Siamo-fatti-cosiIl sesso nel cervello.
La differenza tra uomini e donne c'è ed è una grande ricchezza. Va dal patrimonio genetico all'apparenza esterna e pervade ogni nostra cellula. Addirittura, Simon Baron-Cohen (direttore del centro ricerche sull'autismo dell'Università di Cambridge in Inghilterra) propone una teoria accattivante sulla nostra materia grigia: dividere la tipologia cerebrale in cervello maschile e cervello femminile. Il primo (di tipo S) è per natura sistematico e sistematizzante, dotato della capacità di suddividere e organizzare; l'altro (di tipo E) ha reti neurali naturalmente cablate per l'empatia. Per chi lo desidera, è possibile fare il test (in inglese) dei propri livelli S-E, tramite il sito del The Guardian. Tutti hanno sia una parte che l'altra, le persone di sesso femminile sono "organizzate" già alla nascita verso una maggiore tendenza E, mentre i maschi tendono alla sistematizzazione (S). Baron-Cohen dice che gli autistici presentano uno sbilanciamento pressoché totale verso la parte S.

Questioni di feeling?
Quando ascoltando un amico si iniziano a percepire le sensazioni legate all'esperienza che sta raccontando, si sta vivendo un momento di connessione attraverso ciò che viene definito empatia. Quando alcuni nostri circuiti neurali prendono il sopravvento, si inizia a sentire qualcosa nel corpo: emozioni. Succede che si piange con chi piange, si ride con chi ride, ci si arrabbia insieme a chi è arrabbiato: anche questa è empatia. Emaptia che si sperimenta, spesso, con le persone per cui si può dire “quando parlo con te, mi sento capito e ascoltato” e che è l'ingrediente base alchemico delle relazioni che chiamiamo "intime".

Coltivare la propria parte E.
Cemento dei nostri rapporti più belli, l'empatia si innesca naturalmente con le persone che amiamo. Coltivata e lasciata sviluppare in modo sano, diventa una risorsa per tutte le relazioni, comprese quelle professionali. Il corredo base è garantito, visto che da bambini (soprattutto quando ancora non si è sviluppata sufficientemente la parola) si accede spontaneamente a tutte le risorse dei tratti empatici. La stessa cosa può accadere - e accade - anche in età adulta. Sentire l'altro significa poter comunicare in modo maggiormente autentico e reale. Conoscere come tenere conto delle emozioni dà alla comunicazione il gusto e il colore di una connessione effettiva e il ritmo di un movimento fluido e naturale. Imparare a comunicare, anche tramite il canale emozionale, rende le relazioni appaganti.

Effetti collaterali indesiderati: come evitarli.
"Non posso ascoltare questa persona quando sta male, perché alla fine sto male anche io". Eccesso di empatia? No, più semplicemente competenza emotiva da ritrovare. Una scarsa dimestichezza con le proprie emozioni può far sì che il nostro tessuto sociale tenda a non promuovere una vita emotivamente sana. Nell'interazione con l'altro si rischia di entrare in risonanza con i suoi stati d'animo, fino a fondere i propri con i suoi in un mix indistinguibile. Troppa confusione necessita organizzazione e occorre acquisire confidenza con la risorsa dell'empatia per non farsi travolgere. Partire dal vocabolario delle proprie emozioni, abituarsi a conoscerle, riconoscerle e sentirle. Recuperare questo contatto e affinare l'orecchio interiore, fino al processo naturale e fluido in cui si può sentire con l'altro senza essere travolti dalle sue emozioni.

Siamo fatti così.
La struttura degli esseri umani è naturalmente organizzata per l'interconnessione: ci incontriamo, comunichiamo, creiamo legami. A volte tutto scorre fluido, armonioso, avvolgente, come una corrispondenza di amorosi sensi che nutre l'animo; altre volte il percorso è sconnesso, spezzato, discontinuo. In entrambi i casi possiamo sentire nel nostro corpo muoversi i nostri e gli altrui stati d'animo. A volte danzano, altre si pestano i piedi. Potremmo definire segno di saggezza la capacità di apprendere da tutte e due le situazioni, sviluppando quella parte di noi che ci consente di creare un legame forte, che usa le parole non come unico canale ed è capace di sentire quando serve distinguere i propri dagli altrui colori, oppure lasciare che diventino un'unica tonalitài. Siamo fatti così.

 

 

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