Le parole, il linguaggio, sono il codice verbale che gli esseri umani hanno organizzato e sviluppato, nel corso dell'evoluzione, allo scopo di riconoscere gli aspetti del mondo e di poter comprendere.
Nonostante questo intento e nonostante il linguaggio umano sia molto sofisticato, le parole possono spesso trarre in inganno e non essere del tutto efficaci rispetto all'intenzione comunicativa, poiché ognuno investe su di esse – oltre ai significati convenzionali - anche contenuti che appartengono al percepito soggettivo. Ecco quindi perché è necessario definire con chiarezza cosa s'intende, nel Counseling, con le parole "relazione d'aiuto".

Scartiamo subito un possibile significato esclusivamente altruistico.
Anche se il professionista di Counseling, il Counselor, deve possedere qualità umane quali la sensibilità ai bisogni sociali e un certo desiderio di dare un contributo, a proprio modo, al mondo.

Altra possibile accezzione da escludere é quella "materna": una relazione con il cliente nel quale il Counselor dia, nutra, allevi, in qualche modo faccia per l'altro.
Sì al facilitatore che abbia sviluppato una sfera affettiva risolta, anche nella capacità di definire i "giusti confini" di relazione in relazione, e che abbia una naturale predisposizione all'ascolto, soprattutto perché interessato autenticamente al genere umano.

Nel Counseling si parla di "relazione d'aiuto" riferendosi al fatto che si viene a creare un incontro tra 2 persone che hanno precise caratterisiche: una ha una difficoltà e/o una necessità rispetto ad un problema e/o ad una situazione; l'altra persona ha delle competenze e delle abilità personali e professionali, di vita e di lavoro.
Se tra queste due persone si riesce a stabilire un contatto significativo, la relazione assumerà un valenza "d'aiuto": la persona inizialmente in difficoltà, dopo una fase di chiarificazione, di apprendimento e di maturazione, potrà trovare in sé stessa risorse funzionali ad affrontare e risolvere in modo soddisfacente le proprie esigenze.

Molte relazioni familiari e/o d'amicizia possono essere considerate relazioni d'aiuto; in questo caso si tratta di aiuto spontaneo e non sistematizzato in competenze specifiche, è dato dalla natura stessa della relazione.
Insegnante/allievo, medico/paziente, sacerdote/fedele, avvocato/assistito, counselor/cliente, psicoterapeuta/paziente, sono invece esempi di relazioni d'aiuto professionale, che richiedono che il professionista abbia acquisito un bagaglio di competenze e di tecniche funzionali a svolgere la propria atttività.

Lo studio delle relazioni d'aiuto professionali, iniziando dal lavoro di Carl Rogers, ha consentito lo sviluppo, negli ultimi cinquanta anni, di un metodo specifico di lavoro tra chi aiuta e chi è aiutato; questo approccio comprende anche il colloquio d'aiuto. L'idea che sta alla base consiste nel credere che se una persona si trova in difficoltà il miglior modo per aiutarla non è di dirgli cosa fare, quanto piuttosto di facilitarle la comprensione della sua difficoltà, consentirle di riconoscere risorse in se stessa e permetterle di rendersi piena responsabilità delle sue eventuali scelte e decisioni.
Nel fare questo, è necessario che il Counselor abbia interiorizzato che nella persona esistono le risorse emozionali, cognitive, affettive, relazionali, etc., necessarie ed utili all'aiuto che cerca. L'aiuto più autentico ed efficace da parte del professionista, consiste nel rendere possibile la riattivazione e la riorganizzazione di queste risorse originarie.

Nei colloqui Cliente/Counselor condotti secondo l'impostazione di C.Rogers, si evita di dare consigli, di esprimere giudizi morali, di suggerire soluzioni. La competenza da mettere in atto è invece quella di fare da specchio, di rimandare al cliente pensieri ed emozioni inespresse o sottintese, affinchè possano essere focalizzate.
I vantaggi di quest'impostazione sono principalmente dati dal fatto che la persona sviluppa una migliore e maggiore comprensione degli aspetti problematici vissuti; poiché attiva risorse interne ne ottiene un beneficio sia di maggiore consapevolezza di sé stesso, sia di qualità della propria autostima; ottiene inoltre un'ampliamento delle proprie modalità di comunicazione attraverso l'apprendimento di nuovi modelli.

 

 

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