Dakshina Stefania Orsi intervista Milena Screm, fondatrice Insight

 

 

 

 

 

Dakshina S.Orsi: Milena Screm, ci siamo conosciute nel 1992, è allora che ho intrapreso la mia formazione in BreathWork Counseling con te; la scuola esisteva già, anche se non si chiamava Insight …

Milena Screm: Esatto, l’ho aperta il 7 marzo 1983. Allora mi occupavo già da alcuni anni dell’insegnamento di tecniche di rilassamento, in particolare di Training Autogeno e di Sofrologia, a queste avevo integrato le pratiche respiratorie finalizzate alla consapevolezza. Quelli erano gli anni della diffusione del Rebirthing, ma personalmente praticavo anche le meditazioni dinamiche di Osho e Yoga.

D.S.O.: Osho, affinità elettive! 

M.S. Certo!  La mia formazione negli USA, Rebirthing-Breathwork-Meditazione-Psicologia Umanistica, è stata essenziale per sviluppare il mio modello di lavoro; un ruolo altrettanto importante l’ha avuto il pensiero di Osho, allora Bhagwan Shree Rajneesh, ricordi?

D.S.O.: Sì, ricordo. Quindi quando ci siamo incontrate avevi creato un modello di lavoro già radicalmente a mediazione corporea.

M.S.: Esatto. Ho sempre amato le parole, le materie letterarie erano le mie preferite a scuola; ho anche intuito sin da giovane che il corpo avesse una sua dignità e un suo ambito di risorse profonde, anche se all’inizio non riuscivo a definire nel dettaglio ciò che intuivo. Tutto è venuto naturalmente, poco per volta, continuando a formarmi, seguendo le mie intuizioni, osservando ciò che accadeva. Col tempo ogni cosa ha avuto un nome, dall’ Intelligenza Emotiva alle intelligenze multiple, a molto altro ancora.

D.S.O.: Con un punto fermo, a mio parere: l’amore e la passione che trasmetti per il Respiro

M.S.: Sì, hai colto bene: amore e passione per il Respiro. E’ stato un vero colpo di fulmine e ho ancora gli stessi sentimenti, è quello che provo anche per la vita. Nella mia esistenza, il Respiro è stato un fantastico supporto personale, mi ha permesso di attraversare e superare molte fasi critiche; un grande strumento nella professione, perché a differenza delle parole è autentico e và a ciò che è significativo. Rende le persone libere, autonome e, come dicono in Psicologia Positiva, è uno strumento efficace di ben-essere fisico, mentale, emotivo.

D.S.O.: Mi piacerebbe tu ci parlassi di come dal Rebirthing, alla fine degli anni ’80, sviluppasti poi il BreathWork.

M.S.: E’ stato un processo naturale, che ho vissuto io e che, negli stessi anni, è stato vissuto anche da centinaia di persone che, a livello internazionale, si occupavano di Rebirthing. Quello che sentivamo era che Rebirthing proponeva una direzione importante, il respiro e il sentire nel corpo, ma aveva lacune rispetto all’impianto teorico di riferimento. Una delle cose che io sentivo come limitante, per esempio, era il costante rimando ai traumi; esistono, ognuno ne ha, al tempo stesso la mia intuizione mi diceva che per stare meglio non è solo lì che si può andare, dentro noi stessi.

D.S.O.: Indubbiamente i traumi hanno un peso nella struttura psichica che si forma; al tempo stesso sono anche difesi…

M.S.: Esatto. Oltre a questo ho sempre sentito che aldilà di quello che ci accade, traumi compresi, quello che è significativo è quello che ne facciamo di queste esperienze; a volte possono diventare anche risorse: se ho sofferto, posso maggiormente entrare in empatia e comprendere chi soffre, per esempio.

D.S.O.: Ed ecco il Counseling, la Psicologia Umanistica, soprattutto Carl Rogers, il “rivoluzionario silenzioso”…

M.S.: Sì. Lì ho trovato una visione fiduciosa dell’essere umano, un’attitudine di supporto al naturale evolvere positivo dell’esistenza, il portare l’attenzione alle risorse interiori. Quindi il mio lavoro, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ha iniziato ad andare in questa direzione; a quel punto è stato naturale usare un altro termine, per l’approccio al Respiro: BreathWork. Cosa singolare, negli stessi anni, in tutto il mondo stava accadendo qualche cosa di analogo. Tradotto letteralmente “lavoro interiore con la respirazione”, un approccio che rieduca all’ascolto di sé, del proprio corpo e delle proprie sensazioni; uno strumento di gestione delle emozioni, perché consente di modularne l’intensità; una tecnica di presenza mentale; un’esperienza che favorisce al consapevolezza e il superamento dei conflitti interiori. Certo, tutto questo non può avvenire in due giorni, con tempo, pazienza, impegno e fiducia, sì. 

D.S.O.: La tua esperienza è di oltre trentatre’ anni, cos’hai visto in questi ultimi decenni?

M.S.: Dalla metà degli anni ’90 la tua presenza al mio fianco, nel portare avanti la scuola di formazione di Counseling a mediazione corporea, è stata fondamentale. Insieme anche a Keli Procopio e Massimo Gusmano, nel ’98 abbiamo intuito il nome “giusto” nel quale identificare il nostro lavoro: “Insight”. In questa parola è racchiusa l’essenza della nostra visione: “intuizione profonda”, lì è la risorsa fondamentale di ogni persona. Questa nostra focalizzazione è coincisa con il diffondersi del Counseling anche in Italia e gli ultimi quindici anni sono stati impegnati in questo: definire con sempre maggiore accuratezza il nostro modello di lavoro, un Counseling che usa l'intelligenza corporea e quella emozionale, oltre a quella cognitiva.

D.S.O.: Quindici anni intensi, densi di impegno e di soddisfazione nel vedere all’opera, nella maggior parte dei nostri studenti, il “principio attualizzante” Rogersiano. Ricordo che quando scelsi Carl Rogers per la mia tesi di laurea in Psicologia, alcuni professori storsero un po’ il naso, non era né particolarmente conosciuto né apprezzato. Mi sento felice di aver contribuito alla diffusione del suo pensiero e al fatto che oggi sia conosciuto e apprezzato.

M.S.: Se si è sensibili, se si hanno a cuore le persone e la loro crescita interiore, difficile non amare C.Rogers, un uomo e un professionista colmo di rispetto per gli individui, capace di fiducia autentica nelle possibilità di ognuno, aveva a cuore il prossimo. Un rivoluzionario silenzioso: senza battaglie aggressive, senza bisogno di mettersi contro a nulla e nessuno, lavorando silenziosamente e umilmente, ha portato un cambiamento profondo d’approccio nel modello delle scienze psicologiche. Un incontro prezioso, per me stessa, per la mia professione, per quello che grazie al suo lavoro abbiamo potuto creare a nostra volta; vedere le persone fiorire ed esprimere se stesse autenticamente è un dono che mi riempie il cuore di gratitudine.

 

 

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