Il Parlamento Europeo continua a richiedere agli stati associati che le libere professioni (grafologia, interpretariato, counseling e molte altre) siano regolamentate quanto prima, secondo normative comuni.

Quanti sono in Italia i liberi professionisti non riconosciuti da una legge e senza un albo non è chiaro: si parla di circa tre milioni di lavoratori, ma un riscontro su questo dato è difficile. Esistono registri, in alcuni casi, ma non sono completi. Sono sicuramente una realtà in continua crescita, che raccoglie anche molte delle attività nate negli ultimi anni. Un po' di numeri si conoscono: i tributaristi attivi sono 30 mila; gli amministratori di condominio sono 350 mila; le professioni non regolamentate sono circa 120.

Il segretario Ocse Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Angel Gurria, chiede la riforma delle professioni e quindi il riconoscimento delle libere associazioni professionali, anche perché questo consentirebbe l’ammodernamento del sistema e il recupero di competitività nei servizi professionali. Le professioni in Italia, siano esse regolamentate e non, sono il volano per lo sviluppo e per la crescita della produttività interna e hanno bisogno degli strumenti per operare con trasparenza, garantendo qualità e tutelando l’utenza. Le ricerche affermano che L'Italia può riuscire a rafforzare la sua produttività del 14% nell'arco dei prossimi dieci anni anche seguendo questa direzione.

Il decreto del luglio 2007, approvato dal Parlamento grazie al lavoro della parlamentare Emma Bonino e in seguito abrogato dal TAR di Roma, continua a essere l’unico elemento concreto visibile. Questo decreto punta alla realizzazione di una prima fase operativa, l’istituzione presso il Ministero di Giustizia di un registro delle associazioni di categoria delle libere professioni rappresentative a livello nazionale. Secondo quanto disposto da questo decreto, il Ministero di Giustizia ha il compito di esaminare la documentazione presentata per attestarne il possesso dei requisiti previsti dalla legge. Al momento attuale circa trenta associazioni di varie categorie di libere professioni hanno completato l’esame del Ministero di Giustizia. Purtroppo tra queste non sono presenti al momento associazioni di Counseling.
Il CoLAP Coordinamente Libere Associazioni sta compiendo del lavoro di rappresentanza e di supporto tecnico al riguardo.

Lo scorso 15 aprile 2010, a Roma, al Ministero della Giustizia, è stato fatto un incontro, al quale hanno partecipato solo gli Ordini Professionali, per formare un gruppo di lavoro per formalizzare uno Statuto delle Libere Professioni. Le Associazioni Professionali sono state escluse, Il CoLAP non è stato invitato, così come le altre 50 Associazioni che ne hanno fatto richiesta. I Radicali, con a capo il Dott. Michele De Lucia, hanno effettuato un sit-in di protesta davanti al Ministero di Giustizia a Roma contro questa esclusione.

Attualmente in Senato è in discussione una proposta di legge per l’ordinamento di una libera professione (quella forense): potrebbe essere considerata un esempio per le future leggi di questo tipo. Le modalità seguite evidenziano purtroppo che il punto di partenza non è la ricerca di che cosa ha bisogno la società e/o il mercato, e neppure delle modalità e norme di esercizio delle professioni negli altri paesi europei.

Le caratteristiche dello scenario italiano, portano a supporre che l’approvazione di una legge che riconosca la professione del Counselor richiederà ancora molto tempo.