Per il senso comune (e a volte anche per gli "addetti ai lavori") il Counseling rappresenta ancora un concetto piuttosto vago. Si sa che più o meno si colloca nella vasta famiglia delle professioni d'aiuto e delle attività psicologiche, ma è spesso difficile operare una distinzione tra le diverse figure del counselor, psicologo, psichiatra e psicoterapeuta.

La figura professionale che più facilmente si differenzia è quella dello psichiatra, che ha una formazione in medicina e si occupa generalmente di casi gravi che richiedono cure anche di tipo farmacologico. La linea di confine è invece sottile per quanto riguarda la psicologia, la psicoterapia e il counseling, la divisione tra questi ambiti nei paesi anglosassoni è addirittura inesistente.

Se molti laureati in Psicologia identificano il Counseling con la normale attività di consultazione/sostegno psicologico*, è evidente a chi abbia frequentato una scuola di specializzazione in Counseling (psicologi inclusi), che questa pratica richieda competenze specifiche, soprattutto per quanto riguarda la conduzione e gestione della relazione a due counselor/cliente.

E' inoltre importante considerare il ruolo fondamentale della formazione personale, non per quanto concerne la preparazione accademica, ma nello specifico la conoscenza di sé ( sviluppo personale).
Il Counseling è una professione che ha più a che vedere con l'essere piuttosto che il fare. E per "essere" è necessario conoscersi ad un livello profondo.

Per questo una buona scuola di formazione non si conclude con i tre anni accademici, ma prosegue nella supervisione (nel corso della quale il counselor ha modo di riflettere su se stesso, confrontarsi e crescere) e nell'aggiornamento (per ampliare le proprie competenze e non smettere di evolversi).

Ciò che differenzia il Counseling dalle altre pratiche psicologiche è che si tratta di un intervento dai tempi più brevi e meno intrusivo (nel senso che non fa diagnosi, non dà interpretazioni, non si propone di "scavare nel profondo").

Si concentra sul qui e ora, su un'operatività pratica che parte da obiettivi e risultati concreti e si occupa di problemi circoscritti e specifici. Viene quindi spesso percepito come più lieve rispetto ad una psicoterapia.
Se psicologo e psicoterapeuta a volte ancora evocano nell'immaginario un'idea di malattia, pazzia o perlomeno disagio grave, il counselor si pone come figura professionale di supporto, più vicino alla gente, alla portata di tutti. Un ponte verso l'ascolto interiore che si propone di far emergere le risorse del cliente per operare una scelta o risolvere un problema.

L'accesso a queste risorse/risposte interiori è ancora più marcato nell'intervento di Counseling che abbia anche una matrice corporea - ossia che coinvolga anche il corpo e la sua naturale saggezza, utilizzando strumenti diversi dalla parola quali ad esempio tecniche di respirazione consapevole. Quest'approccio, educando il cliente a riconoscere i segnali del corpo, ad abbandonarsi alla sua energia, risveglia inaspettate potenzialità che non hanno che fare con la mente razionale, il ragionamento e la riflessione, ma con una comprensione a livello istintivo, "di pelle".

Il Counseling a mediazione corporea offre quindi un approccio a 360°, all'interno del quale sono esplorate e utilizzate sia le risorse mentali più tradizionali, sia quelle aree che in genere sono lasciate in secondo piano, in sinergia. Mente razionale e mente corporea si armonizzano in una percezione più ampia di sé e del mondo.


* "Giornale di psicologia", Vol.1, N°1, 2007