I-panni-degli-altriCos’ha provato il ministro Cécile Kyenge quando le hanno detto insulti e tirato banane? Che cosa sentiva dentro di sé Mada Adam Kabobo quando, armato di piccone, ha colpito cinque persone in strada, pochi mesi fa a Milano, uccidendone una? Quali emozioni hanno attraversato la moglie dell'uomo ucciso da Kabobo, quando ha ricevuto la notizia? Esperienze forti, che suscitano emozioni intense al solo sentirne parlare. Situazioni d’emergenza emotiva, che vanno a toccare anche, in ognuno di noi, valori e convinzioni profonde.

"Mettersi nei panni degli altri", sentire ciò che provano, immedesimarsi, essere anche solo per qualche istante profondamente in contatto con i sentimenti che li attraversano: si chiama empatia ed è una capacità che fa parte del corredo di cui la vita ha dotato gli esseri umani e anche qualche specie animale, a detta di Charles Darwin, che ne ha studiato oltre al mondo dei comportamenti, anche quello delle emozioni. Sia eventi intensi, sia altre decine di situazioni quotidiane più semplici, attivano l'attitudine a offrire la propria attenzione a un'altra persona, mettendo momentaneamente da parte se stessi. È un modo di stare in relazione ed è funzionale a sviluppare un contatto più profondo e completo, facilitando così l’efficacia della comunicazione. L'empatia è talmente importante che in medicina è considerata un elemento fondamentale della relazione medico-paziente; in psicologia è considerata essenziale per comprendere il punto di vista altrui, per riconoscere le emozioni in modo accurato, per prevedere il comportamento.

L'empatia è un processo, porta ad essere con l'altro. Costituisce un modo di comunicare nel quale chi riceve il messaggio mette in secondo piano il suo modo di percepire la realtà e consente che le esperienze e le percezioni dell'interlocutore risaltino. È una forma molto profonda di comprensione e richiede capacità d'immedesimazione; lo spostamento è sottile, ma fondamentale: dall’osservazione esterna, al cercare di guardare attraverso gli occhi dell’altro, secondo la sua mappa percettiva. Ma attenzione, l'empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è parte del corredo genetico. Conferma questo fatto la ricerca, nell’ambito delle Neuroscienze, di Giacomo Rizzolatti, che ha scoperto i neuroni specchio.

Molti studiosi e scienziati hanno parlato e scritto di empatia; tra tutti Carl R. Rogers è considerato particolarmente vicino a questo concetto, che riteneva essenziale nella sua pratica professionale. Per Rogers l’empatia funzionale alla qualità della relazione umana, nasce dall'ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e dei bisogni fondamentali dell'altro. Non è "simpatia", pur basandosi sull’accoglienza: empatia = en, dentro, pathos, sentimento o sofferenza; simpatia =sym, insieme, pathos, sentimento o sofferenza. Si può sentire la gioia o la sofferenza altrui, ma è ben diverso sentirle "dentro" e sentirle "insieme". Nel secondo caso entra in gioco il coinvolgimento, nel quale i "confini" diventano labili ed è facile che ciò che viene da noi si mescoli a quello che appartiene al mondo dell’altro, generando confusione e, spesso, fraintendimento.

L’empatia fa parte del corredo genetico umano ma, cosi come ogni fiore non è uguale all’altro, anche le persone non sono empatiche in misura uguale. Esiste una predisposizione comune, sulla quale i fattori biografici, educativi, ambientali, e la loro percezione soggettiva, possono agire in modo funzionale allo sviluppo o, al contrario, all'inibizione. Non esiste un criterio oggettivo per misurare la capacità empatica di una persona, ma Daniel Goleman (e prima di lui Peter Salovey e John D. Mayer) la considera un aspetto fondamentale delle competenze d’Intelligenza Emotiva. Secondo quest’approccio, la consapevolezza delle proprie emozioni è un elemento chiave per realizzare una vita sociale gratificante, fondata sull'interscambio e sul contatto profondo. Empatici si nasce, grazie al DNA; ma l'empatia è anche un’abilità che può essere migliorata, sviluppando consapevolezza di se stessi e maturando come individui. Essere empatici è una risorsa profonda, per se stessi e per la vita di relazione, che sia questa personale – un’intesa più completa e profonda con il proprio partner – o professionale – contatto autentico e relazione d’aiuto.

"La più alta espressione dell'empatia è nell'accettare e non giudicare".
Carl R. Rogers