Una prima breve introduzione al tema complesso ed affascinante della “mediazione corporea”.

Pilastro portante nelle relazioni di aiuto, la qualità della comunicazione, sia da parte del cliente che da parte del Counselor, è un elemento che può spesso fare la differenza nell'ottenere buoni risultati.

Cercare di fare chiarezza riguardo al ruolo che una buona comunicazione gioca nell'instaurare un rapporto empatico e di reciproca fiducia (requisito indispensabile per la relazione) è cura del professionista, quest’aspetto fa parte delle sue responsabilità.

La comunicazione, nella sua complessità, si svolge su più piani e implica linguaggi diversi, tra i quali quello corporeo. Un approccio integrato con le dinamiche della fisicità, che ha pochi eguali in quanto a limpidezza comunicativa, può senz'altro aiutare a rendere evidenti i meccanismi di difesa.

Il campo della "comunicazione non verbale" è ampio, ricco, complesso; il corpo è solo uno dei territori di possibile esplorazione di questo vasto mondo. Ma è proprio della fisicità e dei suoi mèta-linguaggi, oltre che del pensiero e della parola, che i modelli di Counseling a "mediazione corporea" si occupano.

Tra le varie possibilità di indagine che il corpo ci propone, la respirazione consapevole (BreathWork) si offre come stumento pratico di verifica dell'aderenza di quanto espresso a parole, rispetto a quanto il corpo porta in superficie.
Durante la pratica degli esercizi di respirazione, per esempio, la cosa che da subito può dare segnali facilmente percepibili di sfasamento tra il detto e l'agito, è rappresentata dalle caratteristiche posturali e da eventuali blocchi fisici, per poi passare ad altri livelli di méta-comunicazione, quali l'emotività espressa o trattenuta, la "presenza", la propriocezione, la qualità della respirazione (nelle sue svariate sfumature) e quant'altro.

Il corpo, guidato dal respiro, comunica ciò che "è", poichè non conosce i principi dell'astrazione della mente, che é invece capace di nascondere a se stessa delle realtà difficili da affrontare e da gestire, rifugiandosi in meccanismi che, se inconsapevoli e di conseguenza non gestiti, possono ridurre l’efficacia del lavoro di crescita e consapevolezza intrapreso.

Il binomio Respiro-Verbalizzazione, può proporsi come binario al quale fare riferimento per l'avvicinamento graduale alla consapevolezza dei limiti e delle resistenze presenti nell'individuo.
Spesso infatti, per esempio, una fase colloquiale (sempre nell'ambito di una relazione d'aiuto) come premessa alla pratica respiratoria, può evidenziare una tendenza alla chiusura su aspetti "critici" che il cliente fatica ad affrontare; diversamente, dopo gli esercizi di respirazione, la persona ritrova spesso naturalmente maggior apertura a se stessa e al mondo, e può comunicare verbalmente ciò a cui, in precedenza, aveva evitato di dare ascolto.

Il "movimento" – fisiologico e non solo - posto in essere dalla respirazione riesce, solitamente, a far fluire difficoltà interiori che la pura verbalizzazione spesso può addirittura rinforzare. Ancor più importante si dimostra il fatto che il respiro agisce nel corpo (e sulla mente) rispettandone profondamente i tempi le possibilità, portando alla consapevolezza ciò che la persona è comunque pronta a cogliere.

(a seguire, in questa rubrica, altri articoli che aprofondiranno il tema del Counseling a "mediazione corporea").

 

 

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