Il sociale e le funzioni del Counseling.

La pratica del Counseling si sviluppa negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni '40 come risultato di una doppia contingenza.
Da una parte il bisogno di sostenere e re-integrare in modo rapido, e quindi a bassi costi di spesa pubblica, un rilevante numero di reduci di guerra.

Contemporanea a questa, il nascere in psicologia della cosiddetta “Terza Forza”, la Psicologia Umanistica e con essa una diversa concezione dell'uomo: responsabile, quindi padrone, del proprio destino, e potenzialmente in grado di accedere ad una dimensione dell'essere caratterizzata da chiarezza, direzione, scopo.

Il Counseling si delinea in questo senso come un processo focalizzato, limitato nel tempo e specifico, che promuove la crescita e l'autonomia del cliente attraverso una relazione di alta qualità che favorisca l'emergere delle risorse interiori. Uno strumento duttile e concreto.

Ritornare alla storia del Counseling ci permette di mettere a fuoco il suo senso attuale.

Ed ecco delinearsi, oltre al lavoro rivolto al singolo individuo, spazi importanti d’intervento all'interno del contesto sociale - scuole, ospedali, aziende –, laddove si riveli necessaria una particolare competenza e sensibilità comunicativa, per esempio nel dialogo fra struttura e dipendente, o tra settori diversi all'interno della stessa struttura, o ancora fra struttura e utente.

Grazie alle competenze di Counseling, ad esempio, e all'attenzione rivolta alla relazione empatica, l'individuo che assolve compiti di ordine sociale, assistenziale o didattico può essere maggiormente in grado di produrre soluzioni diverse e più idonee di fronte alle problematiche che insorgono nell'area di sviluppo della propria attività, sia essa medica, assistenziale, socio-didattica, educativa o di servizio.

Continuando ad esplorare la valenza che l'intervento di Counseling può avere nel nostro contesto sociale, è importante osservare come negli ultimi decenni stiamo vivendo una progressiva mancanza di punti di riferimento; ciò a volte rende difficile orientarsi nella realtà. La crisi del sistema di valori, se da un lato si può leggere come positivo momento di caos prima di una nuova ri-organizzazione sociale, dall'altro lascia spesso disorientati, con un sempre maggiore senso di vuoto, di isolamento. I legami e le relazioni diventano più superficiali, impoverendosi.

L'effimero, l'apparente, il mutevole si sono sostituiti alle certezze dei “solidi valori del passato”.
I rapidi cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca, l'evoluzione tecnologica, il mescolarsi delle culture nella globalizzazione, hanno portato con sé, come spiacevole effetto collaterale, lo sgretolarsi delle certezze e la perdita di referenti sociali.

Così le naturali crisi che nel corso della vita accompagnano ogni momento di passaggio e crescita, non si risolvono più nella ritualizzazione collettiva, ma al contrario spesso vengono nascoste, sedate, represse per vergogna o, “semplicemente”, sono dimenticate. Invece che opportunità evolutive vengono vissute con smarrimento, confusione, indifferenza.

Diventano sempre più rare le situazioni in cui un individuo possa aprirsi senza temere il giudizio dell'altro, o il suo disinteresse, o addirittura il rifiuto.

E' proprio qui che si inserisce il Counselor, la cui approfondita formazione, sia personale che professionale, rende possibile un incontro autentico e la facilitazione del processo di empowerment, ossia di acquisizione di competenze per agire assertivamente nella propria esistenza, in prima istanza, e, di conseguenza, nella società, come soggetti protagonisti del cambiamento.

 

 

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