Il percorso di Counseling a mediazione corporea risponde pienamente all’esigenza di ritrovare in sé le risorse creative.

Si può parlare di "creatività" intendendo sia un modo peculiare di pensare e di affrontare problemi, sia un processo che porta all'invenzione di qualcosa che non c'era prima o alla scoperta di qualcosa di ignoto o all'utilizzo non convenzionale di cose già conosciute.

Nella creazione convivono disordine e ordine, paradosso e metodo.

Sono state fatte delle ricerche statistiche che hanno definito che le principali caratteristiche della personalità creativa sono:

  • la curiosità,
  • il desiderio d'ordine e di successo,
  • l'indipendenza,
  • lo spirito critico,
  • l'insoddisfazione intesa come inquietudine stimolante.

Gli stili di vita e di lavoro della persona d'indole creativa possono essere i più diversi, ma tutti sembrano implicare autodisciplina, rispetto sostanziale per l'argomento a cui ci si dedica ed una forte tenacia.

La creatività è espressione umana perché si fonda anche sul possesso di linguaggi astratti, atti a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, e alcune specie di uccelli hanno "intuizioni creative", e riescono a trasmettere soluzioni creative alla prole.

Oggi la creatività, specie in campo scientifico e tecnologico, è più affidata ai gruppi che ai singoli. Le comunità di ricercatori e scienziati e le aziende per cui l'innovazione è una risorsa strategica si stanno interrogando per individuare le tecniche più efficaci di promozione e gestione del processo creativo.

Nel bisogno di creatività si mostra nell'essere umano il naturale bisogno del nuovo e attuale, di ciò che è contemporaneo a se stesso, insomma, del vivere nel fluire, piuttosto che in schemi rigidi e mortificanti.

Il modello di Counseling a mediazione corporea, e in particolare l'utilizzo del respiro, ha molte attinenze col tema della creatività.

Innanzitutto recuperare la consapevolezza della respirazione sostiene nel recupero della percezione del proprio corpo, delle proprie sensazioni fisiche, e quindi dei propri bisogni, nel senso più ampio del termine.

Il recupero delle percezioni corporee porta ad una maggiore sensibilità verso se stessi, ad una maggiore attenzione ed ascolto.

Nella mia esperienza personale con quest'approccio, "darsi respiro" significa disattivare la lotta della mente e fare un atto di abbandono consapevole ad una coscienza più profonda, che è connaturata col corpo e la percezione di esso.

E' darsi la possibilità di recuperare se stessi nella propria semplicità e naturalezza.

Una caratteristica importante della creatività è la capacità di creare connessioni, analogie. La mente creativa è una mente "allargata", le connessioni creative sono connessioni inaspettate.

E’ mia opinione personale che la capacità di connessione sia facilitata anche dal rilassamento, intenso come capacità di lasciar andare il controllo e provare ad ammettere la possibilità di idee, situazioni e soluzioni inaspettate. Un metaforico lasciare "la porta aperta".

Gli schemi di "chiusura" quali possono essere la paura ma anche il giudizio, sono dei veri e propri "censori" della creatività.

Potremmo forse dire che sono dei rubinetti chiusi, dai quali non lasciamo passare l'energia mentale come dovrebbe.

I meccanismi di giudizio si basano su idee spesso di qualcun'altro, dei genitori o figure genitoriali, insegnanti, figure affettive di riferimento. Per chi ha la fortuna di avere degli esempi positivi, di costruttività e espansione, la vita risulta più fluida, la visione delle cose è in genere più armonica.

Chi invece ha assorbito schemi di chiusura, fa molta fatica a uscirne. Nella mia esperienza di Counselor, ho visto alcuni clienti che avevano assorbito schemi per esempio di paura, metterci molto tempo prima di aprirsi, provare a credere che ci fossero nuove vie da percorrere.

Per fortuna abbiamo una voce interiore che è più forte degli schemi assunti, e quindi, negli anni, la verità più profonda si afferma, pur con mille peripezie e difficoltà.

Non ritengo si possa essere creativi senza provare amore per quello che si fa; queste due energie mi sembrano intrecciate più che mai.

Le idee più belle, le innovazioni più geniali credo siano da ascrivere a persone che erano spinte da amore per quello che facevano.

Quando penso a un laboratorio di creatività, mi viene in mente un luogo protetto dove le persone possano semplicemente essere. Che provino a fare cose varie, anche semplici, per recuperare il senso di scoperta e di gioia della semplicità. E che facendo questo scoprano una dimensione dello stare da soli e in gruppo amorevole, cioè priva di giudizio e piena di "respiro".

 

 

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