LA-DANZA-COMINCIA-DOVE-LA-PAROLA-Si-ARRESTAE’ lì, vigile e presente.
Lavora giorno e notte, in modo costante.
Garantisce tutto il necessario alla vita di ogni parte che lo compone.
Si fa in quattro, anzi letteralmente in cinque, per raccogliere dall’ambiente tutte le informazioni utili.
Sente, prova, percepisce, elabora, filtra, assimila, espelle, cambia, esplora, trasforma, crea, genera.
Consente l’esperienza concreta della dualità e, grazie ad essa, permette di formulare preferenze e scelte.
E’ in grado di compiere sforzi inauditi. Ciclicamente entra in fasi di totale abbandono e oblio. E’ custode di misteri.
Grazie a lui è possibile sperimentare la totale perdita dei confini di sé e la fusione con l’altro.

Ha un suo linguaggio, che richiede attenzione e ascolto profondo per essere compreso.
Non è egocentrico, non vuole essere sempre al centro dell’attenzione.
Quando lo trascuriamo, dimentichiamo, sfruttiamo, neghiamo troppo, allora urla e reclama a gran voce.
E’ il corpo.

In un passato piuttosto recente, era lasciato in disparte, spesso mortificato, invece mente e parole avevano ruoli di primo piano.
Il viaggio dal giudizio negativo e dalla negazione della fisicità – e del sentire – al recupero della risorsa preziosa insita nel sé corporeo, è lungo ed è ancora in corso. Solo da pochi decenni è avvenuta una svolta: il corpo ha iniziato ad avere una nuova considerazione e, con lui, il mondo delle sensazioni ed emozioni. Ricerca e letteratura scientifica sono ormai colme di trattati su questo nuovo modello; la psiconeuroimmunologia e la neurofisiologia ogni giorno mettono in campo nuove scoperte e nuove idee al riguardo. Nell’ultimo quarto di secolo ha preso vita un nuovo modo di concepire il rapporto corpo-mente: non sono più parti umane separate tra loro, visione derivata dall’approccio cartesiano; al contrario il loro funzionamento è sistemico e quest’unità è la base stessa dell’equilibrio psichico dell’individuo.
Grazie al pensiero e al lavoro di ricercatori, scienziati, psicoterapeuti (e di molti altri), il corpo e il sentire stanno via via trovando la loro collocazione autentica, il “giusto” posto nella considerazione delle risorse che ogni essere umano ha a propria disposizione nel percorso della vita e nella gestione dei suoi naturali passaggi.
In un suo libro Alexander Lowen, padre della Bioenergetica, ha scritto: “Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo”. Secondo Lowen l’essere umano, per stare bene, deve soddisfare, nell’arco della propria esistenza, tre fondamentali bisogni:

  • Conoscere autenticamente se stesso
  • Esprimersi
  • Realizzarsi

Il corpo ha un ruolo fondamentale in questa ricerca profonda. La conoscenza autentica di sé non è (solo) un processo analitico, quanto piuttosto un’attitudine all’ascolto attento e privo d’interferenza mentale; questa modalità da alcuni decenni è chiamata mindfulness, presenza rilassata e non valutante/giudicante.

Grazie alla consapevolezza di se stessi è possibile cogliere le proprie risorse profonde, i talenti; questi, agiti concretamente nelle diverse aree della vita, diventano espressione di sé e conducono, passo dopo passo, alla propria realizzazione.
Come rendere concreto questo progetto?
Sarebbe comodo un negozio nel qual poter acquistare un abito pre-confezionato che calzi a pennello, invece bisogna rivolgersi a qualche vecchio sarto che lavori sulla nostra misura. Non ci sono “ricette” né modi “migliori” di altri, solo percorsi con caratteristiche uniche.

Pur tenendo conto che sequenze, modalità, tempistiche, eventi, possono essere del tutto soggettivi, è possibile comunque definire alcuni elementi che svolgono una funzione chiave:

  • motivazione profonda e autentica, solo grazie a questo tipo di spinta interiore iniziamo a mettere in discussione convinzioni, riferimenti, identificazioni e a cambiare le nostre prospettive;
  • ascolto, è necessario imparare ad ascoltare con attenzione e fiducia il proprio corpo e tutto quello che sente; questa è anche la strada per imparare a comprenderlo; ed è anche lo spazio nel quale riconoscere i propri bisogni autentici, quelli che chiedono di venire alla luce e di essere soddisfatti;
  • consapevolezza, presenza quieta della mente, senza valutazione/classificazione/giudizio;
  • apertura e accoglienza, “La mente umana è come un paracadute, funziona bene se è aperta”, A.Einstein;
  • non attaccamento, per i buddisti; capacità di fluire con le cose anche quando non sono quelle desiderate, per l’Intelligenza Emotiva.

L’elenco potrebbe continuare, nessuna pretesa di aver esaurito del tutto il “prontuario” di riferimento. Meglio comunque fermarci, perché i cinque punti elencati non sono innati nelle persone, tranne rare eccezioni; piuttosto sono attitudini da sviluppare, con pazienza, umiltà, allenamento. Possono richiedere anni di lavoro, prima di poter essere autenticamente interiorizzati.

Questo tipo di progetto richiede, oltre a un corpo che agisce e una mente che pensa, anche un’anima che funge da guida. Nulla di trascendentale o di religioso, piuttosto di sacro, spirituale.

Da una visione vittoriana, e ancor prima medioevale, nella quale il corpo è animalesco, istintuale, sessuale, oggetto di giudizio e di “necessaria” mortificazione, ecco avviarci verso una nuova visione della fisicità. Le parole chiave sono integrazione e unione: anima, mente, emozioni, corpo, sono aspetti diversi di un’unica intelligenza che vive, sperimenta, impara, evolve. L’equilibrio e il ben-essere sono possibili solo nel riconoscimento della dignità e valore di ognuna di esse.

La vita è un banchetto riccamente imbandito.
La vita è una danza, un canto, un’armonia.
La vita è un’esperienza di sensi, di carne, di cuore, oltre che di mente.
Il vita non è perfetta. Scegliere come vederla e come usarla sono i poteri che abbiamo.