di Milena Screm

Le Neuroscienze hanno identificato aspetti della fisiologia della resilenza, la capacità di rispondere costruttivamente ad eventi complessi o traumatici. Nelle stesse ricerche, la funzione della respirazione é considerata di essenziale importanza.


 

Le ricerche scientifiche delle Neuroscienze dimostrano che quando il cervello e il sistema nervoso sono dominate dalla risposta allo stress, la predominanza del sistema nervoso simpatico, si è più inclini ad ansia, irritabilità, umore negativo e rigidità comportamentale. Questo perché si riduce la possibilità di accedere alle funzioni cognitive superiori, come attenzione, l'ascolto, il ragionamento, e la capacità di comunicare in modo efficace.

La buona notizia é però che esistono tecniche che di ridurre considerevolmente gli effetti  lo stress. Quelle più efficaci utilizzano la respirazione consapevole e profonda. Ecco perché.  Il sistema nervoso autonomo, ha una funzione chiave nel meccanismo primario ha come compito la salvaguardia della specie: il "meccanismo attacco/fuga". La sua funzione è quella di rispondere alle esigenze ambientali catalizzando il sistema mente-corpo in funzione di risposte immediate alle minacce,  e a mantenere l'equilibrio tra attività e riposo. Il sistema nerovo autonomo  è diviso in due rami principali: il sistema nervoso simpatico SNS e il sistema nervoso parasimpatico SNP. Quando un organismo percepisce una minaccia, il SNS scarica una cascata di ormoni nel sangue che aumentano la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la respirazione, la tensione muscolare, e inibisce tutte le funzioni non essenziali, come la digestione. In questo stato, i circuiti predisposti a generare la paura del cervello, nel sistema limbico, sono dominanti. Quando il SNS è attivo, il comportamento sociale, di relazione, diventa focalizzato a strategie di sopravvivenza come l'aggressività, l'evitamento, l'isolamento.

Il contrapposizione al SNS, il SNP, se il cervello percepisce condizioni di sicurezza, avvia una risposta fisica di rilassamento, riduce il tono muscolare, abbassa la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la respirazione, permette all'organismo di impegnarsi in funzioni rigenerazione e di recupero di energie. In questo condizione, il cervello non è più focalizzato sulla paura.

Anche se le influenze di SNS e PNS contribuiscono in modo significativo al repertorio comportamentale, ovviamente negli esseri umani il legame tra sistema nervoso autonomo ed il comportamento è molto più complesso. Tenendo conto di tutto questo, il neuroscienziato Stephen Porges, con un équipe di medici e psicologi clinici, hanno iniziato da tempo a considerare anche l'importante influenza del nervo vago, nello sviluppo e nell'attuazione di comportamenti sociali funzionali e disadattati. Già nel 1872 Charles Darwin, per primo, aveva notato il ruolo del nervo vago nel comportamento sociale e ne aveva scritto nel suo libro "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali".

La parola vago, in latino significa vagabondo. Infatti, il vago ha origine nel midollo allungato e si sviluppa innervando molti organi viscerali compreso il cuore, i polmoni e l' apparato digerente. Il sistema vagale rappresenta una complessità di rami nervosi che fa da relé ai segnali dal cervello al corpo, e dagli organi viscerali al cervello. Questa influenza bidirezionale consente la regolazione efficiente delle risposte alle esigenze ambientali; oltre a ciò influenza anche l'attività  respiratoria. 

La percezione di minacce, reali o immaginarie, attiva la SNS e inibisce il SNP. Lo stress, quindi, è un qualsiasi stimolo reale o immaginario che allerta l'organismo psico-fisico e si predispone in modo rapidissimo a una  risposta difensiva/offensiva.  Solo i mammiferi, in particolare gli esseri umani, sono però dotati anche di particolari strutture nervose, nervi vagali mielinici, che sono capaci di facilitare l'impegno e il disimpegno dello stato di allerta.  Le ricerche delle Neuroscienze, degli ultimi decenni, hanno verificato che anche questo aspetto gioca un ruolo in quell'attitudine della quale oggi si parla molto, la resilienza, che comprende sia la capacità di ristabilire la calma dopo aver sperimentato un fattore di stress, sia l'abilità di ritrovare risorse interiori per procedere nella vita dopo eventi traumatizzanti.  

Nella relazione mente-corpo tutto é bidirezionale, quindi anche nello scambi di segnali tra nervo vago, cervello e viscere. Inoltre il nervo vago controlla i muscoli associati a parlare, deglutire, succhiare e, soprattutto, respirare; al tempo stesso, proprio per la bidirezionalità degli scambi, la respirazione stessa influenza l'attività del vago. Si tratta quindi di fare uso di una tecnica di respirazione: rallentando il ritmo respiratorio, intenzionale e con ispirazione profonda, é possibile attivare il nervo vago perchè  susciti una risposta di rilassamento quasi immediatamente. Una volta che questa risposta è iniziata e il SNP è dominante, il cervello cessa di essere governato dal sistema limbico e dai circuiti di paura che limitano la capacità di pensare in modo efficace. Ciò significa non essere più soggetti ad una ristretta gamma di comportamenti difensivi, o alla fuga, o all'isolamento. Attraverso l'approfondimento intenzionalmente il respiro, si accede non solo la risposta di rilassamento, ma anche la capacità di essere consapevolmente presenti. Con il tempo e la pratica, la respirazione consapevole può essere utilizzata come un potente strumento per gestire circostanze interpersonali difficili o conflittuali.

Attraverso i cambiamenti fisiologici generati dalla respirazione, é possibile anche modellare l'attività della mente e il modo pensare, come insegnano le Neuroscienze e la Mindfulness. Abbiamo a disposizione, nel corpo e nella mente, un complesso e affascinante sistema integrato di aspetti che comunicano, scambiano messaggi, si influenzano a vicenda. Risorse preziose a nostra disposizione.