C'era una volta… il corpo.
In un passato piuttosto recente, era "lasciato sull'attaccapanni", invece mente e parole avevano ruoli di primo piano.
Non molti decenni or sono, ecco la svolta: il corpo inizia ad avere una nuova considerazione e, con lui, il mondo delle sensazioni ed emozioni.

Ricerca e letteratura scientifica sono ormai colme di trattati su questo nuovo modello; la psiconeuroimmunologia e la neurofisiologia ogni giorno mettono in campo nuove scoperte e nuove idee al riguardo.

Nell'ultimo quarto di secolo ha preso vita un nuovo modo di concepire il rapporto corpo-mente: non sono più parti umane separate tra loro, visione derivata dall'approccio cartesiano; al contrario il loro funzionamento è unitario e quest' unità è la base stessa dell'equilibrio psichico dell'individuo.

Il viaggio dal giudizio negativo e dalla negazione della fisicità – e del sentire –, al recupero della risorsa preziosa insita nel sé corporeo, è lungo ed è ancora in corso. Ed ha attraversato anche secoli di pregiudizi sulle emozioni: fino agli inizi del secolo scorso nel vocabolario italiano, si sconsigliava l'uso di questa parola…

E' necessario ringraziare per primo il medico privato del cancelliere Bismark, il dottor G.Groddek, che intuì come il corpo manifesta simbolicamente la psiche e le emozioni negate. E dopo di lui W.Reich, psicoanalista ribelle, e il suo modello di "carattere" portato nel corpo; A.Lowen allievo di Reich (bioenergetica), M.Brown (terapia organismica), J.Liss (biosistemica).

Grazie al pensiero e al lavoro di ognuno di questi ricercatori e psicoterapeuti (e di molti altri), il corpo e il sentire stanno via via trovato la loro collocazione autentica, il "giusto" posto nella considerazione delle risorse che ogni essere umano ha a propria disposizione nel percorso della vita e nella gestione dei suoi passaggi.

Parlando di relazione mente-corpo-emozioni, è necessario inoltre introdurre un altro aspetto chiave: la visione sistemica. Portata nella concretezza della fisicità e delle forze psichiche, sistemico è un aggettivo che definisce un approccio che comprende una visione delle cose e degli eventi in relazione tra loro e al contesto nel quale si muovono. L'approccio sistemico è interessato agli eventi, ai processi, ai cambiamenti; include una prospettiva multipla che si focalizza sull'interrelazione, interattività e mutualità. Su queste basi, ciò che accade, o sia fatto accadere (per esempio praticando una determinata tecnica) nel corpo, è inevitabile crei effetti riflessi sugli altri livelli della coscienza, e viceversa.

Con queste basi alle spalle, in questo momento italiano di nascita e crescita de "l'arte di aiutare ad aiutarsi", il Counseling a mediazione corporea ha un posto significativo. Si tratta di una competenza specifica, che richiede l'integrazione del modello rogersiano con altri modelli di approccio allo sviluppo della consapevolezza di sé. La realtà italiana è ricca al riguardo: non esiste un unico modello di Counseling a mediazione corporea ma svariati. Difficile quindi definire un linguaggio comune o un'unica teoria di riferimento. Il comune denominatore è il riconoscimento dell'unità mente-corpo; diversi invece possono essere gli approcci di metodo attraverso i quali esplorare, sviluppare e integrare queste risorse.

Possiamo tracciare alcuni ulteriori aspetti generali. Il Counseling a mediazione corporea si differenzia dalle altre tipologie di Counseling, perché oltre al rapporto verbale tra Counselor e cliente, ha come supporto la conoscenza del corpo per accompagnare alla scoperta, o alla riscoperta, delle proprie risorse. L'attitudine di base, per il professionista, è di non limitare l'osservazione ai soli aspetti mentali né l'ascolto delle sole parole del cliente. Si tratta invece di sviluppare un'attenzione e un "buon ascolto" a più livelli, o meglio a "livelli multipli": corpo-mente-emozioni. Il tema dell'empatia è ovviamente un fulcro, come nel Counseling ortodosso. Competenze come la conoscenza del linguaggio del corpo e delle dinamiche emozionali, oltre che della comunicazione, sono fondamentali. Ma il campo della "comunicazione non verbale" è ampio, ricco, complesso; il corpo è solo uno dei territori di possibile esplorazione di questo vasto mondo.

E, a proposito di competenze professionali, la formazione di un Counselor di questo modello richiede, oltre alla conoscenza teorica, molta esperienza pratica. E' infatti nostra opinione che a) la comprensione sia un processo di apprendimento diverso dal capire e che comporti risultati diversi, b) che gli apprendimenti producano cambiamenti solo se coinvolgono le persone nella loro totalità, corpo e mente, livello cognitivo e livello emotivo. Counselor in formazione e clienti: è fondamentale che si mettano in gioco, che siano attivi e che sperimentino in modo pratico e diretto. Ovviamente all'interno di setting sicuri e protetti. Quindi un'impronta formativa basata su sapere, saper fare, saper essere, sviluppo personale e formazione professionale che procedono affiancate.

 

 

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