Un ponte tra comunicazione e valori.

Il termine "comunicazione" deriva dal latino communis-cum (con, insieme) e munia (doveri, vincoli), ma anche moenia (le mura) e munus (il dono). Communis significa quindi: essere legati insieme, collegati dall’avere comuni doveri (munia), dal condividere comuni sorti (le mura che proteggono e accomunano), dall'essersi scambiati un dono.

Anche in greco antico comunicare è sinonimo di unire, congiungere (koinow), mentre in tedesco la parola rinvia a compartecipare, condividere (mit-teilen: spartire, suddividere, tagliare insieme). Comunicare ha la stessa radice di comune, comunità, comunione, condivisione e, infatti, si comunica per "compartecipare", per "avvicinarsi fino a collegarsi".

Per tanto è impossibile non comunicare, infatti, non è possibile non avere un comportamento, non comunicare di sé. Se si accetta che il comportamento in una situazione d'interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L'attività o l'inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro.

Nonostante la comunicazione sia indispensabile, inevitabile e preziosa come primo mezzo di contatto, i sistemi educativi e scolastici tradizionali sono ancora imperniati su un sistema logico, che si rivolge essenzialmente all’intelligenza cognitiva, trascurando altri importanti aspetti, da quelli senso-motori a quelli comunicativo relazionali, emozionali, creativi. Nessuno ci ha mai insegnato a comunicare efficacemente e ad impostare in modi sani e costruttivi i nostri rapporti con gli altri. Impariamo a parlare e a scrivere ma non ad ascoltare e comprendere realmente l’altro in quanto diverso da noi.

Riceviamo una formazione professionale senza alcuna formazione relazionale per prepararci ai rapporti che avremo con i colleghi e con i superiori, che pure incideranno in modo determinante sulla nostra soddisfazione o insoddisfazione, sulla gratificazione o frustrazione che ricaveremo dal lavoro e quindi anche sul nostro rendimento. Ne deriva che l’educazione comunicativa, relazionale ed emozionale dei bambini e degli adulti dovrà essere tra le priorità dei prossimi anni se vogliamo puntare sulla qualità della vita e sulla prevenzione del disagio psico-sociale, della conflittualità sociale e familiare, del mobbing e di tutte quelle patologie che affliggono la nostra vita sociale.

Alla base di tutto ciò, é anche importante instaurare una buona comunicazione con se stessi. La comunicazione con gli altri non può prescindere da un buon contatto con sé, dall'ascolto di ciò che il corpo, le emozioni, l'interezza dell'essere essere, continuamente comunicano.

La relazione con l'altro inizia dentro di sestessi e i suoi esiti sono in buona misura determinati in anticipo dall'armonia o disarmonia presente nella propria personalità, da quanto amiamo o non amiamo la nostra esistenza, da come riusciamo a conciliare dentro di noi i bisogni e credenze spesso in conflitto tra loro.

Ogni percorso d'auto-conoscenza conduce inevitabilmente ad una piena socialità, condivisione, fratellanza con i propri simili, ad una maggiore conoscenza, e la conoscenza è la strada maestra per abbandonare quella contorta della paura, è la strada maestra per la fiducia, la tolleranza e la comprensione.

Le relazioni sono opportunità di crescita, un gran potenziale per fornire occasioni di confronto e di scambio, essere consapevoli delle proprie e altrui disfunzioni nella comunicazione, imparare a sospendere il pregiudizio e il giudizio per esaminare con più distacco le altrui dinamiche di comunicazione, apprendere nuovi modi di comunicare e relazionarsi con gli altri.
La comunicazione è fatta d'ascolto, d'osservazione, di contatto, d'interesse, di percezione, di simpatia, di compassione, d'empatia.

Qualche riflessione solo sul primo di questi aspetti.

La capacità d'ascolto e doosservazione è un aspetto primario per una comunicazione efficace, consente sia di conoscere meglio l'interlocutore - così da adattare i propri messaggi ai suoi linguaggi, schemi mentali, modelli culturali -, sia perché ci fa rendere conto d'eventuali fraintendimenti o problemi relazionali. Un ascolto che non si limita alla percezione uditiva di suoni e parole, ma richiede un uso consapevole della vista, d’osservazione e, alcune volte, anche dell’uso degli altri sensi.

Fanno parte dell'ascolto anche quelle strategie con le quali possiamo migliorare il contatto e la sintonia con l'altro e ottenere da questi ulteriori informazioni per comprenderlo meglio, ad esempio fare delle domande su aspetti specifici che si ritengono importanti, riassumere con parole nostre quanto abbiamo capito e riformularlo affinché l'altro si senta capito; tutto ciò è chiamato "ascolto attivo" e punta a migliorare il contatto con l'altro, a farlo sentire ascoltato.

Elementi necessari per migliorare i rapporti umani ma sopra tutto fondamentali e indispensabili per un professionista quale un medico, un terapeuta, per un insegnante, un educatore, un counselor.