di Milena Screm

Focalizzare le autentiche motivazioni e definire degli accordi di lavoro chiari, tra il cliente e il Counselor, sono i due punti di partenza fondamentali per mettere le basi di un percorso d Counseling efficace. 

Inizio

 

Il primo incontro è un momento di grande importanza nell’incontro con il cliente. E’ una fase di conoscenza nella quale il Counselor può cogliere le motivazioni più autentiche che hanno portato la persona lì, in quel momento.

Se il percorso di lavoro inizia, andando avanti la reciproca conoscenza, l’instaurarsi di abitudini e di routine, se da un lato faciliteranno la relazione e il procedere nel programma, dall’altro toglieranno inevitabilmente un po’ di immediatezza. Un’ottima qualità di ascolto e di attenzione già dal primo incontro, sono quindi fondamentali per stabilire efficaci basi relazionali ed operative. In tutto questo, una particolare cura per la comunicazione, in particolare sul porre domande che orientino il cliente, è un secondo importante strumento professionale.

Il cliente decide di contattare un professionista perché ha una difficoltà o un bisogno, ma non ha gli strumenti, né vede le proprie risorse, per risolvere ciò che gli sta a cuore. In genere, in questa fase, le persone sentono di dover spiegare al Counselor qual è il problema e, se hanno già effettuato qualche riflessione al riguardo per proprio conto, quali sono le cause che lo hanno originato. L’abilità del Counselor, oltre a raccogliere queste informazioni perché anche loro hanno un senso nel quadro generale, è di orientare il cliente nella messa a fuoco e nella verbalizzazione delle motivazioni che lo hanno spinto a chiedere la collaborazione di un professionista. Raramente le persone hanno già riflettuto su questi aspetti, su quest’area – le motivazioni – che comprende un’ampia gamma di “spinte” in genere non o non del tutto consapevoli: aspettative, bisogni, desideri, obiettivi. Ma solo facendo luce, sia per il cliente sia per il Counselor, su cosa veramente vuole la persona dal professionista, è possibile sia orientare il percorso efficacemente, sia stabilire degli accordi chiari e funzionali.

In chiave di formazione professionale, la PNL Programmazione Neurolinguistica ci regala una griglia molto semplice che ha lo scopo di consentire al professionista di “entrare nel mondo” del cliente per cogliere come egli vive la propria difficoltà. E’ fondamentale ascoltare con attenzione il cliente che, parlando, ci manifesta anche che percezione ha del problema che ci porta. Quando questo è percepito come qualche cosa di Personale, Pervasivo, Permanente, allora anche la percezione delle possibilità di risolverlo o di gestirlo al meglio sono fortemente compromesse. ”Sento che il mio problema abbraccia e minaccia la mia identità intera come persona, il mio valore/la mia autostima; mi identifico con il problema stesso”: il cliente vive la difficoltà sul piano Personale. “Sento che il mio problema coinvolge tutte le aree che compongono la mia vita; sfera professionale e personale, dimensione affettiva, emotiva, psicologica, relazionale”: Pervasivo. “Percepisco la dimensione temporale del problema come costante; era presente nel passato, c'è ora e penso ci sarà nel futuro”: Permanente.

Come prima cosa la persona che affianchiamo deve sentire e percepire il Potere di apportare dei cambiamenti nelle propria vita. Lo scopo principe del Counseling può fare leva su questo tema, lavorando sulla messa a fuoco, sulla consapevolezza e sull’utilizzo delle risorse. Il cliente deve poi potersi sentire abbastanza Protetto dalla relazione di Counseling; le attitudini all’accoglimento, all’accettazione e all’empatia sono fondamentali. Permesso: cioè l’autorizzarsi del cliente, il legittimarsi a stare bene ed essere soddisfatto di sé, ritrovando all’interno una funzione genitoriale di buona qualità. Questo punto può sembrare scontato, eppure spesso è un nodo cruciale del percorso, specie per quelle persone che non hanno ancora maturato la possibilità di fare riferimento a sé stesse sulle scelte fondamentali della propria esistenza.

Le griglie, come sempre, aiutano a focalizzare una direzione e tracciano i punti essenziali di un percorso. Sono strumenti semplici che orientano soprattutto all’inizio della carriera professionale, non sono “ricette miracolose”. La focalizzazione della percezione della difficoltà da parte del cliente aiuta il Counselor a individuare la ”mappa” che egli ha, i suoi punti deboli e quelli che possono essere invece punti di forza. Il progetto di lavoro, gli obiettivi del Counselor per accompagnare la persona fino al raggiungimento dei risultati desiderati, può quindi essere articolato con maggiore focalizzazione ed efficacia.

Da non dimenticare inoltre che la qualità della relazione, la cura di essa nel procedere del percorso, la gestione delle eventuali difficoltà che emergessero in questo senso, sono ulteriori aspetti chiave della “relazione d’aiuto”.

 

 

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