Corsi-Pratici-x-diventare-CounselorUna lezione svolta verbalmente ha poco impatto sulla rete dei  complessi meccanismi  che incidono sulla qualità dell’apprendimento. Ecco perché alla scuola di Counseling Insight di Milano, nei corsi pratici per diventare Counselor, privilegiamo una didattica pratica e attiva, fatta di teoria e, soprattutto, di esperienza.

 Bastano solo nove parole, semplici ed essenziali, per dare a un insegnante attento una linea guida efficace per la sua didattica: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”.

Questa massima piena di saggezza la dobbiamo a Confucio, che intuì alcune cose già molto tempo fa.

La scienza moderna ha poi scoperto parecchio al riguardo e ancora c’è da scoprire; una cosa è certa, una lezione unicamente teorica, dove lo studente ascolta e il docente parla, incide in modo poco significativo sull’apprendimento. Fanno eccezione i casi in cui l’allievo sia particolarmente attento e ricettivo e/o  l’insegnante abbia particolari capacità comunicative. Infatti, il solo utilizzo del senso dell’udito, in questi casi, anche a livello delle aree cerebrali interessate, è di scarso impatto. Se aggiungiamo poi fattori psicologici come la difficoltà di concentrazione e il non amare la materia, abbiamo come risultato decisamente uno scarso apprendimento.

Già a coinvolgere, oltre l’udito, anche la vista, per esempio mostrando immagini, che vadano a rinforzare i messaggi verbali, le cose possono cambiare in modo significativo. Stimolare due sensi su cinque, anche per una semplice questione numerica, è più efficace che stimolarne uno solo.
L’apprendimento migliore, anche se più impegnativo, è quello che consente di coinvolgere più aspetti fisici, emotivi e psicologici: il fare, l’esperienza diretta. Grazie alla sperimentazione la conoscenza è interiorizzata in modo attivo e concreto, diventa una realtà vissuta, toccata con mano.

Corsi-Pratici-x-diventare-Counselor 2Fare il Counselor: è una professione. Richiede una formazione triennale. Il programma di studi comprende argomenti di Psicologia e di Scienze della Comunicazione, oltre alle materie relative al Counseling Rogersiano e allo specifico modello seguito da ogni scuola.

Secondo Carl Rogers, il padre del Counseling, esercitare la professione di Counselor richiede anche delle abilità specifiche, è un’arte. In quanto tale richiede talenti, doti innate, oltre alle competenze fornite dalla formazione stessa; e tanta pratica. Oltre a informazioni da assimilare, anzi da interiorizzare, è auspicabile che il percorso formativo si orientato allo sviluppo dei tre saperi: sapere - la conoscenza teorica -, saper fare – l’abilità pratica -, e (saper) essere – aver raggiunto un buon livello di consapevolezza ed equilibrio come individui. La qualità dell’”essere”, infatti, si manifesta in ogni espressione, azione, comunicazione della persona.

Che la didattica della formazione in Counseling, utilizzata dalla scuola formatrice, comprenda i tre “saperi” e coinvolga gli studenti in un apprendimento attivo, pratico, concreto, è un elemento di sicuro rinforzo dell’apprendimento cognitivo. E’ anche un aspetto di fondamentale importanza riguardo alla maturazione dell’allievo come persona, prima ancora che come professionista. In un percorso con questa impostazione la possibilità, di apprendere e, insieme a questo, di essere in coerenza ed armonia con le competenze, è uno sviluppo naturale.

Corsi-Pratici-x-diventare-Counselor 3Secondo C.G. Jung non è possibile, maturare come individui, evitando impegno e, a volte, fatica o sofferenza. Questa realtà ha un senso non solo in un percorso evolutivo, anche in un progetto di formazione nel quale l’obiettivo sia, come nel Counseling, interagire profondamente con un altro essere umano, con il suo mondo emotivo e interiore. Oltre a conoscere i modelli psicologici, le teorie della personalità, è necessario pria immergersi nel proprio mondo emotivo, scoprirlo, rinnovarlo portando nuova aria, oltre che nuove informazioni. Il processo non può essere solo mentale, razionale e analitico, ma è necessario percorra anche le vie percettive ed emotive. Quale miglior strumento se non il mettersi in gioco, sperimentando in prima persona, toccando con mano, confrontandosi con sé stessi e con gli altri.

 

 

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