di Molly Youg Brown, psicologa e counselor psicosintetista di Monte Shasta, California

Pubblicato da "Il Counselor", rivista S.I.Co., n° 1 - Giugno 2005

L'inizio di questo secolo, ci vede alle prese con sfide molto impegnative. Non possiamo più permetterci il lusso di occuparci di discipline intellettuali e di formazione professionale senza prendere in considerazione anche la realtà ambientale e sociale in cui ci troviamo. Dobbiamo indirizzare la nostra economia e il nostro stile di vita verso una socità di tipo sostenibile. E, per farlo, abbiamo bisogno di persone consapevoli dell'interconnessione che ci lega a tutti gli esseri viventi e con la volontà di tradurre in pratica questa consapevolezza. E' necessario, quindi, che l'educazione includa anche un'educazione ecologia e che la psicologia comprenda l'ecopsicologia.

Questa educazione di cui parlo, potrebbe essere chiamata anche "ecosaggezza", tanto è vasto l'insieme di conoscenze, atteggiamenti  ed esperienze che vanno incluse; è tutto ciò che abbiamo bisogno di imparare in tutte le diverse dimensioni della vita umana: intellettuale, psicologica, somatica, sociale e spirituale.

Le capacità che considero necessarie all'interno dei questo progetto di educazione sono:

- la consapevolezza della nostra interconnessione con ogni aspetto della vita;

- senso di gratitudine e meraviglia nei confronti del mondo;

- senso di connessione con la Terra;

- ampliamento dell'identificazione personale dall'"io" individuale al "sé ecologico" (concetto dell'"Ecologia Profonda" del filosofo norvegese Arne Naess);

- comprensione dei concetti base dell'ecologia, del pensiero sistemico e delle relazioni tra esseri umani e altri esseri viventi;

- comprensione della grande crisi sociale e ambientale che stiamo affrontando e delle reciproche interazioni;

- disponibilità a sperimentare sia il dolore che la gioia del mondo;

- valori, vissuti in prima persona, di rispetto nella diversità culturale, uguaglianza, giustizia e senso di compartecipazione;

- esame critico dei prevalenti paradigmi, dogmi e istituzioni;

- impegno per la trasformazione sociale e per una forma di governo non gerarchizzata;

- conservazione di risorse e di energie, riciclaggio, riutilizzo, condivisione;

- considerazione delle implicazioni sociali e ambientali di ogni scelta di consumo;

- attenzione alla natura selvaggia come fonte di rinnovamento e di guida.

La psicologia occidentale ha ignorato completamente la nostra relazione col mondo naturale: nella definizione di salute mentale non si parla di connessione  con le fonti di vita e, tra le patologie, la distruzione di queste fonti non é elencata. La psicologia non ha ancora saputo rispondere alla ricorrente domanda di Paul Shepard (filosofo statunitense promotore dell'"Ecologia Profonda"): "Perchè questa società persiste nel distruggere il suo ambiente?"

La nuova disciplina dell'ecopsicologia sorge per superare questi limiti e studia la psiche umana inserendola all'interno del sistema più vasto di cui fa parte.  Esplora come l'alienazione dalla natura genera non soltanto mancanza di attenzione e distruttività nei confronti dell'ambiente, ma anche molti problemi di ampia diffusione, come la depressione e la dipendenza. Psicoterapeuti all'interno del movimento ecopsicologico riconoscono quanto la loro professione sia sinora rimasta chiusa a un più largo contesto della vita dei pazienti e abbia patologizzato  che questi sentono per il pianeta. Questi pionieri pongono nuove basi di lavoro nel momento stesso in cui aiutano i loro clienti a trovare forza e significato sperimentando in prima persona l'interconnessione con ogni forma di vita e attivandosi in sua difesa.

La nostra interdipendenza con tutta la vita della Terra ha profonde implicazioni sul nostro modo di essere e di fare. Pe chiarire la profondità di questa relazione e liberarci da comportamenti basati su un'ormai inattuale concetto di separazione dalla natura, è sorto negli anni '70 il movimento - e la filosofia -  dell'Ecologia Profonda, creato dal norvegese Arne Naess, filosofo, alpinista e discepolo di Ghandi. In contrasto con l'ambientalismo riformista, che cerca di curare i sintomi del degrado ecologico disinquinando fiumi e bonificando qui e là, l'ecologia profondamette in discussione le premesse stesse della società industriale. Lancia una sfida agli assiomi che gli esseri umani siano il coronamento della creazione e abbiano un valore più alto del resto del creato. L'ecologia profonda offre un senso più vasto ed ecosostenibile del nostro stesso valore, come membri effettivi della grande comunità in evoluzione sul pianeta Terra. Sostiene che dobbiamo liberarci dell'arroganza insita nella nostra specie, che mette a repentaglio non solo la nostra sopravvivenza, ma quella di tutte le specie esistenti. Ci invita a riconoscere che non possiamo sperimentare appieno la nostra interconnessione con la vita fino a quando non riconosciamo quanto questo antropocentismo  impregna tutta la nostra  cultura e consapevolezza. John Seed, ecoattivista in difesa della foresta pluviale australiana, chiarisce  come il superamento di questo antropocentismo è ben più di un processo intellettuale: "Sto proteggendo la foresta", diventa "Io sono parte della foresta". Svaniscono migliaia di anni di separazione e ricominciamo a ricontattare la nostra vera natura. Questo è il cambiamento, e si tratta di un cambiamento spirituale, a cui ci si riferisce come ecologia profonda".

Arne Naess ha un termine per definire questo senso di identità più vasta descritta  da John Seed. Lo chiama "sé ecologico" e ne parla come del frutto  di un processo di maturazione naturale. Ci sottostimiamo - afferma - quando ci identifichiamo con il nostro piccolo e competitivo ego. Con una dose sufficiente di maturità  noi possiamo evolvere non solo dal nostro ego a un sé sociale, ma anche a un sé metafisico e a uno ecologico. Allargando in cerchi progressivamente più grandi la nostra identificazione, ampliamo enormemente i nostri ambiti di interesse e coinvolgimento e arricchiamo la nostra vita di gioia e significato.

Un aspetto benvenuto in questa concenzione è che trascende il bisogno di predicare sulla responsabilità morale che abbiamo nei confronti degli altri esseri. Fino a quando ci consideriamo di fatto separati dagli altri predichiamo, in contrapposizione all'egoismo, l'altruismo; ma questo, dal punto di vista dell'ecologia profonda e di altri insegnamenti non dualistici,  non solo non è corretto filosoficamente, è anche inefficace.

"Ciò che l'essere umano è capace di amare soltanto per dovere o esortazione morale é, sfortunamente, molto limitato...L'uso intensivo di messaggi moralistici nell'ambito delle campagne ambientalistiche ha dato alla gente la falsa impressione che le sia riciesto di sacrificarsi, di dimostrarsi più responsabile, più coinvolta, più etica... ma le qualità richieste per la cura ambientale  emergono spontaneamente, una volta che la consapevolezza individuale si allarga al punto di sentire la protezione della natura come la protezione della propria identità più autentica". (Seed, Macy, Naess, Fleming - 1988)