disperazione”, dice Brian Weiss. Quando ci perdiamo nei labirinti della mente che preme compulsivamente e inutilmente i soliti tasti: capisci! risolvi! controlla!, come fare per cliccare su un link diverso? Già rendersene conto è un passaggio importante per comprendere che noi non siamo la mente, ma che la mente è uno strumento che può rendersi utile, creativo, indispensabile a migliorarci la vita, non certo a complicarla. Proprio come succede con il nostro PC quando ‘va in palla’, a volte è inutile accanirsi ad aspettare risposte e soluzioni da uno strumento sovraccarico. Molto meglio resettare: spegnere e riaccendere.

La mente è come un paracadute” -suggerisce Einstein –“funziona solo se si apre.” E un paracadute per funzionare bene deve essere ben riposto, curato e pronto all’uso, e aperto solo quando serve. Conviene perciò staccare la spina alla mente quando non funziona bene, ricaricarle le pile con un po’ di relax e saper cliccare sui pulsanti giusti per farla connettere ad altri motori di ricerca.

Quando la mente dà i numeri, meditazione e respiro consapevole, breathwork e lavoro sul corpo, mindfulness e rilassamento sono siti interessanti in cui condurla a navigare per non farla naufragare e fare un copia-incolla e un salva con nome dei numeri buoni, quelli che fanno vincere alla lotteria del pensiero focalizzato e costruttivo.

Ed ecco i numeri vincenti:

DUE sono gli emisferi cerebrali che possiamo utilizzare: il sinistro, logico e razionale, e il destro, che ci apre alle soluzioni creative e artistiche, al potere dell’immaginazione, del simbolo e della metafora, del sogno e dell’intuizione.

CINQUE sono i sensi (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) che possono guidarci verso le soluzioni connesse alla saggezza del corpo.

SEI sono i cappelli colorati che Edward de Bono suggerisce di indossare per acchiappare al volo le idee nuove che sgorgano dalla diversa percezione della realtà osservata: da quella analitica, logica e organizzativa a quella emotiva, istintiva e immaginativa.

NOVE sono le attitudini, le abilità, le tendenze o intelligenze -secondo Howard Gardner - che sarebbe opportuno saper riconoscere e valorizzare già in ambiente scolastico, perché possano venirci in aiuto come strumenti pronti all’uso, utilizzabili senza sforzo, perché già presenti in ognuno di noi. Alle sopravvalutate intelligenze logico-matematica e linguistica, le sole alle quali purtroppo siamo abituati a far riferimento, è necessario affiancare l’intelligenza spaziale, musicale, cinestetica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica ed esistenziale.

Insomma, per avere una mente che non mente basterebbe educarla a essere attenta e cosciente della qualità dei pensieri che produce (una sorta di antivirus), invitandola ogni tanto a prendersi una vacanza. Proporle di essere meno critica e prevenuta nei confronti di ciò che non è abituale e sicuro. Sollevarla dal bisogno di fare tutto da sola e farla lavorare in rete con quegli alleati dai quali è stata per troppo tempo separata: le emozioni, il corpo, il cuore, la pancia.

 

 

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